Nel suo girovagare per accontentare i suoi committenti, Michelangelo Buonarroti nell’anno 1527 ebbe notizia della caduta e il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi dell’Imperatore Carlo V, e del rifugio del Papa Medici Clemente VII a Castel Sant’Angelo. Tornò a Firenze, aderendo alla Repubblica che si era formata alla notizia della presa della città Eterna, la conseguenza della resa del Papa fu la cacciata del suo rappresentante a Firenze che governava in sua vece, cardinale Passerini a nome di Ippolito e Alessandro de’ Medici.

La Signoria nominò il Buonarroti membro dei “Nove di Milizia”, divenendo in seguito “Governatore Generale sopra le fortificazioni”. Questa nomina venne osteggiata dal Gonfaloniere Carducci, il quale andava dicendo che l’artista non fosse capace di svolgere l’incarico, e chiedeva di affiancargli operai esperti nello scavo di trincee e terrapieni, per questo Michelangelo dovette partire per un giro informativo sulle varie fortificazioni di altre città. Dopo essersi spostato a Pisa, Livorno e Ferrara presso Alfonso d’Este per studiare le loro difese, tornò a Firenze per riprendere il suo lavoro specificatamente rivolto verso la chiesa di San Miniato al Monte. La torre campanaria era stata riedificata nel 1517 da Baccio d’Agnolo, trovandosi questa non lontana dal Giramontino dove avevano gli accampamenti imperiali, era presa a cannonate dalla loro artiglieria provocando danni.

Il Buonarroti decise di alzare intorno alla costruzione un terrapieno. Dalla cella campanaria del campanile fece calare dei materassi legandoli ai quattro lati per attutire i colpi delle palle di cannone che gli venivano tirate contro. Vi fece portare due colubrine, manovrate da due valenti bombardieri; Lupo e Nannone, i quali con i loro tiri facevano molti danni agli assedianti. Nannone tipo ameno se ne stava fisso al suo pezzo, rispondendo colpo su colpo, e per farsi beffe degli avversari quando i loro colpi tirati verso il campanile, facevano pochi danni si girava verso il loro accampamento e tirandosi giù le brache mostrava loro il sedere. L’altro per non essere da meno aveva costruito una “mitra” papale e l’aveva messa sotto la bandiera della Repubblica facendo infuriare i papalini.

Francesco Ferrucci eroe della difesa della Repubblica Fiorentina, era nato in Firenze il 14 agosto 1489 da una famiglia di mercanti in via Santo Spirito. Era di carattere violento e deciso a farsi le sue ragioni ricorrendo spesso e volentieri all’uso della spada. Da ragazzo aveva fatto parte dei “fanciulli del Savonarola” a capo della parte più intransigente e violenta dedita a sequestrare e distruggere gli oggetti definiti espressione del lusso e del paganesimo. Malgrado il suo caratteraccio raggiunta l’età adulta si dedicò al mestiere delle armi, contrariamente al volere di suo padre che voleva farlo divenire mercante. Per vari anni venne nominato Podestà di; Larciano, Campi Bisenzio, e Radda in Chianti, infine riuscì ad entrare nelle famose Bande Nere agli ordini di Giovanni de’ Medici.

Francesco Ferrucci presso gli Uffizi a Firenze

Durante i preparativi per resistere all’assedio degli imperiali, Donato Giannotti segretario dei “dieci i guerra” conscio della sua bravura nell’arte della guerra, lo nominò commissario ad Empoli, sito importante per il vettovagliamento dei generi alimentari destinati ai difensori della Repubblica. Nell’aprile del 1530 fu incaricato di riprendere Volterra caduta in mani imperiali nel marzo precedente. Con un contingente formato da 1500 fanti e 200 cavalli mosse da Empoli per la riconquista, avvenuta dopo una cruenta lotta, nella quale il Ferrucci dimostrò tutto il suo valore e l’audacia guidando personalmente l’attacco finale ad un caposaldo difeso da artiglierie, facendo prigioniero il comandante Guiducci.

La fine della carriera militare dell’intrepido comandante ebbe il suo epilogo nell’agosto del 1530. Tentò di prendere San Marcello Pistoiese roccaforte dei Panciatichi filomedicei, poi si diresse verso il paese di Gavinana, dove venne circondato dalle truppe imperiali. Nel frattempo l’Orange con il grosso delle truppe aveva lasciato l’assedio di Firenze, per aiutare il capitano Maramaldo a chiudere i conti una volta per tutte con il fiorentino. Il Ferrucci malgrado l’esiguità dei suoi soldati attaccò le truppe imperiali riuscendo a scompaginarle, durante questa battaglia morì ucciso da due colpi d’archibugio il principe di Chalons, dando coraggio alle truppe fiorentine.

Gli imperiali guidati dal Maramaldo, cinsero d’assedio il paese di Gavinana dove si era ritirato il Ferrucci. La battaglia fu aspramente combattuta anche se i fiorentini si difesero con coraggio, alla fine l’eroico capitano ferito e rimasto solo venne catturato in una capanna dove si era rifugiato per un’ultima disperata difesa. Portato nella piazza principale sulle scale di una chiesa, venne raggiunto dal Maramaldo che lo finì a pugnalate dicendo; prendi questi per l’uccisione del trombetto a Volterra. A queste parole il capitano fiorentino rispose; vile tu uccidi un uomo morto!

Un bellissimo avvenimento si ebbe nel febbraio del 1530 durante l’assedio, essendo in tempo di carnevale, per dimostrare agli assedianti che malgrado la fame, i morti, la peste, la carestia, la vita continuava come se nulla fosse successo. Il giorno 17 febbraio i difensori lasciarono le mura, ed in corteo si recarono in piazza Santa Croce disputando una partita di Calcio in Livrea, e per farsi beffe degli assedianti furono messi sul tetto della chiesa dei musici che suonarono per tutta la partita con il disappunto degli imperiali, i quali infastiditi tirarono dei colpi di cannone verso la piazza, ma non recarono alcun danno provocando la reazione dei musici che strepitarono più forte.

Durante i primi tempi dell’assedio, i fiorentini tentarono una sortita, sfruttando il fatto che l’accerchiamento non era completo. Il giorno undici dicembre 1529 i fiorentini tentarono di uscire, malgrado l’incertezza e l’attendismo della Signoria, furono indossati dei camici bianchi per riconoscersi tra i nemici, in un attacco notturno al campo nemico. Venne attaccato il campo di Sciarra Colonna, causando lo sbandamento degli assedianti sorpresi dall’assalto e dalla audacia degli assediati. Ma mentre le truppe fiorentine uscite da tre porte stavano per avere la meglio, all’improvviso il Baglioni comandante delle milizie fiorentine fece suonare un corno, dando inizio alla ritirata sotto la protezione dei cannoni pronti a sparare se li imperiali avessero inseguito i ritiranti.

Un’altra sortita venne tentata il 21 marzo 1530, gli attaccanti dovevano uscire in forze da San Miniato, da San Giorgio e da San Pier Gattolino, per assalire gli assedianti, tutto questo andò in fumo per il tradimento di un perugino; Ottaviano Signorelli. I fiorentini furono sorpresi ma combatterono con valore, e furono costretti a ritirarsi nella città per il soverchiante numero di nemici accorsi in difesa della costruzione.

Purtroppo questi atti di eroismo non servirono a salvare la Repubbgli lica Fiorentina, anche per il tradimento di Malatesta Baglioni messosi d’accordo con gli attaccanti. Si vendette al nemico ricevendo in cambio Perugia da Clemente VII, la conferma dei suoi territori, ed un cappello cardinalizio per un suo nipote. Il 5 agosto 1530 fece aprire dai suoi uomini la porta San Pier Gattolino, fece girare le artiglierie verso la città e lasciò entrare le truppe imperiali che ne presero possesso. Finiva così l’epopea dell’ultima Repubblica, ed iniziava il ducato mediceo che sarebbe terminato due secoli dopo con Giangastone l’ultimo dei Medici.

Alberto Chiarugi
Gli eroi dell’assedio – Firenze 1530.
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