Ottime condizioni politico economiche, create essenzialmente dai Medici, favorirono il concentrarsi su Firenze delle migliori menti disponibili. Potremmo parlare di un mega Simposio continuativo che in un gioco di vicendevoli stimolazioni dialettiche portò Firenze ad esser il simbolo del risveglio artistico, scientifico ed economico Italiano e del mondo intero.

Avvenne che le Arti Figurative allargarono di molto il loro potenziale dialettico per così affiancare la parola, fin lì sola “contenitrice” del sapere, in modo da completare le esigenze comunicative dell’uomo in una sorta di espansione non verbale delle emozioni.

Arte quale linguaggio per le “storie” umane, arte come lingua universale e trasversale agli idiomi e superamento degli analfabetismi, ma anche linguaggio iniziatico e quindi Esoterico laddove si volesse intendere una qualche via alternativa all’opprimente religione.

Adorazione dei Magi

In città si formò un gruppetto di persone aperte al superamento della dominanza teologica allora in atto, riunendosi regolarmente nella Villa Medicea di Careggi in quelli che chiamavano Conviti Platonici diretti da Marsilio Ficino. Il gruppo è rappresentato per intero nell’Adorazione dei Magi del Botticelli oggi agli Uffizi, di cui allego schema.

Fu in una di codeste Amabili Riunioni dell’anno 1476 che i cugini Lorenzo e Pierfrancesco Medici ordinarono a Sandro Botticelli, pittore del gruppo, la PRIMAVERA-RINASCITA, quale simbolo dei valori Umanistici che intendevano sviluppare: un vero “Manifesto”

Come la luce è espressione del Sole, il Ficino intendeva che il pensiero Platonico fosse il riverbero del Divino. La sintesi di Filosofia e Religione che si rivelano nel Logos a simbolo di un circolo di amorosi sensi che illuminano il mondo.

Forma e Logos, immagine e parola, quale emanazione Divina in una Forma Estetica nuova e matura.

Io credo che Botticelli, nell’intento di trascrivere in immagini un così complesso e raffinato pensiero, abbia dato fondo a tutte le conoscenze in atto al momento ed in particolare si sia avvalso degli effetti derivanti da Orapollo.

Era successo che nel 1422 un certo Buondelmonti, viaggiatore e geografo, avesse portato in città un libro acquistato sull’isola di Andros (Grecia) che trattava di grammatica dei Geroglifici. Un libro scritto da un sedicente ierogrammata attorno all’anno 480 d.c. che intendeva svelare i reconditi significati pratici ma anche morali e religiosi insiti in quei simboli della natura.

Marsilio Ficino

Questo fatto, oggi sconosciuto ai più, fu culturalmente clamoroso e sconvolgente da interessare tutte le personalità operanti in Firenze e presto si diffuse in tutta Europa. Il caso volle che due dei traduttori furono il Ficino e Valeriano Pierio, il precettore di alcuni Medici, due di coloro che si riunivano appunto a Careggi.

Fu così che la cultura fiorentina si arricchì della DIVINA SCRITTURA PER IMMAGINI in grado di allargare le capacità espressive.

Ben presto si formarono due correnti, una capeggiata da Leon Battista Alberti ed Erasmo da Rotterdam che riconoscevano nei geroglifici un linguaggio accessibile a tutti, mentre Ficino e Valeriano un linguaggio Mistico ed intuitivo della Realtà che fornì al Botticelli quella certezza ideologica per affrontare una narrazione simbolica complessa.

Primavera del Botticelli.

LA PRIMAVERA, dalle ISTANZE del POLIZIANO

Al fondo è una foresta, consueto simbolo della psiche o del principio femminile, un luogo di prove iniziatiche, di percorsi oscuri. Entrare nella foresta oscura o incantata è il simbolo di Soglia: l’anima che s’inoltra fra i pericoli ignoti, il mondo psichico o spirituale che l’individuo deve penetrare per svelarne i significati. Uscire dal bosco è quindi la rinascita iniziatica.

La scena si svolge su un PRATA FIORITA (così era indicata già nelle carte geografiche Romane la riva Nord dell’Arno) dove appunto sorgerà Firenze, come a voler affermare che in questa città l’uomo…Nasce a nuova Consapevolezza.

Al centro del quadro è Venere davanti ad un Roveto simbolo di manifestazione divina, e porta al collo una medaglia con la luna e la stella Egizia Sotis = Venere, colei che precede il Sole e segue la Luna che qui rappresenta i “ Moti Coscienti dell’anima” ovvero l’ideale umanistico dell’amore spirituale, Venere quale Humanitas che presiede le umane attività spirituali altrimenti specificate nelle tre Grazie danzanti in sincrono: Bellezza,Gentilezza,Amicizia.

A destra dell’opera è la scena di Zefiro, il vento primaverile, che finalmente abbraccia l’amata e desiderata Cloe (erba tenera e verde) la quale dopo il congiungimento amoroso diviene Flora e quindi Primavera, capace di spargere fiori ovunque, di abbellire il mondo con Grazia Multiforme, nel quadro testimoniato da qualcosa tipo 140 differenti Fiori?

Zefiro, penetra la natura, con vigore tale da piegare addirittura i giovani alberi e si impossessa di Cloe che stupita e confusa si lascia prendere, ed in balia del vento è sollevata da terra come in una estasi amorosa espressa dai fiori che le fuoriescono dalla bocca. Che l’atto è avvenuto è poi testimoniato dall’evidente stato di gravidanza di una Primavera, la terza figura a destra, che appunto tiene in grembo i fiori da spargere sulla terra.

A sinistra di Venere centrale, stanno danzando armoniosamente le tre grazie in segno di gioia per l’avvenuta iniziazione di Cloe ai segreti d’amore e di bellezza, mentre a all’estrema sinistra è Hermes o Thot, oppur Mercurio, d’aspetto simile a Lorenzo dei Medici, che scaccia via le nubi dell’ignoranza usando il Caduceo. Il Dio della Parola è munito di elmo e spada perché le armi, nell’etimologia dei simboli, son distruzione e tirannia se possedute dagli uomini ma divengono simbolo di liberazione se in possesso agli Dei.

L’azione di Hermes conferma il significato profondo di quella compiuta da Zefiro: l’intelligenza dinamica penetra i segreti della natura spazzando via le nubi dell’ignoranza, testimoniato fatto dall’espressione di lucida consapevolezza di Primavera.

Su tutto svolazza Cupido pronto a scoccar freccia d’amore, un gesto intellettuale che in clima di armonica bellezza può andar a segno ad occhi chiusi.

L’insieme muove in linee curve e fluenti, in aere terso e privo di tensioni, col sole alle spalle dello spettatore quale la luce divina che avvolga tutti in un naturale svolgimento.

Si potrebbe continuare elencando i significati simbolici degli innumeri fiori come quelli d’arancio per il matrimonio. Invece vorrei sottolineare la tipologica bellezza femminile che pervade l’opera omnia del Botticelli. Lo stesso tipo di donna bionda e longilinea che pare riferirsi alla Simonetta Cattaneo della quale evidentemente l’artista era platonicamente invaghito e vicino la cui tomba chiese d’esser sepolto. Una sorta di ritratto continuo che permise al Botticelli di perpetrare il ricordo della donna amata e scomparsa in giovanissima età.

Sorte fortunata dell’opera che scampò ai roghi delle vanità del Savonarola il quale con intenti moralizzatori intendeva portar indietro l’orologio della storia, Tuttavia, morto il Ferrarese nel 1498, Firenze esibiva nel 501 un altro potente simbolo: il David di Michelangelo ad espressione della volontà di libertà, ovvero di vittoria della ragione sulla forza bruta. Sempre in Firenze Leonardo dipinse un’altra immagine di Venere Humanitas destinata a turbare gli animi: la Gioconda.

Giorgio Mattioli
Arte come forma simbolica.

Un pensiero su “Arte come forma simbolica.

  • 24 ottobre 2018 alle 10:29
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    Articolo ipnotizzante e affascinante…
    Ma Girolamo Savonarola e’ ingiustamente categorizzato. 😉

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