Filippo Brunelleschi

Firenze Settembre 1419

Messer Brunelleschi, Messer Brunelleschi.

Gridavo per strada per fermare Filippo Brunelleschi che come al solito camminava di passo svelto e immerso nei suoi pensieri. Non dovevo essere troppo insistente, tutti conoscevano il carattere scontroso che aveva e restargli antipatico di primo acchito non era la cosa migliore da fare dato che volevo fargli qualche domanda per un’intervista.

Tentai di nuovo

Messer Brunelleschi, Messer Brunelleschi.

Il Brunelleschi si fermò, appariva scocciato, certamente avevo interrotto qualche pensiero e il rischio di essere preso a maleparole aumentava, dovevo giocarmela bene. Era quasi l’ora del desinare ed ebbi la brillante idea di proporgli di mangiare qualcosa assieme.

B: Io non la conosco messere, perchè vuol mangiare con me.

J: Mi perdoni se la disturbo, vorrei farle qualche domanda per la Rivista Fiorentina, ma non voglio sottrarle tempo prezioso e quindi pensavo che si potesse unire l’utile al dilettevole. Anche lei dovrà mangiare no?

Sembrava l’avessi preso alla sprovvista.

B: Si devo mangiare e il suo pensiero non fauna piega. Mangiamo insieme e mi chieda ciò che vuole.

J: Bene, non siamo lontano dalle Bertucce, andiamo li, so che gli è arrivato del buon vino Malvagìa (Malvasia).

Entrati alle Bertucce molti messeri si voltarono a salutare ed ossequiare il Brunelleschi, l’osteria era frequentata da molti artisti e fra loro si conoscevano. Uno addirittura si alzò e gli venne incontro per omaggiarlo. Un uomo con il viso scolpito e un’abbondanza di riccioli.

B: Posso presentarle Giuliano d’Arrigo detto il Pesello

J: Salve messere, sono lieto di conoscerla.

I due scambiarono qualche parola mentre io cercavo dove sederci. Brunelleschi mi raggiunse dopo pochi minuti.

B: Allora, sentiamo, che vuol sapere?

J: Mi perdonerà l’ardire, ma è argomento sulla bocca di tutti, siete rimasti in due dei diciassette partecipanti al concorso per la cupola del Duomo, lei e Lorenzo Ghiberti, come pensa finirà? Otterrà l’assegnazione?

B: Che vuole che ne sappia io, certo è che le mie idee son diverse dal passato e ciò che voglio fare non si è mai visto prima. Son sicuro che se sceglieranno me si parlerà per tanto tempo di quest’opera – e con un sorrisetto sornione – e forse non la capiranno mai fino in fondo.

J: Se risultasse vincitore chi nominerebbe come suo vice?

B: L’ha appena conosciuto, nominerei il Pesello, persona di cui fidarsi e di cui mi fido.

J: I suoi modelli lignei erano molto belli e bellissimo il progetto, crede possano bastare per convincere i giudici?

Un’ombra passò sul volto del Brunelleschi, per un secondo la sua spavalderia scomparve.

B: Lei pensa che non bastino? In realtà sto già modificando il modello ligneo, l’è “grande come un forno” e lo sto abbellendo e migliorando, che altro posso fare per convincerli, costruirli la cupola in una notte.

Terminò la frase con un pugno sul tavolo che fece girare tutti i commensali verso di noi. In quel momento arrivò l’oste. Allora messeri, che vi porto?

B: Per me Carabaccia, pane e Malvagìa.

J: Uguale per me.

Brunelleschi rimase silenzioso qualche istante poi…

B: Forse non è una cattiva idea.

J: Quale messere?

B: Costruirgli la cupola in una notte.

J: Come sarebbe a dire?

B: Mio buon amico, chiacchierar con te mi porta idee geniali, gli costruirò un modello di mattoni e calcina e vedrai se non mi affideranno l’opera.

Si girò verso gli altri tavoli, cercava qualcuno, poi a gran voce urlò: ” Nanni, Nanni, vien qua.

Un uomo con incipiente stempiatura e barba folta si avvicinò.

B: Vi presento Nanni di Banco, un caro amico e ottimo scultore.

J: Piacere messere.

Nanni grufolò un saluto.

B: Ascoltami, rintraccia Donatello, mi è venuta un’idea e ho bisogno di entrambi.

Nanni grufolò di nuovo, ma Brunelleschi sembrò averlo capito e tornò a sorridere sornione.

J: Insomma avete avuto l’idea di costruire una cupola modello?

B: Veramente l’idea me l’avete fatta venire voi, gli monterò una cupola accanto al Duomo, di mattoni e calce, con la tecnica che io propongo e vedranno se è realizzabile o no, niente impalcature, starà su da se. E adesso basta interviste, si mangia.

Alzo il bicchiere e con la voracità che solo la soddisfazione può dare tracannò un bicchier di vino.

Tutti sappiamo come poi è andata a finire e credo che nessuno possa non aprir la bocca davanti al nostro cupolone, esattamente come Brunelleschi l’apriva per ingollare le cipolle in zuppa.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Le interviste impossibili: Filippo Brunelleschi.

4 pensieri su “Le interviste impossibili: Filippo Brunelleschi.

  • 8 novembre 2018 alle 0:52
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    Bravo Jak, questa intervista mi è piaciuta molto. Complimenti! Neanche me l’aspettavo è vero, però sei stato bravo e originale!
    Lucia

    Rispondi
  • 3 novembre 2018 alle 10:26
    Permalink

    Complimenti veramente, mi farebbe piacere di saperne di più sulaa vostra rivista.

    Rispondi
    • 3 novembre 2018 alle 10:54
      Permalink

      E’ una rivista on line con una piccola redazione di persone che amano Firenze e scrivono, fotografano, raccontano questa bella città. Se hai domande più specifiche saremo felice di risponderti alla mail redazione@florencecity.it
      Jak

      Rispondi

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