Firenze non è stata soltanto la città del Rinascimento, dell’arte e della grande letteratura italiana ma anche una città di mestieri, commerci ed invenzioni, alcune conosciute di più, altre meno.
Tra le invenzioni non molto note spesso abbiamo le novità riguardanti la cosmesi e di conseguenza l’estetica personale e l’igiene del quotidiano.  Bisogna ricordare che alcune grandi civiltà come quella egizia, babilonese, greca e in misura minore quella romana già davano importanza alla bellezza personale.
A partire dall’Alto Medioevo, il concetto dell’estetica decadde e sarà soltanto nel 13° secolo che si ritornerà a dare importanza, nei ceti più ricchi e in alcune corti, all’estetica personale e quindi all’igiene, agli odori e agli abbellimenti personali ovvero al mondo cosmetico.
Firenze fu una delle prime città in Europa dove la cosmetica iniziò a svilupparsi grazie alle spezierie che  a differenza di molti altri luoghi in Europa non producevano e vendevano solo prodotti a base di erbe e di piante officinali per scopi  medicinali, ma anche per abbellire la propria persona e il viso.
Tra le prime invenzioni fiorentine in questo senso ricordiamo l’Acqua di Rose, diffusa già nel Basso Medioevo. Le spezierie di Firenze erano spesso proprietà di enti religiosi. Una di questa fu l’officina di Santa Maria Novella, fondata sul finire del 13° secolo, dai domenicani che oltre al convento controllavano degli orti officinali nei pressi di Santa Maria Novella.
I frati vendevano tanti prodotti sia a scopo terapeutico. ma anche a scopo estetico, come acque ed oli profumati molto apprezzati in città tanto da custodire nel segreto le loro ricette per le lavorazioni.
Nel sedicesimo secolo i frati assunsero nel loro laboratorio un ragazzo di cui sappiamo molto poco,  tal Renato Bianco. Il futuro profumiere si appassionò molto alle lavorazioni di erbe, piante, e fiori imparando a memoria tutte le ricette, addirittura riuscì a formularne altre dando vita a nuovi prodotti. Renato stupì un po’ tutti, tanto da suscitare la curiosità di Caterina de’ Medici. Nel 1533, tramite matrimonio combinato, Caterina andò in sposa a Enrico II di Francia e di conseguenza dovette lasciare Firenze.
La futura regina decise di recarsi a Parigi portandosi diverse persone di fiducia, eccellenti nei vari mestieri, come cuochi, membri dell’arte tessile fiorentina, signori di corte e anche Renato fu convocato in quanto Caterina aveva saputo che in Francia l’igiene personale era pessima.
Arrivata in Francia, Caterina, malgrado non fosse bella, colpì tutti per la sua eleganza e il suo profumo. Renato, nel frattempo, aveva molto lavoro da fare in quanto la regina gli diede il compito di trovare fragranze per rendere più profumate le residenze reali, produrre ottimi profumi per lei e anche di produrre veleni per vendicarsi dei nemici. Renato divenne molto popolare a Parigi e fu ribattezzato come Renato il fiorentino. Renato fondò anche una vera e propria profumeria nella capitale francese diventando ricchissimo, ma fu anche odiato perché alcuni parigini di allora lamentavano la scomparsa di alcuni loro parenti dopo aver comprato un profumo o un prodotto dal profumiere, sospettando la presenza di veleno per volere della regina.
Con certezza, si può affermare che l’introduzione del profumo in Francia è italiana, grazie alla figura leggendaria di Renato. mentre i cuochi italiani hanno il merito di aver introdotto molte prelibatezze, fra cui la besciamella e anche le forchette. Caterina introdurrà l’uso della mutanda e dei guanti di velluto. 
Ritornando al tema principale sulla sviluppo della cosmetica fiorentina, bisogna ricordare che il capoluogo toscano vide la nascita di nuove officine anche tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo come l’officina della Santissima Annunziata. Durante il Risorgimento Firenze vide lo stanziarsi di comunità straniere, la più numerosa era quella inglese.
Non arrivarono in città soltanto aristocratici ma anche borghesi molto colti che continuarono la loro professione come Henry Roberts che darà vita al famoso Borotalco e fece importare insieme ad altri colleghi inglesi, profumi, farmaci e saponi dal Regno Unito.
Dopo l’Unità d’Italia Firenze si troverà con una tradizione cosmetica più radicata grazie alle collaborazioni straniere e avrà la presenza di profumerie di origine straniere come la Profumeria Inglese mentre l’officina di Santa Maria Novella diventerà nel frattempo proprietà del Comune, come altre spezierie ormai divenute farmacie La cosmesi assumerà un carattere anche più laico in città, in linea con i principi e i nuovi valori dell’epoca.

Dopo la Grande Guerra Firenze divenne anche uno poli farmaceutici più importanti d’Italia grazie al trasferimento da Torino dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare che oltre a produrre il chinino destinato a contrastare la malaria della Maremma e dell’Agro Pontino, iniziò anche la produzione cosmetica e la città ebbe un nuovo centro di riferimento per il settore cosmetico.
A partire dagli anni 60 molti prodotti cosmetici fiorentini iniziano ad essere conosciuti in tutta Italia e all’estero per via dell’industrializzazione di molte imprese e grazie alla pubblicità, tra questi divenne famoso il Borotalco della Manetti e Roberts, l’acqua di rose, il Proraso crema da barba e Marvis della Ludovico Martelli.
Ancora oggi la città è un importante centro nel settore del beauty dopo Milano e Parigi e camminando per il centro si possono ancora osservare le antiche profumerie dell’ottocento e le officine citate in precedenza, come la Farmacia di Santa Maria Novella che mantiene il primato di farmacia più antica d’Europa ed anche la Farmacia del Cinghiale vicino all’omonima fontana, conosciuta come profumeria artistica a livello internazionale.
Paolo Favero
Firenze estetica.
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