Se cercate il significato di piagnone sul dizionario (Treccani) trovate: “piagnone /pja’ɲone/ [der. di piagnere], fam. – ■ s. m. (f. -a) [chi piange o si lamenta in continuazione], in pratica sono coloro che per ogni sciocchezza si sciolgono in lacrime e lamenti. Pochi sanno che erano chiamati cosi anche i seguaci del Savonarola il domenicano che urlava al malcostume e chiedeva il rigore religioso e di comportamento, mirando alla teocrazia più pura. Non solo, dato che il frate era ospite e predicante in San Marco, prese il nome Piagnona anche la campana di San Marco usata per richiamare i piagnoni alle prediche di Savonarola.

Questa campana, al momento che il Savonarola era in pericolo perchè assediato e poi arrestato, suonò ininterrottamente per richiamare l’aiuto dei concittadini presso San Marco, ma lo fece con poco successo in quanto davvero in pochi si mossero per aiutare il frate, infatti sappiamo che fine ha fatto. Insomma in quell’8 aprile del 1498, mentre la Piagnona scampanava, davanti a San Marco la coalizione degli “arrabbiati” di Tanay de’ Nerli e i “Compagnacci” ebbero la meglio. Tanay non si accontentò solo di avere il frate, volle anche il simbolo e il richiamo del Savonarola, la Piagnona.

La campana fu calata e messa a dorso di mulo, fatta girare per la città in modo da essere schernita, derisa e colpita da frustate, sassate oltre che da sputacchi vari. Insomma doveva essere umiliata la campana e non il frate a cui toccava solo il rogo. In particolar modo Tanay de’ Nerli si scagliò contro la campana inerme, addirittura volle che uscisse dalle mura di Firenze per più rientrarci. La campana fu donata alla appena nata francescana San Salvatore al Monte e issata sul campanile.

Non molto tempo dopo, a Prato, dove svolgeva il suo ruolo di Podestà, fu trovato morto, come soffocato, Tanay de’ Nerli. Fu tumulato presso la sua cappella di famiglia a San Salvatore al Monte dopo una solenne messa caratterizzata dal fatto che la Piagnona suonò, di nuovo per la prima volta dopo il trasferimento, per Tanay.

Non si sa come, forse a causa dei piagnoni residui, cominciò a girare la voce che la campana aveva mandato il diavolo a soffocare Tanay in modo da poterlo salutare lei, personalmente, con il suo scampanio.

In seguito la campana rientrò a Firenze sul suo campanile di San Marco ed oggi è ancora li conservata inerte in bellavista; forse dovrebbe dare una scampanata per far tornare un poco di rigore fra coloro che malamente ci amministrano.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
La Piagnona e la vendetta.
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