Caravaggio, lo sanno tutti, era una testa matta, un grande artista che ha raggiunto fama e agiatezza grazie al suo immenso talento, ma era anche un mezzo delinquente e un rissoso soggetto. Sotto questo aspetto somiglia molto a Benvenuto Cellini.

La storia che raccontiamo lega assieme quattro elementi, una partita di pallacorda, una fuga, tre inestimabili opere e l’Ordine di Malta.

Era il 28 Maggio 1606 e si svolgeva una partita di pallacorda dove il Michelangelo Merisi del Caravaggio e Ranuccio Tommasoni stavano giocando l’uno contro l’altro. Queste partite degeneravano facilmente in scazzottate e questa non fu da meno, ma con una differenza, invece che concludersi con un bicchiere di vino Ranuccio trovò la morte per mano del Caravaggio. La vita di un uomo era stata sottratta e la vita dell’assassino stava per cambiare radicalmente; non si trattava di una scazzottata da pochi giorni di galera, ma di omicidio ed era prevista anche la pena di morte. Il Papa, nonostante i suoi “protettori” emette un ordine di cattura per una condanna a morte.

Carvaggio è riconoscibile da chiunque data la grande fama del momento e deve lasciare Roma, dopo una permanenza a Napoli, tenuto nascosta da amici, gli viene prospettato un viaggio a Malta per diventare un Cavaliere, titolo che lo avrebbe salvato dalla pena capitale. Caravaggio non aveva scelta e raggiunse Malta nel 1607.

Carvaggio a Malta trova il Gran Maestro dei Cavalieri, Alof de Wignacourt, un suo estimatore oltre che in buoni rapporti con Caterina Sforza Colonna che gli raccomanda il Merisi. In breve tempo diventa un Cavaliere di Malta e se questo non ha un costo in termini finanziari lo ha però in termini di riconoscimento in quanto l’onorificenza gli salva la vita. Come sdebitarsi se non dipingendo? Mettere il suo immenso talento nella realizzazione di tre opere, ritratto di Alof, decollazione di San Giovanni Battista ed in fine un’opera incredibilmente studiata e conservata a Firenze presso Palazzo Pitti, Amorino dormiente. Tutte opere realizzate sull’isola di Malta a gratisse, come si dice a Firenze, ma in realtà in cambio della vita.

Il ritratto di Alof è l’evidenza della riconoscenza di Caravaggio e il quadro riesce a rendere regale Alof, secondo solo al Papa, non solo conferendogli un atteggiamento regale, ma anche inserendo un paggio nel dipinto che ne contrasta la semplicità con un’espressione fanciullesca. Sembra che il paggio sia un giovane Nicholas de Paris Boissy che nel 1657 diventa Grande Priore della Francia. Attualmente il dipinto è conservato presso il Louvre di Parigi.

La Decollazione di San Giovanni Battista è conservata presso l’Oratorio di San Giovanni Battista dei Cavalieri, nella Cattedrale di San Giovanni a La Valletta a Malta e fu realizzata per onorare l’oratorio che lo ospitò un intero anno presso Malta. L’opera è tratta dal Vangelo di Matteo e Marco, cioè quando re Erode chiede la testa di Giovanni Battista secondo il desiderio della danzatrice Salomé. A differenza di altri dipinti che raccontano il momento Caravaggio decide di non rappresentare Giovanni Battista già privo della testa, ma un momento prima che la decollazione avvenga. Un’opera straordinaria che lega indiscutibilmente Caravaggio a Firenze ma che testimonia la sua gratitudine in un particolare spesso disconosciuto, il fiotto di sangue di Giovanni che reca la scritta “f. Michel Ang” dove la f sta per “fra” cioè il titolo dato ai cavalieri di Malta.

Quest’ultima opera, Amorino dormiente, reca infatti sul retro la scritta “M.M. di Caravaggio, Malta, 1608″ che testimonia la sua realizzazione presso Malta. Raggiunge Firenze in quanto commissionata da Francesco dell’Antella, Cavaliere di Malta a Firenze, trasportata da Niccolò dell’Antella fratello di Francesco. In un secondo tempo il quadro entra nella collezione del Cardinale Leopoldo de’ Medici che l’acquista nel 1667.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni

Caravaggio, tre opere in cambio della vita.
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2 pensieri su “Caravaggio, tre opere in cambio della vita.

  • 17 dicembre 2017 alle 12:15
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    Bravo Jacopo! A “scovare “per noi queste vicende , che poi sono quelle che fanno la storia

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