Era il 18 maggio 1839 quando in Firenze nel palazzo n. 3358 in Borgo Ognissanti alle 11 di mattina moriva Carolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone Bonaparte.

Il suo vero nome di nascita era Maria Annunziata Buonaparte. Per volontà del fratello, dopo la morte del loro padre, il nobile patrizio di Toscana Carlo Maria Buonaparte, per rendere il cognome più adatto ed assonante con la lingua fancese, “Buonaparte” fu mutato in “Bonaparte”. Carolina, come tutti i numerosi figli di Carlo Maria e di Letizia Ramolino, discendente da nobili toscani e lombardi, erano nati ad Ajaccio in Corsica, isola che, dopo il trattato di Versailles del 1768, la Repubblica di Genova aveva ceduto alla Francia. La famiglia Buonaparte risultava iscritta, grazie al titolo nobiliare ottenuto in Toscana, al libro della nobiltà corsa, istituito dai francesi per consolidare la conquista dell’ isola.

Lo stesso nome proprio Maria Annunziata fu cambiato in “ Carolina” per renderlo ancora una volta più francesizzante e questo avvenne appena tutta la famiglia si trasferì dall’isola nel continente. La vita ed il destino di Carolina furono dominati dalla volontà del fratello maggiore, Napoleone, che fondò il suo potere e l’organizzazione dell’Impero sulla famiglia.

Fu per volontà del fratello che frequentò il collegio di Madame Campan, ex dama di Maria Antonietta e che sposò nel 1800, solo dopo il suo assenso, il fedele compagno di battaglie di Napoleone, il generale Gioacchino Murat, con il quale Carolina condivise la sua brillante carriera. Quando il Senato della Repubblica di Francia proclamò l’Impero, nel maggio del 1804 divenne principessa imperiale e nel 1806 granduchessa di Cleves e Berg, allora territori che servivano da stati cuscinetto tra la Francia e la Prussia. Insieme al marito successivamente regnò nel regno di Napoli, spesso anche in qualità di reggente, sino alla sconfitta definitiva del fratello a Waterloo. Il 22 maggio 1815 Carolina fu dichiarata prigioniera dell’Austria. Gioacchino Murat fu catturato in Calabria dall’esercito del re Ferdinando IV di Borbone e venne giustiziato da un plotone d’esecuzione il 13 ottobre 1815 a Pizzo Calabro.

Per Carolina si aprirono le porte dell’ esilio ed ancora una volta il nome di Carolina Bonaparte mutò, questa volta per motivi di sicurezza, in contessa di “Lipona”, termine che era il perfetto anagramma di “Napoli”.

Fu dapprima in Austria a Frohsdorf, poi a Trieste, che all’epoca faceva parte dell’Impero d’Austria, ed infine nel 1832 a Firenze, al tempo del granduca di Toscana Leopoldo II.

Il giardino incantato di Annalena in via Romana. Fotografia di Enrico Fontanelli.

Nei primi anni visse vicino a Palazzo Pitti, nell’edificio denominato “casa d’Annalena” in via Romana, oggi contraddistinto dai numeri 34 e 36. Lo stabile, all’epoca diverso da quello attuale , fu anche chiamato “Palazzo Mac Donald”, dal nome del generale dell’ esercito napoleonico che nel 1820 aveva acquistato l’immobile e successivamente restaurato e riadattato, facendo demolire l’adiacente chiesa, dedicata a S. Vincenzo, per far posto alle scuderie del palazzo. Lì Carolina, forse in qualità di moglie di Francesco Mac Donald, visse in attesa che fossero ultimati i lavori di trasformazione del palazzo al n. 3358 di Borgo Ognissanti, acquistato dalla famiglia Grifoni.

Dal censimento della popolazione del 1809, nel periodo della dominazione francese, il palazzo risultava di proprietà di Gaetano Grifoni, che abitava nello stabile insieme alla moglie Teresa Rosselli del Turco ed ai loro cinque figli: Carlo, Giulio, Ugolino, Carlotta e Giovanni ed a tutta la servitù. Il passaggio di proprietà, avvenuto intorno al 1833, non fu casuale, dati i rapporti tra le due famiglie: i Grifoni ed i Bonaparte. Gaetano ed il fratello Michele Grifoni erano stati ammessi alla nobiltà di S. Miniato nel 1794, a cui apparteneva anche la famiglia Buonaparte a partire da Carlo Maria, padre di Carolina. Fu a S. Miniato che Napoleone si recò per ricevere l’attestazione di nobiltà della propria famiglia necessario per accedere all’accademia militare francese. I Buonaparte avevano lontane origini sanminiatesi ed infatti fu a S. Miniato che, durante la Campagna d’Italia nel giugno del 1796, Napoleone andò per incontrarsi con l’ ultimo discendente del ramo toscano della famiglia, il canonico Filippo Buonaparte.

Nel 1835, come attestano i registri delle anime della Chiesa d’Ognissanti, Carolina occupò il palazzo n. 3358 in borgo Ognissanti al termine dei lavori di ristrutturazione, diretti dal famoso architetto Giuseppe Martelli . L’Archivio storico del Comune di Firenze conserva documenti, stilati tra maggio e luglio del 1833, attestanti il permesso, concesso alla contessa di Lipona, di far costruire due sdruccioli davanti al suo palazzo in Borgo Ognissanti per rendere accessibili i due portoni che introducevano al grande vestibolo da cui dipartiva la scala che portava al piano nobile: un piano inclinato avrebbe reso accessibile l’entrata delle carrozze e l’altro avrebbe reso più agevole l’ingresso principale.

Durante gli anni trascorsi a Firenze i figli della contessa di Lipona, nati dal legame matrimoniale con Gioacchino Murat, vivevano lontani dalla madre: Luciano ed Achille si trovavano negli Stati Uniti, Letizia a Bologna, sposata al conte Pepoli e Luisa a Ravenna, unita in matrimonio al conte Rasponi. Francesco Mac Donald morirà poi a Firenze il 28 agosto 1837 nel palazzo di Annalena, lasciando sola Carolina.

Stretto e radicato fu comunque il rapporto tra i Bonaparte e la città di Firenze: Girolamo Bonaparte, principe di Monfort e fratello di Carolina, visse a Firenze e così Luigi Bonaparte, padre del futuro Napoleone III, che per un certo periodo alloggiò con la sorella nel palazzo al n. 3358, che prese poi il nome di “Palazzo Bonaparte”, i cui locali di un tempo oggi fanno parte del più vasto e prestigioso stabile, sede del meraviglioso Hotel Westin Excelsior. Oltre a Carolina anche le altre due sorelle vissero a Firenze: Maria Paola Bonaparte, la famosa Paolina, morì a villa Fabbricotti nel 1825 per essere poi sepolta a Roma nella cappella Borghese accanto al marito Camillo, Elisa Bonaparte dal 1809 al 1812 fu granduchessa di Toscana e visse in Palazzo Pitti circondata da artisti ed intellettuali dell’ epoca, prima di trasferirsi a Bologna dopo la disfatta del fratello.

Maria Annunziata Buonaparte, meglio conosciuta come Carolina Bonaparte ed all’epoca contessa di Lipona, morirà a Firenze nel palazzo 3358 in borgo Ognissanti il 18 maggio 1839, all’età di 57 anni.

Il suo corpo fu portato quasi di nascosto nella chiesa d’Ognissanti, a pochi metri dalla sua casa e, per volontà dell’ arciduca Leopoldo II, fu custodito nella semplice e piccola retrostanza dietro la cappella della famiglia Botticelli , nascosto alla vista dei fedeli. A nulla valsero le richieste della figlia Letizia Murat Pepoli di seppellire la madre a Bologna, città dove risiedeva, e che faceva parte degli Stati pontifici. Il papa Gregorio XVI nel 1841 rifiutò la domanda avanzata ed una commissione decise allora di seppellirla temporaneamente nella chiesa d’Ognissanti, in quello che allora era un semplice magazzino. Non fu consentito alcun segno evidente di sepoltura: sembra che al momento della chiusura della bara, fosse stato posto un piccolo tubo tra il braccio sinistro ed il busto contenente un documento attestante l’ identità del corpo della defunta.

Trent’anni dopo, mentre un nuovo Bonaparte dava avvio al Secondo Impero di Francia, Anna Murat, duchessa di Mouchy, fece costruire l’attuale cripta e successivamente nel 1921 il quinto principe Murat fece restaurare tutto lo spazio. Negli anni Sessanta del Novecento le condizioni della cripta erano decisamente peggiorate e più volte fu denunciato lo stato di degrado della sepoltura.

Nel 2016 un restauro capillare, affidato alla direzione di Alessandro Guadagni e finanziato da discendenti della famiglia Murat, da molti donatori e dalla Fondation Napoleon e da altre associazioni di storia napoleonica, ha reso possibile il ripristino dell’antico e seicentesco accesso alla retrostanza ed alla realizzazione di un suggestivo ambiente decorato con marmi e stucchi ed illuminato da un lucernaio con una lapide commemorativa che reca in francese il verso:

“Ici repose le corp de Marie Annunciade Caroline Bonaparte”

Marta Questa
Carolina Bonaparte e la sua ultima dimora fiorentina.

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