Firenze o per meglio dire Florentia, è stata fondata dai veterani romani di Cesare nell’anno 59 a.c. e dedicata al Dio Marte e sempre in suo onore venne eretto un tempio nella odierna piazza del Duomo.

Con il passare degli anni la città divenne cristiana e il tempio fu trasformato nella prima cattedrale intestandola a San Giovanni Battista. La statua del Dio pagano che ornava il tempio venne esiliata a capo del Ponte Vecchio e fu travolta dalla piena del fiume del 1333, scomparendo per sempre.

Quando i fiorentini scelsero per animale simbolo della città un leone, gli fu dato il nome di Marzocco o Martocus, in ricordo dell’antico protettore e per omaggiare il condottiero Guglielmo II° re di Scozia detto il Leone.

Infatti statue di questo animale si trovano in ogni parte della città e nei territori occupati. C’è il leone in pietra seduto sulla scalinata di Palazzo Vecchio, con fra le zampe anteriori uno scudo con il giglio fiorentino, copia della statua di Donatello che si trova all’interno del palazzo.

Un altro sulla torre d’Arnolfo fa da banderuola (notizia trovata in un libro della Chiostri Pegazzano, riguardo al Decreto della Signoria, “come la Croce nelle chiese attesta che il Tempio è consacrato a dio, così il Leone significhi la libertà e la potenza della Repubblica Fiorentina“). Due leoni si trovano sopra la porta del nostro palazzo comunale a guardia del cartiglio dedicato a Gesù Cristo, altri sono sulle scale della Loggia dei Lanzi e sulle colonne. Alcuni si trovavano sui pilastri all’ingresso del ponte sospeso, adesso sono stati posti nei viali del parco delle Cascine, altri sono sulle porte delle abitazioni come battenti.

I soldati in battaglia andavano all’assalto al grido di Marzocco, anche oggi durante lo svolgimento della Giostra in armatura e dell’anello risuona ancora l’antico grido. Ed un torneo fra sbandieratori di varie città è dedicato all’animale simbolo di Firenze, il Trofeo Marzocco. Al gruppo storico vincitore viene donato la riproduzione in bronzo del leone che tiene fra le zampe anteriori lo scudo con il giglio.

Addirittura una strada è dedicata a questi animali via dei Leoni, dove si trovava un serraglio che li conteneva. Quando le leonesse figliavano era considerato di buon auspicio e si faceva festa grande. Erano accuditi da un guardiano stipendiato dal Comune, era esentato dalle tasse e poteva portare la barba, come segno di distinzione.

Un episodio avvenuto tanti anni fa racconta che dopo una battaglia vinta contro i pisani i prigionieri furono portati in catene a Firenze li venne fatto pagare una tassa d’ingresso come se si trattasse di maiali. Inoltre li fu fatto baciare le terga di un leoncino vivo.

Con il passare degli anni il serraglio, fu spostato in piazza San Giovanni vicino alla torre del Guardamorto. In quel periodo avvenne un fatto che il popolo considerò miracoloso. Una leonessa fuggi dal serraglio e si mise a gironzolare per la piazza mentre i presenti se la davano a gambe levate. Un bambino piccolo che stava giocando fu preso fra le fauci dalla belva. La madre vedendo ciò inizio ad urlare e a pregare la bestia di non far del male al piccolo e di lasciarlo andare. La bestia posò a terra delicatamente il bimbo e si fece catturare dal custode tornando nella gabbia.

Una leggenda narra che la notte in cui morì il Magnifico, mentre sulla città si scatenava una violenta tempesta, due leonesse si sbranarono e questo fatto fu considerato nefasto dai fiorentini.

Infine la gabbia fu trasferita dietro piazza San Marco vicino al giardino dei Semplici, finché nel 1776 al tempo di Pietro Leopoldo venne chiuso per sempre.

Alberto Chiarugi
Il Marzocco simbolo di Firenze.
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