Genesi: “E fu sera e fu mattina”
Il grande orologio del Duomo di Firenze dedicato a Santa Maria del Fiore riporta le 24 ore della giornata sul quadrante e viene caricato la sera, perché come la Genesi ricorda con la sera comincia il nuovo giorno.
Ancora oggi 3 uomini robusti salgono 110 gradini e arrivano in una stanza dietro l’orologio, che volutamente misura 7 metri per 7, il numero che nella Cabala e nella Bibbia rappresenta l’uomo, un totale di 49 metri quadrati di quadrante. I 3 uomini caricano su un meccanismo a bilancia una pietra di 200 kg che aziona con il suo peso due braccia, che oscillando ad intermittenza e muovono ognuna due ruote dentate, queste insieme ad altri ingranaggi fanno muovere l’unica lancetta che segna le ore. La carica dura 9 giorni consecutivi, poi i 3 incaricati devono ripetere la procedura.
È il primo orologio apparso a Firenze nel XV secolo costruito da un astronomo (dato che gli orologiai ancora non esistevano) Lorenzo della Volpaia e dipinto da Paolo Uccello ( Paolo di Dono quello del dipinto della battaglia di San Romano). La lancetta da lui usata ha la forma di una cometa, quella di Halley, che già Giotto aveva raffigurato nelle varie Natività già nel XIII secolo perché cosi l’aveva vista in cielo.
Questo è uno dei tanti gioielli artistici contenuti in questo stupendo Duomo, un orologio che doveva essere tra i più grandi esistenti all’epoca e fra i suoi scopi far impallidire quello dei sempre rivali Pisani.
All’opera vi lavoreranno gli artisti più famosi del periodo e gli operai addetti erano gli unici operai coperti da cassa mutua, infatti era un lavoro ambito. Da ogni parte d’Europa venivano persone nella speranza di poter essere assunti. In caso di invalidità si continuava a percepire la paga e in caso di incidente mortale la famiglia non sarebbe mai rimasta senza reddito.
Riccardo Massaro
Genesi: “E fu sera e fu mattina”.

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