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I’ sasso di Dante

Chi sa se questa leggenda è vera dato che “Chi siede sulla pietra fa tre danni: infredda, diaccia il culo e guasta i panni” (detto fiorentino) e Dante era troppo furbo per cadere in questo errore. Avrà quindi Dante sostato seduto su un sasso?

Comunque sia la storia è  questa.

Tutti sappiamo che Dante è  stato un grande poeta, che è  il padre della lingua italiana, che era sagace e non pusillanime nel giudicare le persone; quanti ne ha messi all’inferno? Compreso il suo maestro Brunetto Latini che riposa nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Fra le altre cose Dante era dotato di una memoria straordinaria, la testimonianza di questa straordinaria memoria ci viene da un’aneddoto.

Il sommo poeta aveva usanza di girare per Firenze sia in riflessione che in cerca di ispirazione, ispirazione spesso fornita dalla conoscenza occasionale di quel tale o quell’altro passante. Per riposarsi talvolta si sedeva su un sasso poco vicino al cupolone del Duomo da cui poteva scorgerne la costruzione. Il sasso in oggetto, secondo la leggenda, è quello in fotografia,posto in piazza delle Pallottole.

Un giorno il Sor Dante se ne stava seduto su quel sasso e un passante riconosciuto il poeta, da buon fiorentino, decise di stuzzicarlo. “Buongiorno messere, icchè ti piace di più da mangiare?” Dante, perso nei suoi pensieri rispose semplicemente “L’ovo sodo“.

Due anni dopo, lo stesso passante, ritrovò Dante sempre sul medesimo sasso e sempre da irriverente fiorentino volle sfidare la memoria del grande poeta. Si avvicinò e rapido domandò “co’ icchè?“. Dante non batté ciglio e rapido rispose “Co i’ sale“.

Questo episodio testimonierebbe quanto prodigiosa fosse la sua memoria, tanto da ricordarsi un episodio di poco conto di un’anno prima e questo nonostante il suo lavoro e la partecipazione alla vita cittadina.

Come dicevo quel sasso esiste ancora ed è segnalato da una targhetta che ricorda chi lo usava, lo potete trovare in Piazza delle Pallottole a destra della cupola del Duomo dopo via dello studio, vicino al “rifrullo del diavolo

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni

 

La memoria di Dante
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2 pensieri su “La memoria di Dante

  • 18 ottobre 2016 alle 1:53
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    Carina la storia del rifrullo del diavolo. Molto meno carino invece la storia sulla memoria di Dante che tutti i fiorentini conoscono a memoria. A proposito vi siete dimenticati che l’ovo era “sodo”!
    Tanto per cominciare senza nulla togliere alla “grandezza” di Dante come poeta che ho sempre ammirato c’è da dire che Dante era un uomo e come tale anche lui aveva i suoi piccoli difetti e all’inferno ci metteva oltre alle persone che sicuramente lo meritavano anche chi gli era antipatico, chi gli aveva fatto dei torti ed anche persone che non se lo meritavano affatto come p.e. Papa Celestino V. In Paradiso pure, oltre alle persone che sicuramente lo meritavano ci ha messo anche persone che avrebbero dovuto andare dritte all’inferno. Quindi anche il sommo poeta sbagliava. Non solo, Dante è considerato il padre della lingua italiana, ed è stata lì la sua grande fortuna che gli ha permesso di essere ricordato nei secoli, perchè il suo capolavoro lo scrisse in italiano (fiorentino arcaico) anzichè in latino in modo che potesse essere capito da tutti e non da un’elite. Inoltre dato che al 90% il poema lo scrisse durante l’esilio e lui era alla corte di quello o quell’altro signore, non si sa bene a fare cosa, possiamo solo immaginarcelo perchè Dante non ha lasciato scritto niente della sua biografia, i suoi canti via via che erano pronti venivano letti alle corti dei signori come se fossero testi di teatro, di divertimento e da qui si spandevano poi per la città, le campagne e si diffondevano un pò ovunque. Succedeva quindi che a veglia i contadini analfabeti sapessero a memoria interi canti della Commedia e la recitassero agli altri. Ecco come Dante divenne conosciuto, famoso e grande oltre alla sua indubbia bravura.
    Purtroppo c’è una frase in quello che avete scritto che mi ha fatto un pò arrabbiare perchè è una frase senza senso e anche con un bell’errore storico: “nella Firenze dell’epoca succedeva di tutto…..” che vuol dire ? Se la gente non sa chi erano i guelfi e i ghibellini e poi i bianchi e i neri che senso ha? La congiura dei Pazzi avvenne dopo circa un secolo la morte di Dante ed è questo l’errore a cui accennavo prima.
    Beatrice Portinari, Dante non l’ha mai corteggiata, il loro era un amore solo platonico ed impossibile!
    Infine, come ho già scritto Dante il suo poema non l’ha scritto a Firenze, ma in esilio, questo sembra abbastanza provato dagli storici che si sono occupati della sua biografia, per cui se era distratto lo era per tutt’altri motivi…….

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    • 18 ottobre 2016 alle 9:35
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      Salve, errori, se si può parlare di errori, che mi hanno già fatto notare. Cambierò l’assetto della frase omettendo i riferimenti storici che erano solo un modo per evidenziare i tanti eventi storici rispetto ad un ricordo di poca importanza. Comprendo che per qualcuno assume il significato scritto e basta e non ciò che volevo evidenziare. Grazie per il suo contributo.
      Jak

      Rispondi

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