Francesco Saverio Altamura, Matrimonio medievale, le nozze di Buondelmonte

La famiglia Buondelmonti di fede Guelfa era di nobiltà terriera e trasferiti in Firenze fino dal XII secolo. Si  imparentarono con gli Acciaiuoli (dalla cui famiglia nel ‘300, Niccolao Acciaiuoli, divenuto nel frattempo Gran Siniscalco del Regno di Napoli, avrebbe fondato la Certosa del Galluzzo sul Monte Aguto, per maggior prestigio della sua famiglia) e attraverso altri matrimoni per acquisire più potere.

Tutto sembrava filare per il meglio, fin quando nell’anno 1216 successe un episodio che avrebbe cambiato per sempre la vita di Firenze.

Durante un banchetto offerto da Mazzingo Tegrimi Mazzinghi, a cui invitò tutta la nobiltà di Firenze per suggellare una tregua fra le fazioni guelfe e ghibelline, successe un episodio sgradevole. Buondelmonte sedeva alla tavola vicino al suo amico Uberto Infangati con il quale divideva il cibo su di un vassoio, (era infatti usanza che a tavola due consorti dividessero il cibo contenuto in un vassoio di pane) quando avvenne il fattaccio.

Un giullare aizzato da Oddoarrigo Fifanti, con un gesto inaspettato tolse il vassoio ai due commensali. Il Buondelmonte reagì violentemente, ne nacque una rissa nella quale rimase ferito Oddoarrigo. Riuscirono a salvarsi uscendo precipitosamente e lasciando gli altri a meditare come vendicarsi dei due. Gli offesi si riunirono nella chiesa di Santa Maria Sopraporta, per decidere la punizione da dare come risarcimento all’onta. Dopo una lunga discussione fu deciso di dargli in sposa una figlia di Lambertuccio Amidei. Il Buondelmonti accettò. Tutto sembrava andare per il meglio finché il diavolo non ci mise la coda. Madonna Aldrada Donati saputo che Buondelmonti avrebbe sposato una Amidei, si fece avanti facendo conoscere al giovane la sua bellissima figlia, dicendogli che se l’avesse sposata i Donati avrebbero pagato la multa per l’annullamento della promessa di matrimonio.

L’uccisione di Buondelmonte. In Giovanni Villani, Nuova Cronica, ms. Chigiano L VIII 296 (Roma, Biblioteca Vaticana)

L’Amidei venuto a conoscenza del nuovo fidanzamento andò su tutte le furie, chiamò a raccolta i suoi accoliti; Lamberti, Fifanti, Arrighi, Gangalandi, e Uberti, per decidere come punire colui che aveva rotto il fidanzamento per sposare un’altra donna.  Si riunirono ancora una volta in Santa Maria Sopraporta ben decisi a dargli una punizione esemplare. Ci fu chi propose di dargli  una solenne bastonatura, finché Mosca de’ Lamberti con la famosa frase “cosa fatta capo ha”, mise fine alla discussione.

Venne deciso di ucciderlo il giorno di Pasqua, quando il Buondelmonti, sarebbe venuto in città per sposarsi. Venne il giorno che doveva essere di festa per il giovane, che elegantemente vestito passava il Ponte Vecchio per andare a sposare la bella Beatrice. Al piede del ponte, c’erano gli Amidei e i suoi consorti, che fermarono il cavallo e atterrarono il giovane con un colpo di mazza. Caduto a terra venne finito a pugnalate.

Questo cruento omicidio, divise la città in due parti, chi stava con i Buondelmonti chi con gli Amidei, scatenando violente risse in ogni parte. Alla fine dovette intervenne l’Imperatore, che mise fine alla diatriba fra i due schieramenti.

Alberto Chiarugi.
La famiglia Buondelmonti, la scintilla fatale.
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