In epoca carolingia, a partire dall’Ottavo secolo dopo Cristo, a Firenze non furono realizzati edifici di notevole importanza , fatta eccezione per le chiese, di cui oggi restano alcuni nomi.

Il potere centrale era lontano. L’amministratore, nominato dal re o dall’imperatore, si applicava quasi esclusivamente a fare osservare le leggi ed a riscuotere le tasse ed i vescovi si limitavano ad interventi a carattere militare e contro i feudatari. Di solito erano famiglie nobili e ricche che facevano costruire le chiese perché ci potevano seppellire i loro morti. Era importante sapere dove si potevano lasciare le proprie ossa e dove i figli ed i successori potevano andare a pregare sulla tomba dei genitori o dei parenti. Vi era quindi alla base un motivo, se si vuole, religioso e morale, una ragione che ha un fondamento etico non trascurabile, senza sottovalutare l’aspetto economico. Diventavano infatti titolari del “giuspatronato” con il diritto di nominare i parroci, di amministrare e controllare le attività economiche legate alla chiesa ed alle sue stesse proprietà immobiliari e con il dovere di assolvere ad obblighi ed incombenze, come, ad esempio, il restauro della chiesa o la costruzione di un nuovo luogo di culto, qualora fosse stato necessario.

Le chiese carolingie naturalmente furono costruite in ricordo dei loro santi protettori. Tra questi vi era San Martino di Tours a cui fu dedicata una chiesa, nel tempo completamente trasformata, dove ora si trova l’oratorio di San Martino de’ Buonomini ; un’ altra fu dedicata, subito dopo il Mille, ancora ad un santo francese , Saint Remy (San Remigio) di Reims, dove all’epoca sorgeva uno “spedale” che ospitava i pellegrini francesi in viaggio verso Roma. L’ attuale chiesa in stile gotico che oggi si trova in piazza S. Remigio, risale invece alla metà del Trecento e fu costruita a seguito della iniziativa di alcune famiglie nobiliari tra cui quella degli Alighieri. Ed ancora le chiese di San Pier Buonconsiglio, Sant’Andrea in Foro e Santa Maria degli Ughi , che oggi non esistono più, erano quasi sicuramente di epoca carolingia. L’origine del nome “San Pier Buonconsiglio” è alquanto incerta, ma si sa che la chiesa, costruita prima del Mille, sorgeva nell’antica piazza del Mercato Vecchio (l’odierna piazza della Repubblica), nei pressi di via Pellicceria e via Strozzi. La chiesa fu poi distrutta nella seconda metà dell’ Ottocento, a seguito del “risanamento”, vale a dire della distruzione del Mercato Vecchio e del Ghetto ebraico. La stessa sorte ha avuto la chiesa di Sant’Andrea in Foro, detta anche Sant’Andrea all’Arco, che si trovava tra via Calimala e via Pellicceria.

Della chiesa di Santa Maria degli Ughi, che sorgeva nell’attuale piazza Strozzi, non è rimasto nulla sempre a seguito dei lavori ottocenteschi nel centro città. Quest’ ultima era chiamata Santa Maria Primerana ed il termine ”primerana” voleva significare la chiesa più antica. Era una chiesa della famiglia Ughi , una famiglia che ha dato i il nome alla collina di Montughi. Un tempo in questa chiesa facevano suonare la campana che, una volta, prima della Badia fiorentina, segnava e scandiva le ore della giornata in città.

Dove oggi è la chiesa di Santa Maria Maggiore, sull’omonima piazza all’angolo con via de’Cerretani, sorgeva anche qui una chiesa di origine carolingia di ben più ridotte dimensioni e che fu una delle prime chiese di Firenze dedicata ala Madonna e denominata anche all’epoca “Santa Maria Maggiore”.

Una chiesa monastica tra le più importanti, sorta sempre all’epoca del dominio carolingio, fu la chiesa di Santa Maria della Badia, situata oggi nel cuore della città antica, davanti al Bargello. Esisteva prima in quel luogo la chiesa di Santo Stefano detta “del popolo”, quando poi alla fine del X secolo venne venduta a Willa di Toscana , madre di Ugo, marchese di Toscana, per costruirvi attorno l’abbazia benedettina, detta poi Badia Fiorentina (badia significa abbazia), vicino alla quale poi sorsero altre chiese e che nel tempo subì profonde trasformazioni.

Un’altra chiesa probabilmente carolingia era la chiesa di Santa Cecilia che ha avuto una sorte un po’ stravagante: sede dell’ ufficio postale e telegrafico per un certo periodo, fu poi adibita a magazzino vestiario e successivamente completamente distrutta. Sorgeva di fronte a Palazzo Vecchio press’ a poco a tergo di dove è la pasticceria Rivoire, nell’odierna omonima piazza Santa Cecilia, a cui è legata ancora oggi la memoria di questa antica chiesa.

Due luoghi di culto cattolico sono stati tradizionalmente attribuiti a Carlo Magno, ma senza nessun fondamento storico : la chiesa dei Santi Apostoli e Santo Stefano al Ponte, che fu chiamata anche “Santo Stefano ad portam ferream” perché la porta maggiore di quest’ultima reca un ferro di cavallo e la leggenda lo ricorda come un calcio dato dalla mula del re Carlo Magno e rimasto conficcato per parecchi anni e di cui i fiorentini ne sono andati sempre fieri come se fosse stata una reliquia. Leggende sicuramente prive di fondamento, ma che fanno un po’ sorridere.

Marta Questa
Chiese Carolinge.

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