[cml_media_alt id='519']grassi[/cml_media_alt]
Foto di Tommaso Grassi

Possiamo capire che una città come Firenze sia una vetrina eccellente per farsi pubblicità, infatti esiste una specie di “listino” prezzi per poter usufruire di aree pubbliche anche di prestigio, come il ponte Vecchio, piazza della Signoria, ecc. Aree pubbliche nel senso che appartengano a tutti i Cittadini fiorentini e non sono merce di scambio per i politicanti comunali.

Se io volessi ottenere in piazza della Signoria uno palchetto pubblicitario è probabile che mi venga risposto picche e se per caso mi viene detto di si probabilmente mi verrebbe chiesto un fracco di soldi per il suolo pubblico.

Ecco, alle multinazionali non dicono certo di no e in più viene concesso spazzo gratuito a go go.

Come si fa? Semplice si trasforma una vetrina pubblicitaria di livello commerciale fra le più basse e la si spaccia per un evento culturale, come se la cultura stesse nei telefonini o nelle automobili o ancora nel caffè.

Il beneamato sindaco organizza il “Wired Next Fest“, che poi cosa vuol dire in italiano? Nuovo festival cablato? Chiamarlo con un italianissimo nome non fa figo? Avete notato come tutte le fregature le chiamano in inglese adesso? Sprendit review, Jobs Act, spread, expo, ecc.

E ora che è terminato ecco come ne parla: “Tema portante di questa edizione è stato quello della bellezza, non solo artistica ed estetica, ma come elemento culturale e motore del cambiamento. Due giorni dedicati alla scienza, alla tecnologia, al business, al web, alla voglia di cambiamento e all’eccellenza come motori per lo sviluppo economico, culturale e sociale del nostro Paese, con conferenze, laboratori, performance artistiche, concerti musicali”.

Bellezza estetica del telefonino cinese? Cultura della tazzina di caffè? Motore del cambiamento della macchina con 4 cerchietti? “Due giorni dedicati alla scienza e alla tecnologia, come se la scienza e la tecnologia siano solo derivate da oggetti commerciali o prodotti privati e non dalla ricerca sul pezzo fatta nelle università e nei laboratori di ricerca.

C’era uno stand sulla fusione fredda? Uno sulla bioingegneria? Uno sull’architettura del futuro? Scherziamo? Quelle, le università, son postacci dove investire denaro rischia di assicurarci un futuro, meglio consegnare il futuro alle multinazionali!

E tutto questo senza nemmeno chiedere una lira a queste multinazionali, qualche soldo con cui il comune poteva migliorare gli asili nido o per gli anziani indigenti o per qualsiasi cosa aiuti i fiorentini. No, tutto agratis! In compenso il comune ha speso 1.500.000 di euro per attaccare i gommoni alle finestre di palazzo Strozzi. Ci sarebbe da piangere!

Capito? Una spinta per il paese, no una leccata di ‘ulo, come si dice a Firenze, alle multinazionali. Vogliamo capirlo che la spinta all’economia del paese avviene solo con iniezione di capitali mediante pubblica spesa e abbassamento delle tasse? Aaaahhh già, ma questo non si può fare dato che non abbiamo più una moneta sovrana e dobbiamo fare il pareggio di bilancio grazie al sor Monti. Ce lo chiedeva, ce lo chiede e ce lo chiederà l’Europa!

Certo con un sindaco che parla di macroeconomia a questo livello!

 

 

 

Firenze mecca delle multinazionali
Condividi se ti è piaciuto.
Tag:                         

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *