Chiunque sia entrato in Santa Trinita, avrà notato nella cappella sulla destra dell’altare, un crocifisso dalle origini miracolose. La tradizione vuole che quel dipinto sia stato realizzato nell’XI secolo, mentre in realtà è molto probabile la sua datazione al Quattrocento.

La storia di questo crocifisso si lega indissolubilmente alla storia di San Giovanni Gualberto.

Il crocifisso proviene dalla chiesa di San Miniato al Monte, e per trasferirlo nella chiesa di Santa Trinita fu  fatta una solenne processione.

Ma partiamo dall’inizio.
Giovanni Gualberto Visdomini visse attorno all’anno 1000; era uno dei figli di un nobile fiorentino e suo fratello Ugo, durante una battaglia causata dalle faide tra le diverse fazioni, venne ucciso. Giovanni Gualberto si risolse a volerne vendicare la morte.

Trovandosi a cavalcare dalle parti di Porta San Miniato, rientrando in Firenze si trovò di fronte all’uomo che aveva ucciso suo fratello.

Come l’uomo si rese conto di aver di fronte il fratello di colui cui aveva tolto la vita, sapendo che questi aveva giurato di vendicarsi, vistosi perso, si gettò a terra incrociando le braccia sul petto e abbassò il capo, in attesa che Giovanni Gualberto, con un colpo di spada, glielo staccasse dal collo. Giovanni, colpito soprattutto dalla croce che le braccia dell’omicida tracciavano, rinunciò a colpirlo, nonostante avesse già sguainato la spada.
La leggenda narra che Giovanni Gualberto, volendo ringraziare Dio per avergli concesso la facoltà di reprimere i sentimenti malvagi, corse al galoppo sul suo destriero fino alla basilica di San Miniato. Giunto davanti al crocifisso si inginocchiò e questi, in segno di assenso, chinò il capo su un lato. Giovanni Gualberto fu pervaso da sentimenti di cristiana carità di fronte a questo miracolo e scelse di abbandonare la vita brillante, ritirandosi nel monastero di San Miniato.

In seguito Giovanni Gualberto lasciò il monastero benedettino per trasferirsi con alcuni seguaci a Vallombrosa, fondandovi l’abbazia che ancora oggi possiamo ammirare; pare che l’abbandono del monastero di San Miniato sia stato dovuto a dissapori con l’abate, accusato di simonia.

La chiesa di Santa Trinita venne eretta nel Duecento, sulle fondamenta della chiesa di Santa Maria dello Spasimo, che proprio i vallombrosani avevano costruito.

Nella cripta e nella controfacciata di Santa Trinita è ancora possibile vedere i resti della vecchia chiesa.

L’ultimo miracolo in vita di San Giovanni Gualberto riguarda proprio l’istante del suo trapasso, quando, nel monastero di Passignano, il suo angelo custode si palesò a tutti per assisterlo nel momento della dipartita.

Era il 12 luglio 1073 ed ogni anno, fin quasi ai giorni nostri, il giorno del 12 luglio in Santa Trinita era d’uso attingere l’acqua da un pozzo che si trova nella sacrestia.

L’acqua di questo pozzo, benedetta, era esposta ai fedeli e si dice che provenisse da una fontana dell’abbazia di Vallombrosa, in cui sarebbe caduta una scarpa di San Giovanni Gualberto e per questo considerata miracolosa.

Naturalmente, i fiorentini, non persero l’occasione per trovare un soprannome a quest’acqua benedetta, che divenne prontamente “acqua della ciabatta”.

Gabriella Bazzani
L’acqua della ciabatta nella chiesa di Santa Trinità.

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