(NdR) Queste favole scritte da Francesco Manetti hanno come recapito un pubblico giovanile, ma sono sicuro non saranno disdegnate da lettori più maturi. Si tratta di tre favole che hanno come protagonisti Lapo & Baldo due ragazzi che vivono le loro avventure nel 1400, cioè in pieno medioevo. Vi lascio alla lettura della prima.

la prima favola a questo link: L’oggetto misterioso.

La seconda favola a questo link: La statua di Marte.

IL FANTASMA DELL’ANFITEATRO: LA TERZA AVVENTURA DI LAPO & BALDO, RAGAZZINI MEDIEVALI!

di Francesco Manetti
 
“Quando Firenze si chiamava ancora Florentia”, spiega il maestro Brunetto Cavalcanti alla scolaresca di cui fanno parte anche Lapo e Baldo, “esistevano molti edifici oggi scomparsi. Tra questi lo stupendo anfiteatro romano capace di ventimila posti: se ne può fare ancora il giro percorrendo quelle viuzze curve subito dietro Porta della Pera. La leggenda vuole che il fantasma dell’ignoto architetto che lo progettò circa 1200 anni fa vaghi ancora nei sotterranei delle case che oggi coprono la sua opera. Da qualche mese molti degli abitanti della zona sono fuggiti spaventati da grida disumane e terrificanti che vengono dal sottosuolo soprattutto di notte. Bene, anche per oggi la lezione è finita. Ci vediamo domani”.
Per strada Lapo e Baldo commentano quanto udito in classe.
“Che ne dici, Lapo: ci andiamo oggi pomeriggio a vedere dalle parti di Via Torta? Forse abbiamo la fortuna d’incontrare lo spettro!”
“Sì, sarebbe emozionante, ma dobbiamo stare attenti a non farci sorprendere dal buio, non tanto per il fantasma, quanto per la ronda delle guardie. Lo sai cosa capita a chi non rispetta il coprifuoco…”
“Non ti preoccupare, non faremo tardi. Ci vediamo dopo pranzo a casa mia”.
“A più tardi, allora”.
Qualche ora dopo i due amici sono già a osservare le curve pareti delle case edificate sull’antico perimetro dell’anfiteatro. Le abitazioni abbandonate conferiscono al posto un’aria tetra. Il silenzio è palpabile e solo degli occasionali rumori di stoviglie confermano che qualcuno più coraggioso degli altri non se ne è ancora andato.
“Brrr… da quando siamo arrivati mi si è accapponata la pelle. Eppure non fa freddo”, dice Lapo.
“Ho i brividi anch’io, ma mi consolo pensando a come ci invidieranno i nostri compagni quando sapranno che siamo stati qui. Cominciamo da là!”
Baldo indica quello che fino a pochi mesi prima era stato l’ingresso di un fiorente negozio di fabbro. I due entrano in punta di piedi in quei locali anneriti dal fumo camminando sui pavimenti coperti di fuliggine.
“Che tristezza, Lapo. Quel pover’uomo se ne è andato così in fretta che non si è potuto portar dietro tutti i suoi attrezzi. Guarda qua: un martello, due pinze, un attizzatoio… E non ha nemmeno chiuso a chiave la bottega”.
“Sarà meglio farlo noi. Non vorrei che qualcuno, passando, ci vedesse e ci scambiasse per ladruncoli.”, dice Lapo chiudendo il portone.
“OOOOOOOOOOOOOOUUUUUUUUUUUUUUU!”, un grido che sembra provenire dall’Inferno fa sobbalzare i ragazzi.
“C-cosa è s-stato?”
“N-non lo so, L-Lapo. V-veniva da s-sottoterra!”
“AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAUUUUUUUUUU!”
“San Giovanni aiutami tu! E’ il fantasma! E stavolta il grido era più vicino. Sta venendo quassù!”
“Presto! Diamocela a gambe!”
“Accidenti! La serratura si è bloccata! Che facciamo?”
“Non c’è un secondo da perdere! Infiliamoci là!”
E in men che non si dica Lapo e Baldo trovano rifugio in un pesante armadio di noce. Sbirciando dagli interstizi delle assi che compongono il mobile i due vedono apparire un essere ammantato di bianco che porta un calderone. Lo spettro aggancia la pentola nella fornace del fabbro e accende il fuoco.
“Che sta facendo?” si domanda sottovoce Lapo “da quando in qua i fantasmi hanno bisogno di cucinarsi la cena?”
“Ma che dici… quell’attrezzatura serve per fondere i metalli… ma è la prima volta che sento parlare di un spirito con il passatempo del fabbro.”
“Ehi, ora che è tutto intento nel suo lavoro, che ne diresti di provare di nuovo ad aprire quella porta? Mica possiamo star qui dentro tutta la vita.”
“Vabbè, usciamo.”
Quatti quatti i ragazzi scivolano fuori dall’armadio e si dirigono verso la porta. I loro sforzi sono inutili: nemmeno tirando in due riescono ad aver ragione del chiavistello. Lo spettro, intanto, sembra aver finito di preparare la fornace. Proprio in quel momento i ragazzi notano una botola aperta e delle scale che scendono nei sotterranei. Senza esitare si lanciano giù e si trovano di fronte a uno spettacolo incredibile. Una decina di torce illuminano degli ampi soffitti a volta e delle gradinate.
“Guarda, Lapo! L’anfiteatro romano esiste ancora sotto le case moderne. Vedi quelle colonne? Reggono il peso delle nuove costruzioni.”
“Davvero stupendo! E qua cosa c’è?”
In un angolo tre barili pieni di soldi brillano alla luce tremolante delle torce.
“Santo cielo! Sono fiorini d’oro! Saranno centinaia di migliaia! Ci potresti comprare tutta Firenze!”
“Non credo, Lapo”, dice Baldo avvicinandosi a un tavolo di legno, “vedi queste barre di metallo vile accanto ai lingotti d’oro? Servono per fabbricare una lega pesante come l’oro e con lo stesso aspetto ma di valore molto inferiore. E questi stampi…? Siamo capitati nel covo di un falsario, altro che spettro! Con quella mascherata teneva lontani i curiosi dai suoi loschi affari.”
“OOOOOOOOOOOOOOUUUUUUUUUUUUUU! CHI OSAAAAAAAAA?”
“Presto, appena scende tiriamogli addosso un paio di questi!” dice Baldo, lanciando a Lapo uno dei pesanti lingotti d’oro.”
Il finto fantasma non fa in tempo ad accorgersi di cosa succede che due mattoni dorati lo centrano in fronte.
“Bene! Mi sembra sistemato! Vieni, Baldo: leghiamolo a una colonna con questa corda e poi andiamo a chiamare i bargellini. Sapranno loro come trattarlo”.
Poco dopo il furfante viene portato via in catene dai poliziotti del Bargello. Il capitano si congratula con Lapo e Baldo.
“Bravi ragazzi! Da tempo avevamo notato che circolavano dei fiorini contraffatti, ma non ci immaginavamo certo che il falsario era lo spettro dell’anfiteatro! Come ricompensa vi spettano cinque monete d’oro a testa”.
“Vere, vogliamo sperare”, dice Lapo.
“Appena sfornate dalla zecca”, dice il capitano, consegnando ai giovani investigatori un tintinnante borsello di cuoio ciascuno.
Ecco cosa c’è di vero nell’avventura che avete appena letto: il perimetro dell’anfiteatro romano si nota ancora a Firenze, nelle vie presso Santa Croce; i falsari esistevano anche allora e venivano puniti col rogo. Il resto è tutta fantasia.
Francesco Manetti
Favole Fiorentine: Il fantasma dell’anfiteatro.
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