Come in tutte le categorie di persone, anche tra gli artisti vi sono sempre stati dei burloni. Nella Firenze del ‘300 ve ne fu uno in particolare, un pittore soprattutto di tabernacoli, che passava più tempo a burlarsi del prossimo che a dipingere: il suo nome era Buffalmacco Buonamico. Un nome così strano e buffo farebbe pensare a un personaggio inventato per una fiaba; invece è realmente esistito anche se, evidentemente, pagò cara la sua mania di fare burle, visto che poche delle sue pitture sono giunte fino a noi.
Solo recentemente ha acquisito una personalità artistica precisa grazie alle ricerche che gli hanno attribuito gli affreschi del Camposanto di Pisa, uno dei più importanti momenti della storia dell’arte italiana.
Secondo il Vasari fu allievo di Andrea di Ricco, detto Tafo, al quale però lo stesso scrittore aretino assegna una data di morte (1294) inconciliabile con l’apprendistato di Buonamico. La notizia però mantiene una sua rilevanza, in quanto Vasari sembra escludere in maniera categorica, anche nel resto della Vita, qualsiasi rapporto di alunnato o influenza artistica dipendente da Giotto, cosa che trova riscontro nella ricostruita personalità artistica di Buffalmacco.
Dalle notizie documentarie relative al pittore fiorentino Bonamichus, sappiamo che egli risultava iscritto per la prima volta nella Matricola dei Medici e Speziali di Firenze intorno al 1315; pertanto si deduce che potrebbe essere nato intorno al 1290-95. Ancora nel 1320 è iscritto col nome di Bonamichus magistri Martini.
Dalle testimonianze del Ghiberti sappiamo di una sua attività artistica a Firenze nella cappella Spini della Badia a Settimo (dove si conserva un’iscrizione con la data 1315) e nel convento delle Donne a Faenza (intorno al 1314-1317). Queste notizie sarebbero confermate dalla documentazione d’archivio che lo vede iscritto all’Arte a Firenze solo tra il 1315 e il 1320, mentre dopo il secondo decennio del secolo Buonamico Buffamacco non viene citato in alcun altro documento.
Secondo Franco Sacchetti, Buffalmacco lavorò per il vescovo di Arezzo Guido Tarlati, che fu signore di quella città tra il 1320 e il 1327. Vasari, che riprende in parte le notizie del Ghiberti, ci ragguaglia sulla sua attività artistica a Bologna, ad Assisi, ad Arezzo e a Pisa. Anche se attribuzioni vasariane sono relative ad opere in larga misura scomparse e sono da prendersi con grande cautela, esse hanno consentito a Luciano Bellosi (1974) di identificare Buffalmacco come l’autore degli straordinari cicli di affreschi nel Camposanto di Pisa. Tale ipotesi è avvalorata anche da un documento d’archivio che attesta la presenza di Buffalmacco in Pisa nel marzo-aprile 1336.
Il motivo per cui, comunque, è rimasto famoso sono i tantissimi scherzi da lui fatti a molti fiorentini dell’epoca: un modo come un altro per conquistare quella “immortalità” che altrimenti non avrebbe avuto.
Boccaccio lo ha reso protagonista di divertenti aneddoti e storielle nel Decamerone.
Per dare un’idea di Buffalmacco, citiamo l’episodio di una povera donna che, oltre a cucinare e sfaccendare tutto il giorno, veniva obbligata dal marito a lavorare al telaio fino a tarda notte e il continuo battere del telaio disturbava il sonno di Buffalmacco, che abitava nella casa accanto.
Una mattina il pittore, stanco di questa situazione, riempi di sale una lunga cannuccia e, dalla finestra, soffiando nella cannuccia, fece cadere tutto quel sale nella pentola di minestra che quella donna faceva bollire sul fuoco.
Il marito della donna non poté mangiare quella minestra eccessivamente salata, ma soprattutto capì che la moglie, per poter cucinare a dovere, di giorno doveva essere ben sveglia; di conseguenza, con buona pace di Buffalmacco, da quella sera la povera donna poté riposare come gli altri.
Tra gli scherzi di Buffalmacco, purtroppo, ve ne fu anche uno che si concluse tragicamente. Durante le feste di “Calen di maggio 1304” , come era usanza, allegre compagnie e brigate di giovani organizzavano feste per tutta la città.
I popolani di Oltrarno, detti “sanfrianini” dal nome del Borgo di San Friano (oggi San Frediano) in cui abitavano, fecero un bando per annunciare a tutta Firenze che “chiunque volesse sapere notizie dell’altro mondo, altro non avesse da fare che recarsi, il dì di Calen di maggio, in sul ponte alla Carraia o d’intorno all’Arno.”
La notizia incuriosì un gran numero di fiorentini, che accorsero a vedere come I Sanfrianini avrebbero rappresentato il mondo dell’oltretomba.
Buffalmacco, ideatore e organizzatore di quello spettacolo, era intenzionato a fare una rappresentazione infernale così realistica e paurosa da far venire i brividi a tutti.
Il Villani ci descrive così quell’episodio che si concluse tragicamente: “e andarono in Arno, sopra barche e navicelle, palchi, e fecionvi la somiglianza e figura dello inferno, con fuochi e altre pene e martorii , con uomini contraffatti a demonia orribili a vedere, e altri i quali avevano figure di anime ignude, che pareano persone, e mettevangli in quegli diversi tormenti con grandissime grida, e strida, e tempesta, la quale pareva odiosa e spaventevole a udire e a vedere”.
La fantasia di Buffalmacco in quella occasione si dimostra davvero eccezionale; purtroppo però il ponte alla Carraia, sul quale si era accalcata una folla incredibile, era fatto di legname che si appoggiava sulla muratura dei piloni.
Accade che le assi del ponte, sotto l’enorme peso della folla, cedettero in più punti e il ponte crollò; moltissimi annegano in Arno e tanti altri perirono cadendo sui piloni del ponte o sulle barche che passavano sotto.
Il Villani concluse la cronaca di quella tragedia con questa riflessione: “così che moltissime persone che erano andate lì per vedere come era fatto l’altro mondo, fini’ che a vedere l’altro mondo ci andarono davvero.”
Buffalmacco è sepolto nel chiostro detto “Ossa” dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, in pieno centro di Firenze: “a 68 anni fu dalla Compagnia della Misericordia, essendo poverissimo e avendo più speso che guadagnato, per essere un uomo così fatto, sovvenuto nel suo male in Santa Maria Nuova, Spedale di Firenze; e poi morto, nell’Ossa come altri poveri seppellito, l’anno 1340.”

Gabriella Bazzani
Gli scherzi di Buffalmacco.
Condividi se ti è piaciuto.
Tag:             

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *