Oratorio dei Vanchetoni

Non so voi, ma io “chetati” la uso di spessissimo come parola. Forse perchè, come diceva mio nonno, “la parola è d’argento e il silenzio è d’oro” e talvolta si ama stare quieti, quindi meraviglioso è il silenzio e giù, chetati!

In pratica chetati significa letteralmente stai zitto, smetti di parlare. Usato soprattutto quando il chiacchiericcio è divenuto insopportabile oppure raccoglie una tale quantità di sciocchezze che non si può più sentire.

Incredibile che da questa parola derivi la parola “bacchettoni” un modo di dire per indicare persone particolarmente dedite, quasi succubi, della religione cristiana.

Come si passa da chetare a bacchettoni?

Ippolito Galantini

Una parola non diventa parola popolare da un giorno all’altro, ci deve essere un innesco. L’innesco fu rappresentato dalla creazione di un’ordine fondato da Ippolito Galantini (nato a Firenze nel 1565 è morto nel 1619), la Congregazione della Dottrina Cristiana.

I membri assunsero l’appellativo di Vanchetoni per via del loro modo cheto e silenzioso di incedere. La congregazione dei Vanchetoni divenne famosa e si mantenne in auge per tutto il 1600 e il 1700, anche perchè, nei loro scopi, oltre che insegnare la catechesi, c’era quello di assistenza ai poveri.

L’oratorio dei Vanchetoni fu iniziato nella sua costruzione nel 1602 su un terreno donato ad Ippolito Galantini in via Palazzuolo (oggi al civico 17) e grazie alle donazioni di Maria Maddalena d’Austria e dell’arcivescovo Alessandro de’ Medici e poi papa Leone XI, fu completato nel giro di due anni. Il 1604 fu infatti la nascita della Congregazione della Dottrina Cristiana.

Il termine Vanchetoni, Van-chetoni, fu storpiato dai fiorentini in bacchettoni. La storpiatura nasce forse per l’uso delle bacchette  che servivano per accendere le candele in chiesa o per quella che portavano gli incaricati al regolare svolgimento delle processioni o simili, ma quelle bacchette erano diffuse e sembra strano come innesco, ma questo è ciò che si racconta.

Se però vogliamo essere più cattivi e riflettere sul fatto che nell’insegnamento dell’epoca le bacchettate sulle mani e sul sedere erano cosa normale forse la storpiatura nasce dall’uso eccessivo della bacchetta durante l’insegnamento della catechesi. Immaginatevi quando i ragazzi tornavano dalla scuola di catechismo con mani e chiappe rosse se i genitori, da buoni fiorentini, non si mettevano a storpiare il nome di Vanchetoni in Bacchettoni. Avrebbe anche un senso logico, Vanchetoni-insegnamento catechesi-dedizione religiosa con fervore ed ostentazione e uso di bacchettate.

Si ringrazia Lorenzo Panter per l’idea.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni

 

Da chetati a Vanchetoni a bacchettoni.

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