Una delle cose che ricordo della mia infanzia è un autobus molto particolare, nato partenopeo, ma adottato in molte città italiane e Firenze non fece eccezione. Oddio io ne ricordo più di uno, come ad esempio il mitico 411 fiat che aveva il cassone del motore anteriormente alla destra dell’autista ed era uno spettacolo negli inverni freddi ma un bagno di sudore per gli autisti nelle estati calde.

Non divaghiamo, il mito è pero un’altro, il famoso Bipiano in doppia colorazione verde. Un mito su gomma, l’autobus che qualsiasi bambino ha amato e qualsiasi vecchietto di quell’epoca ha odiato. I ragazzi lo amavano perchè i posti superiori fronte vetro ti permettevano ogni genere di fantasia automobilistica, ma non solo. Chi riusciva a conquistare l’ambito posto poteva fingere di essere l’autista dell’autobus e pernacchiando con le labbra riprodurre anche il rumore del motore, anche se la vibrazione delle lamiere e dei vetri talvolta era tale che superava di molti decibel la pernacchia labiale. I più fantasiosi potevano immaginare di guidare da un carrarmato sino ad un aereo.

Il vecchietto invece lo odiava, i posti a sedere da basso erano pochi e se doveva salire al piano superiore le anguste scalette con gradini alti due appartamenti erano una fatica immane soprattutto nello sbalottio dell’autobus in movimento.

Tutti lo ricordano come il bipiano, ma il vero nome era Aerfer VE.111 “Metropol”, autobus bipiano su meccanica Fiat 412, molti autisti lo ricordano come Aerfer 412.

Proprio un ex autista, Francesco Biliotti, ci racconta alcuni aneddoti: “Il Bipiano era un autobus eccezionale ed anche eccezionalmente comodo, i fiorentini meno giovani lo ricordano tutti passare per il centro o in periferia ed anche i vecchi autisti lo ricordano bene, era l’unico autobus che oltre la cartellina con la tabella degli orari aveva anche un promemoria delle strade pericolose.”  In pratica racconta il Biliotti si era verificato più di un’incidente, uno certamente contro la pensilina del Cinema Ottaviani in piazza Ottaviani, divelta per l’impatto con un bipiano ed un altro non ricorda se successe in via di Scandicci o in via Pisana quando uno di questi autobus strappò via una terrazza. Ecco perchè il bipiano era dotato di un promemoria delle vie a rischio. Il Francesco Biliotti ci racconta che a lui non è mai toccato uno di questi incidenti, ma per poco con un Aerfer 412 non sfondava la porta della Mandorla. In pratica veniva in giù da via dei Servi e girato sul fianco del Duomo gli si ruppe la cinghia del servosterzo rendendo il mezzo incontrollabile.

  

L’azienda che costruiva il Bipiano con doppio verde è la Aerfer un’azienda di Pomigliano d’Arco dedita alla costruzione aeronautica. Il mezzo era con una struttura autoportante completamente realizzato in alluminio, una lega leggera chiamata Metropol VE111 che darà il nome al mezzo insieme al motore di derivazione FIAT, il 412 un motore a sogliola posto trasversalmente sullo sbalzo posteriore. Il motore era un 6 cilindri da 11.548 cmc e sviluppa 176 CV per una velocità massima, a pieno carico e in piano, di 50 Km/h. Le sospensioni erano miste a balestra ed il pianale semiribassato a 40 centimetri da terra. Collaudato nel 1960, il mezzo fu presentato nel 1961, per poi cominciare ad essere prodotto e distribuito nel 1962. Terminò il suo servizio fra il 1979 e il 1980.

La parte inferiore aveva un tetto decisamente basso, quasi claustrofobico e pochi posti a sedere, ma si poteva stare anche in piedi. Accanto alla porta posteriore c’era il sedile e il gabbiotto per il bigliettaio ed era la porta da cui si poteva salire per pagare o mostrare il biglietto, dalla porta centrale si scendeva e dalla porta anteriore potevano salire i passeggeri dotati di abbonamento. Il piano superiore aveva un corridoio centrale con ai due lati tutti seggiolini ed al piano superiore non si poteva stare in piedi. Se eri al piano superiore dovevi muoverti per tempo per scendere alla giusta fermata perchè ritrovarsi in fila sull’angusta scala per poter scendere era frequente. Spesso ti toccava scendere alla fermata dopo di quella prevista.

Come dicevamo nel 1980 erano ormai tutti in disuso ma nonostante questo per molto tempo non si sono arresi al loro ruolo, due di questi autobus, affiancati l’uno all’altro sono stati usati come spogliatoi presso la scuola calcio dell’Albereta come ci testimonia Fabrizio Benelli.

La maggior parte, tutti questi autobus bipiano sono stati ormai ridotti a scatolette e rifusi per fare ferri da calza, anche se qualcuno a giro è conservato, uno proprio a Firenze, mezzo che viene affittato per eventi particolari.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni

 

 

Aerfer VE.111 “Metropol”, autobus bipiano su meccanica Fiat 412.
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