Cacciata del duca d’Atene. Su muro del Carcere delle Stinche conservato in Palazzo Vecchio. Orcagna.

Morto Castruccio Castracani degli Antelminelli capo dei Ghibellini lucchesi, i Guelfi fiorentini tirarono un grosso sospiro di sollievo. Per risollevare le sorti appannate dopo le vicende per la conquista di Lucca, che restò a Pisa, decisero di chiedere aiuto ai francesi perché gli inviassero un nuovo Signore, capace di risollevare le sorti della città e per pacificare le varie anime; Magnati, Artigiani e popolo minuto, anche per togliere gli odiati Ordinamenti di Giustizia.

Il francese Gualtieri di Brienne Duca di Atene era già conosciuto essendo stato a Firenze al seguito di Carlo di Valois. Tornato in città nel 1342, prese modestamente alloggio dai frati di Santa Croce, aspettando di essere nominato Signore di Firenze.

Durante la sua permanenza presso i frati, ebbe la visita dei Magnati che chiesero di abolire gli odiati Ordinamenti di Giustizia, il Popolo grasso per chiedere di poter continuare i loro affari, il Popolo minuto per chiedere di migliorare la loro misera vita e di farselo amico.

Il 8 di settembre del 1342, accettò di divenire Signore e Capitano della Guardia, con le stesse condizioni offerte al Duca di Calabria. 

Convocò il popolo sulla Piazza dei Priori per far sapere che accettava la carica, ma alcuni facinorosi, scardassieri e popolo minuto, lo prevennero, e portandolo in trionfo verso verso il Palazzo della Signoria al grido; Sia Signore a vita.

I Priori si rinchiusero nel Palazzo cercando di resistere, ma furono indotti a cedere dalla folla che minacciava di sfondare la porta. Cosicché i Priori furono costretti ad uscire, lasciando al Duca il comando della città.

In un primo tempo della sua Signoria, cercò di accontentare il popolo minuto, creando ad arte dei Priori che solamente avevano il titolo e non il potere, scontentando così i Magnati e il popolo grasso.

Ben presto i fiorentini si accorsero chi veramente si erano messi in casa, un tiranno che pensava solo ad accumulare danaro ed eliminare i suoi avversari, mandandoli alle Stinche o giustiziandoli.

Deluse i Magnati, non eliminando gli odiati Ordinamenti di Giustizia e i popolani Grassi che deluse per la crisi delle Arti. Anche con i popolani minuti taglieggiandoli e uccidendo a suo piacimento.

Nel 1343 i fiorentini ormai stancatisi di questo tiranno che spadroneggiava, scontentando tutti, decisero di mettere fine a questa situazione. Il 26 luglio di quell’anno giorno di Sant’Anna, decisero che era giunto il momento di liberarsi dalla tirannia. Tutto il popolo si riunì senza distinzioni ed armatosi, si diresse verso il Palazzo dei Priori per farsi giustizia. Il tiranno avvertito dai suoi accoliti, si rinchiuse nel Palazzo pronto a difendersi dalla furia della folla, che si scagliò con violenza verso i suoi sostenitori.

Finalmente il Vescovo con una scorta di cittadini, intavolò con lui una trattativa affinché lasciasse la città senza altro spargimento di sangue. Ciò avvenne nel giorno 6 agosto, il Duca uscì dal Palazzo per una scala segreta, lasciando per sempre la città.

La leggenda vuole che, Sant’Anna stessa consegnasse agli insorti le bandiere con la Croce del Popolo, come si vede in un affresco conservato in Palazzo Vecchio, mentre il Duca fugge a cavallo portandosi il denaro estorto ai fiorentini, ed una statuetta di un diavolo sul protettore; il Bafomet.

Da quel giorno fu stabilito che Sant’Anna divenisse co-patrona della città, che venisse fatta festa con una processione per tutta la città, per arrivare ad Orsanmichele per l’offerta dei ceri ed una messa solenne.

Ancora oggi dopo tanti secoli, il giorno di Sant’Anna, Orsanmichele viene addobbata con le bandiere delle Arti, passa in Piazza della Signoria e con il Sindaco ed il Gonfalone, e in corteo si recano al Duomo per accogliere il delegato del Vescovo che celebrerà la messa a ricordo di questo antico avvenimento.

Roberto Chiarugi
La Festa di Sant’Anna 26.07.2018
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