Nel 1300 per motivi politici ed economici il partito dei Guelfi si divise in due fazioni tra loro opposte: i Guelfi Bianchi capitanati dalla famiglia dei Cerchi e filopopolari e quella dei Neri con a capo i Donati più filoborghesi.
Nel 1293 Giano della Bella, nobile Guelfo appartenente ad una famiglia di mercanti e sostenitore di Carlo d’Angio’ è filopopolare, quindi un Guelfo Bianco. Viene eletto priore ignorando le leggi che proibivano ai nobili di essere eletti a priori e gonfaloni, leggi che limitavano il loro potere.
Così facendo si inimicò i ricchi e anche il Papa Bonifacio VIII, che infatti lo scomunicò obbligando a fuggire in Francia senza poter far più ritorno a Firenze.  Un destino comune con quello di Dante che infatti lo collocherà in Paradiso nel XVI canto per il suo buon operato.
Papa Bonifacio VIII

Nel 1300 si ebbe un confronto tra le due parti che finì nel sangue; dopo un’iniziale vittoria dei Bianchi salirono al potere i Neri sostenuti da Bonifacio VIII. Tutto questo accadeva nello stesso periodo in cui Dante era diventato priore parteggiando per i Bianchi. Nella disputa  intervenne, a sostegno dei Neri e del Papa, lo stesso Carlo di Valois con i suoi eserciti Francesi. Entrando a Firenze, nel 1301, non incontrò nessuna resistenza da parte dei Bianchi, incapaci di organizzarsi e ribaltò la situazione portando i Neri al comando abbattendo il priorato dei Bianchi. I Neri cominciando così ad esiliare gli esponenti dell’altra fazione, tra cui nel 1302 lo stesso Dante che mai più tornò Firenze.

Ovviamente il centro di questa lotta fu a Firenze, ma si espanse anche ad altre città della Toscana. È interessante osservare come le controversie tra le due fazioni cominciarono dai dissidi familiari tra due famiglie i Donati e Cerchi. Vieri dei Cerchi e Corso Donati erano i due capi famiglia antagonisti, rivalità nate da idee politiche divergenti, di confine, di status sociale, di invidie varie, Eredità e reati compiuti reciprocamente che sfociarono in una vera e propria guerra.
A Firenze i loro “confini” erano separati da un vicolo denominato “dello scandalo”, un vicolo creato proprio per dividere le due famiglie giunte addirittura a buttare giù i muri delle proprie abitazioni confinanti per entrare direttamente nella casa degli avversari durante la notte. Ancora oggi è possibile vedere le torri delle due famiglie e rendersi conto della vicinanza fra le due.
Donne, religiosi, ragazzi fiorentini, presero le loro parti schierati con uno o l’altro formando veri e propri clan a loro sostegno e nulla poteva la legge a causa della corruzione dei giudici anche di fronte a palesi  reati. Dante narra le loro vicende nella Divina Commedia.
Riccardo Massaro
Dante, i Guelfi Bianchi e i Guelfi Neri.
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Un pensiero su “Dante, i Guelfi Bianchi e i Guelfi Neri.

  • 11 giugno 2017 alle 23:57
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    Si è vero, ma per quello che sono a conoscenza erano i Donati i veri sovvertitori di ogni legge, di ogni etica, di ogni morale. Quel Corso Donati, un vero delinquente sotto tutti i punti di vista, chiamato il “barone” perchè così gli piaceva fregiarsi, ne combinò di cotte e di crude e fece una fine molto meschina a cui, senza far nomi, accenna anche Dante nella Commedia. Faceva scorribande nella Firenze di allora con i suoi “scagnozzi” tipo i “bravi ” di manzoniana memoria o i fascisti se vogliamo avvicinarsi ai nostri tempi, terrorizzando la gente e compiendo ogni sorta di ignominia.

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