Molta storia dell’arte italiana del secolo scorso nel giudicare impermeabile e statica certa pittura fiorentina alle soglie del Seicento ha certamente tenuto a mente il pensiero di Luigi Lanzi, ma sopra tutto la sua “ Storia pittorica dell’Italia” (1796). Fiorentino di nascita e d’animo, Lanzi fu prima un padre gesuita, poi curatore degli Uffizi sotto il granduca Pietro Leopoldo, ma soprattutto fu amante di tutta l’opera michelangiolesca. Quale migliore sorte poté toccargli, essere sepolto ai piedi della tomba di Michelangelo dove ancora oggi riposa nella chiesa di Santa croce. Decretò, tuttavia, un giudizio poco allettante per tutti quelli che vennero dopo il sommo Michelangelo, che: “ non penetrando nelle teorie di quell’uomo quas’inimitabile” sbagliavano di concetto e proporzioni; “vedrete in certi lor quadri una folla di figure l’una sopra l’altra posate non si sa in qual piano; volti che nulla dicono, attori seminudi che nulla fannose non mostrare pomposamente”. Erano i manieristi, ovviamente. Fu un pregiudizio che accompagnò l’arte fiorentina della fine del Cinquecento. Oggi sappiamo che non è così, anzi, Firenze in quel periodo è uno “stato di bellezza”. Fino al 21 gennaio 2018, sarà possibile visitare una esposizione dedicata a una precisa fase artistica del Cinquecento a Firenze, con oltre settanta opere provenienti da musei del territorio e istituzioni a livello internazionale.

La mostra apre i battenti oggi a Palazzo Strozzi ed è l’ultima tappa di una stagione di grandi mostre iniziata con “Bronzino” nel 2010, quattro anni dopo “Pontormo” e Rosso fiorentino”.

“Ercole e Anteo” Bartolomeo Ammannati

“Il Cinquecento a Firenze, tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna” è il titolo paradigmatico di una intenzione riuscitissima dei curatori, Carlo Falciani e Antonio Natali, di riunire un nucleo di capolavori, nuovi restauri e opere guida atte a focalizzare l’attenzione su quello che è stato lo sviluppo della grande lezione di Michelangelo Buonarroti , ereditata e portata a grande maturazione dagli artisti della cosiddetta “maniera moderna”. Le opere in mostra passano in rassegna sessant’anni di capolavori: dal cardine di una struttura come Andrea del sarto fino Giorgio Vasari e Bronzino, alle sculture passando per le declinazioni stilistiche di Pontormo, Rosso; i bronzi di e Giambologna (Jean de Boulogne), il percorso porterà fino agli ultimi moduli di Baccio Bandinelli e Bartolomeo Ammannati, sfiorando di un soffio l’arrivo del rigore formalistico dell’arte controriformata di Santi di Tito. Il pensiero di Borghini, del Varchi sostengono idee e poetica di un fare che oltrepassa i modelli, reinventando una nuova forma di classicità. E’ questo l’arco temporale all’intero del quale operano i protagonisti. La fondazione dell’Accademia del Disegno da parte di Cosimo I de’ Medici, incoronò l’idea del genio michelagiolesco nell’eredità del disegno toscano: Vasari, Cellini poi Allori e lo Zucchi furono alla guida di questa antica corporazione.

 

Michele di Ridolfo del Ghirlandaio

Sono gli ultimi cinquanta anni del Cinquecento, la Firenze del Granducato di Cosimo I ora è dominata da un’altra figura, quella di Francesco I dè Medici e la Controriforma cattolica è appena iniziata. Una corte esigente come quella fiorentina di Francesco I, cui non sfuggiranno inventive, capricci ma sempre con grandi finalità da squisito mecenate; nel 1567 il Giambologna avrà addirittura una sua bottega in un cortile di Palazzo vecchio e nel 1583 e mentre la città lodava il “Ratto della Sabina” da poco scoperto sotto la loggia dei Lanzi, il suo stile aveva già monopolizzato Firenze. Sono gli anni delle statue nei giardini delle ville Medicee, famosissime quelle di villa la Petraia. Allegoria e mito ma anche sacralità. La mostra non dimentica la Controriforma, molte le opere sacre provenienti dal territorio, alcune tavole legate al nome di antiche cappelle ormai poco note escono dai depositi museali per essere sotto i riflettori, come l” immacolata concezione” del Bronzino commissionata per la chiesa di Santa Maria Regina della Pace. Ma anche opere notissime, generosamente raccolte dalle chiese della città per questa occasione, come il bel “crocifisso” di Giambologna, proveniente dalla basilica della santissima Annunziata.

Sul piano artistico sarà per Firenze la stagione tra le più prolifiche, come non si vedeva dai tempi di Cosimo il vecchio. Una nutrita collezione di ritratti, rappresenta al meglio lo specchio della società di Ferdinando I, insieme a tantissime opere provenienti da collezioni private; ritratti e bronzetti, capricci. Il succo di una intera epoca di superamenti e sperimentazioni della pittura tra antico vigore fiorentino, classicismo emiliano insieme al superamento di tanti clichè. Palazzo Strozzi ha preparato una serie di eventi collaterali fuori mostra, in programma molti eventi che coinvolgeranno i musei fiorentini, le chiese e la biblioteca delle Oblate dove il 27 settembre Carlo Falciani e Antonio Natali, saranno presenti per la presentazione della mostra. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili

Tutto il programma sul sito ufficiale del museo. Per prenotare: SIGMA CSC tel. +39 055 2469600 prenotazioni@palazzostrozzi.org

Alfonso D’Orsi
Firenze nel secolo bellezza. Il Cinquecento a Palazzo Strozzi.

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