(NdR) Queste favole scritte da Francesco Manetti hanno come recapito un pubblico giovanile, ma sono sicuro non saranno disdegnate da lettori più maturi. Si tratta di tre favole che hanno come protagonisti Lapo & Baldo due ragazzi che vivono le loro avventure nel 1400, cioè in pieno medioevo. Vi lascio alla lettura della prima.

la prima favola a questo link: L’oggetto misterioso.

LA STATUA DI MARTE: UNA NUOVA AVVENTURA DI LAPO & BALDO, RAGAZZI MEDIEVALI

 di Francesco Manetti

Ai primi del ‘300 l’imboccatura del Ponte Vecchio a Firenze era sorvegliata da una statua romana che raffigurava il dio della guerra Marte. E’ proprio di lì che si trovano a passare un pomeriggio di una giornata nuvolosa Lapo e Baldo, amici per la pelle.

“Dì, Lapo, non ti resta antipatico quel brutto muso?”
“Come no! Alcuni sono sicuri che porti sfortuna… lo sostiene anche Dante, il poeta. Lui afferma che la statua ha influssi nefasti su Firenze. Si sa che nella mala Pasqua del 1216 Buondelmonte fu ammazzato ai suoi piedi: è da allora che le due fazioni, i Guelfi e i Ghibellini, sono venute ai ferri corti.”
“Maledetta statua, ti odio!”, dice Baldo sferrando un possente calcio alla scultura.
Immediatamente si mette in moto un meccanismo e il basamento si apre. “Cavolo! L’hai rovinata! Scappiamo, altrimenti ci mettono dentro!”
“Calma, Lapo. Non hai sentito quel rumore? La lastra del piedistallo si è spostata da sola. Il basamento è cavo e dentro c’è qualcosa…”, ed estrae un piccolo scrigno che contiene due ampolline, una blu e una rossa, e un rotolo di carta pergamena legato con una cordicella. Baldo lo apre e legge.
Guai a coloro che richiameranno il berserker che nel corpo del feroce Attila fu distruttore di Firenze. Per colui che stroncava le vite la sostanza di morte nel vetro rosso sarà fonte di vita; per colui così lontano dalla purezza la sostanza di vita nel vetro blu sarà causa di morte. Io, Guidobrando negromante, nell’anno del Signore 1025 ne racchiusi lo spirito in questa pietra dall’Unno precipitata in Arno e dall’Imperatore Carlo Magno ritrovata. Che diavolo significa?”

“Fammi vedere!”
“Ehi! Stai attento! Mi fai cadere tutto…”
La scatola e la pergamena scivolano via dalle mani di Baldo andando a sbattere sul basamento della statua. L’ampolla rossa si spacca e una brodaglia verde va a bagnare i piedi di Marte.
“Accidenti, Lapo! Guarda che pasticcio: il liquido ha inzuppato la carta, sciogliendola. Era la prova che Attila aveva distrutto davvero Firenze e…”
Un terribile urlo fa trasalire i due giovani.
“UUUAAARRRRGH! CHI OSA DISTURBARE IL SONNO DEL BERSERKER?”
La statua di Marte ha preso vita! Il volto del mostro ha assunto un’espressione demoniaca, carica di follia e di violenza.
“SIETE STATI VOI MINUSCOLI MORTALI A RICHIAMARE IL BERSERKER? RISPONDETE, SE VI E’ CARA LA VITA!”
“Andiamo”, fa Lapo, scotendo l’amico paralizzato dal terrore.
I due raccolgono la scatola e l’ampolla blu e scappano verso Via Por Santa Maria.

“FERMATEVI, DANNATI, O VI ANNIENTO!”, grida l’incredibile statua vivente scendendo dal basamento.
Intanto, attirati dal clamore, si erano fatti vivi tre poliziotti del Bargello, armati di picche e di spade.
“Non muovere un altro passo, mostro sputato dall’Inferno. In nome del podestà ti dichiaro in arresto”, recita uno dei bargellini.
Ma l’essere non sembra temerli: due vengono scaraventati contro un muro e l’altro va a finire in Arno. Dopo che si è liberato di quelli che per lui erano solo fastidiosi moscerini, il simulacro di Marte si incammina verso il centro della città, all’inseguimento dei ragazzi. Il suo passo è lento ma inesorabile; la gente fugge urlando appena lo vede; qualcuno sviene. Il mostro non ha pietà: schiaccia e calpesta chiunque trovi sulla sua strada. Il cielo si fa sempre più scuro; le nuvole nere cariche di pioggia e i fulmini disegnano un inquietante gioco di luci e di ombre sulla tremenda faccia di pietra.

Lapo e Baldo si sono rifugiati in un vicolo a riflettere sull’accaduto.
“A quanto pare quel mago, Guidobrando, è riuscito a imprigionare nella statua di Marte, ripescata dal fiume da Carlo Magno, uno spirito malvagio che aveva impossessato anche Attila. Il liquido dell’ampolla rossa, forse un veleno, ha risvegliato questo demonio che ora semina il terrore per le vie di Firenze. La pergamena diceva che la sostanza nella bottiglietta blu l’avrebbe ucciso. Così..”
“Così… non resta che lanciargliela addosso!”, conclude Baldo.
“UUUUAARRRRGH! VENITE FUORI, VERMI!”
“Ci siamo… Fai tu, Baldo. Non sbagliare mira o siamo perduti!”
I giovani escono allo scoperto, a pochi passi dall’essere.
“E’ GIUNTA LA VOSTRA ORA, MALEDETTI!”, grida il demonio.
“Vai, Baldo!”
La bottiglietta compie una parabola in aria diretta verso la testa della scultura, ma il mostro, all’ultimo istante, riesce a schivarla.
“AH AH AH! STAVOLTA LA MAGIA DI GUIDOBRANDO NON HA FUNZIONATO, MOCCIOSI! E SARETE VOI A PAGARNE LE CONSEGUENZE!”

I ragazzi non hanno scampo: con le spalle al muro attendono la loro fine. “E comincia anche a piovere!”, commenta Lapo con amara ironia.
Come d’incanto la creatura si irrigidisce lanciando sinistri scricchiolii. La sua pelle di pietra si ricopre di screpolature. Poi l’effigie di Marte torna quella di prima, com’era stata da sempre.
Altri bargellini hanno intanto raggiunto Lapo e Baldo.
“Tutto bene, ragazzi?”
“Sì, ma c’è mancato davvero poco”
Mentre le guardie sollevano la statua per riportarla all’antico basamento i due amici si avviano verso casa passando dai Lungarni.
“Che ne dici, Lapo?”
“Penso che sia stato merito dell’acqua. Ricordi la pergamena? Per colui così lontano dalla purezza la sostanza di vita nel vetro blu sarà causa di morte, e cosa c’è di più puro e vitale dell’acqua? La pioggia lo ha fatto tornare nell’oblio. Speriamo per l’eternità”.
“E dello scrigno che ne facciamo?”
“Dallo a me!”
E lo getta nel fiume.

FINE

Addenda

Ecco quanto c’è di vero nella storia di Lapo e Baldo: la statua posta all’imboccatura del Ponte Vecchio fu travolta dalla piena del 1333 (forse non era di Marte ma di un re Goto); Dante, che fu priore della città, credeva che portasse sfortuna; Buondelmonte dei Buondelmonti fu ucciso da Oddo Arrighi fra il Ponte Vecchio e Por Santa Maria; il fatto della distruzione di Firenze da parte di Attila (così come della ricostruzione per opera di Carlo Magno) è una leggenda; i bargellini erano i “poliziotti” della città e la loro “centrale” era il Palazzo del Bargello, sede del Podestà. Il resto è tutta fantasia!
Un’ultima curiosità: il berserker, nella mitologia nordica, è un guerriero impossessato da uno spirito malvagio e distruttore.

http://ultimoistante.blogspot.it/2012/12/la-statua-di-marte-una-nuova-avventura.html

Francesco Manetti
Favole Fiorentine: La statua di Marte.
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