Oggi se dici telefono sei un matusa, oggi si dice smartefone, almeno a Firenze, nel resto d’Italia si chiamano smartphone. Se ci pensate bene in 160 anni siamo passati dalla semplice trasmissione di una gracchiante voce attraverso un cavo ad un invio digitale in etere di tutto e di più. Possiamo ancora dire che è il telefono quello che abbiamo in tasca? No, però tutto deriva da li, da quella prima invenzione che rivoluzionò il mondo della comunicazione.

Perchè parlo del telefono? Semplice, perchè il suo inventore è un fiorentino, un sanfredianino per l’esattezza, uno di la’ d’Arno, Antonio Meucci.

Antonio Meucci emise il suo primo vagito il 13 aprile del 1808 in Via de’ Serragli in una casa al civico 44. Oggi quella nascita è ricordata da una targa commemorativa posizionata nel 1996 ad eterna memoria dell’inventore del telefono. Non è cosi scontato, dato che questa invenzione è stata motivo di discussioni, processi, rivalutazioni.

Tutti conoscono lo scontro avuto con Bell in tribunale e il risultato della sentenza nel 1887 del Tribunale di New York che dichiarò A.G.Bell il vero inventore del telefono. Solo in tempi recenti e cioè l’11 Giugno del 2002 con la risoluzione 269 il Congresso degli Stati Uniti ha dichiarato Meucci il vero inventore del telefono e che all’epoca, solo per gravi ristrettezze finanziare, non potette tutelare la sua invenzione sia come brevetto sia in sede processuale.

Firenze no, la sua città l’ha sempre onorato; prima con una targa nella sede delle “L’urne dei forti”, cioè la Basilica di Santa Croce, una targa in bronzo che riporta queste parole:

LONTANO DALLA PATRIA DI SULLA SPONDA ATLANTICA CHE PER PRIMO UN ALTRO FIORENTINO TOCCO’ OFFRI’ COL TELEFONO LO STRUMENTO CHE ANNULLA OGGI OGNI DISTANZA TRA UOMINI E POPOLI

e poi con una targa sul Palazzo delle Poste Centrali in Via Pellicceria con scritte le parole:

ANTONIO MEUCCI INVENTORE DEL TELEFONO MORI’ NEL MDCCCLXXXIX IN TERRA STRANIERA  POVERO E DEFRAUDATO DE’ SUOI DIRITTI. L’ITALIA DI VITTORIO VENETO E LA SUA FIRENZE NE RIVENDICANO CON MATERNO ORGOGLIO LA GLORIA“.

La vita di Meucci non fu una vita facile, dovette rinunciare ai suoi studi artistici per motivi economici ma non rinunciò a studiare, da autodidatta, il mondo della fisica. Il sostentamento veniva dal suo lavoro presso la Pergola, era un attrezzista e nel suo ruolo si dimostrò pieno di inventiva. Introdusse un sistema a tubi che permetteva al lato destro del teatro di comunicare con il lato sinistro e ambedue con la regia. Al teatro della Pergola conobbe una costumista di nome Ester Mochi che diventò sua moglie.

Meucci era uomo di idee liberali e repubblichine, aderì infatti alla Carboneria, tanto che dopo i moti del 1831 fu anche imprigionato per tre mesi. Non era la sua prima esperienza carceraria, ma questa volta a causa delle sue idee fu costretto ad emigrare, prima verso cuba poi a New York nel 1850. Qui organizzò una fabbrica di candele che gli permetteva un sostentamento e di approfondire i suoi studi sulla comunicazione a distanza. Perfezionò il suo progetto fino ad inventare il telefono che brevettò per la prima volta nel 1871. Era un brevetto rinnovabile di anno in anno dato che le disponibilità finanziarie erano poche e nel frattempo la fabbrica di candele verteva verso il fallimento.

Oltre al telefono Meucci inventò molte altre cose e fu titolare di almeno 22 brevetti. Ricordiamo: le bevande frizzanti, condimenti per la pasta (collaborando con Roberto Merloni della STAR), procedimenti per ottenere fogli di carta bianchi e resistenti, un nuovo modo di fabbricare le candele, speciali oli per vernici e pitture. Inoltre fu lui ad introdurre la galvanizzazione negli Stati Uniti.

Meucci morì povero a Staten Island il 18 ottobre 1889.

Jacopo Cioni

 

Antonio Meucci, fiorentino illustre.
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2 pensieri su “Antonio Meucci, fiorentino illustre.

  • 26 giugno 2017 alle 10:54
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    dietro le quinte del Teatro della Pergola , esiste un altra targa che ricorda il Meucci . Il Teatro merita una visita approfondita, nei suoi meandri sotterranei e nella soffitta dove ci sono le “macchine ” usate per le scene .

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    • 26 giugno 2017 alle 12:27
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      Salve

      Sarebbe molto interessante, un paio di articoli sulla Pergola. Uno con titolo “La pergola, teatro di Firenze” e l’altro “La Pergola segreta”. Il primo è fattibile con le informazioni disponibili, per il secondo ci vorrebbe un fine conoscitore.
      Jak

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