tom yam con latte di cocco

Fino a una trentina d’anni fa a Firenze se volevi mangiare asiatico non potevi che rivolgerti a dei ristoranti cinesi. Basso costo e porzioni abbondanti. Poi è venuta la moda del giapponese e dati i pochi ristoranti giapponesi, di solito carissimi, tanti ristoratori cinesi si sono riciclati in giapponesi, ma non solo, anche in ristoranti di varia altra estrazione asiatica. L’era “fusion” e del “all you can eat” ha permesso a molti di assaggiare piatti tipici asiatici, ma con un ma. Infatti la maggior parte di questi ristoranti essendo gestiti da cinesi scivolavano addomesticando i piatti, non tanto per adeguarli al gusto occidentale, ma verso piatti cinesi che meglio sono conosciuti dagli stessi cuochi cinesi. In pratica la cucina asiatica è diventata un potpourri di tutte le varie etnie ma sempre su gusto cinese.

Oggi quindi la sfida è trovare il ristorante che garantisca una cucina tipica del paese che si vuol provare. Inutile dirlo, la differenza la fa il cuoco.
 
Ultimamente le capacità di comprendere certe differenze cominciamo ad acquisirle e molti fiorentini che vogliono lasciare la loro tradizionale ribollita per tuffarsi in sapori esotici cominciano a discernere i locali l’uno dall’altro ed anche ha fornire giudizi selettivi, anche duri, quando capitano in quello sbagliato.
 
Per fortuna esistono anche locali dove si può cercare un sapore insolito, quanto meno attinente alla realtà del paese di origine. Quindi da buoni fiorentinacci, ma coadiuvati da un conoscitore del sapore originale, abbiamo provato un ristorante Thailandese per valutarne il gusto originale. Oddio, ne abbiamo provato più di uno, ma dato che alcuni sono cinesi travestiti non li menziono.
 
Il ristorante che invece ci ha lasciato in bocca il vero gusto Thailandese si chiama “Ic Che Thai“. Oddio, ristorante, ha una stanzetta piccola piccola ed è soprattutto un teke awai, cioè un posto dove comprare cibo da asporto, oggi si usa dire uno street food, insomma cibo da strada in italiano.
 
Prima di tutto è da sottolineare la scelta del nome, si tratta di una storpiatura di una frase fiorentina che significa “che problema hai” e cioè “icche t’hai”. Staccando icche in ic che e togliendo un’apostrofo al t’hai trasformandolo in Thai hanno fatto un capolavoro fiorentino collegando il locale di Firenze alla Thailandia praticamente senza alterarne la pronuncia. Inoltre la cuoca è thailandese, quindi non scade nel cinese…
pad thai

Come dicevo il locale è piccolo, i prezzi convenienti, il servizio artigianale, ma soprattutto si mangia Thai. La zuppa tom yum, che è un piatto nazionale preparato in ogni angolo della Thailandia, è ottima. Preparata nella variante in cui si aggiunge latte di cocco il che la rende più pesante e grassa, ma rispecchia esattamente il sapore della zuppa originale. Anche il pad thai è fatto secondo crismi corretti. Si tratta di tagliatelle di riso saltate nel wok con la salsa di pesce. Vengono aggiunte la pasta di tamarindo lo zucchero le verdure le uova il tofu e secondo le varianti vengono aggiunti pollo, o gamberi, o maiale ed infine una cascata di  arachidi.

Nel locale è possibile bere la birra thailandese, sia la Singha beer, la Chang, che la Leo.
 
Insomma se volete assaggiare la cucina thailandese questo è il posto giusto a Firenze senza rischiare di cadere in mano a falsificatori dei sapori originali. Il locale si trova in Lungarno Benvenuto Cellini 25/c a due passi dalla torre di San Niccolò.
Ci riserviamo di assaggiare altri piatti in diversi ristoranti Thai e confrontarli con i crismi dell’originalità.
Jacopo Cioni
Ic Che Thai, cucina Thailandese.
Tag:                     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.