Tutti lo sanno, Firenze conserva la maggior quantità d’opere d’arte del mondo. Addirittura abbiamo sotterranei con opere mai viste dal pubblico e non abbastanza sedi dove esporle. Il fiorentino però non si lascia abbattere dai problemi e arriva a concepire la strada come museo per opere che tutto il mondo ci invidia. Le buche fiorentine, questo il nome di questa mostra mostro che spero di farvi apprezzare con qualche fotografia. Non posso certo esporvi ogni singola opera, ma ho potuto raccogliere una cernita delle più rappresentative che di sicuro apprezzerete. Non perdiamoci in preamboli troppo lunghi e cominciamo la carrellata fotografica.

Le prime opere che vi presentiamo sono dell’artista Sgretol Giorget, un contemporaneo che si dimostra meticoloso nella progressione buchesca.

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L’opera si chiama “L’inizio della buca” del noto artista Sgretol Giorget. Si può osservare che nonostante si tratti di un’opera giovanile presenta già le qualità artistiche necessarie per evolvere secondo i valori classici della buca compiuta.
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Buca in evoluzione” dimostra come la progressività di Sgretol Giorget sia attenta e meticolosa, non lascia vacui dubbi sull’evoluzione del tempo ma lo stabilizza momento per momento.
 

 

 

 

 

 

 

 

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Il coronarsi del percorso temporale rende l’opera di Sgretol Giorget completa e raggiunge l’apoteosi in “Buca con toppa” dove l’artista non solo evidenzia il tentativo riparatore ma il perdurare dell’evoluzione buchesca.

Altri artisti affrontano il tema senza una evoluzione temporale ma segnando l’opera rispetto ad altre componenti stradali, rendendo il tema maggiormente affascinante. Ne sono un esempio lampante le opere di Tombin de’ Annassi come potete osservare da queste tre foto che non ne descrivono il patos fino in fondo.

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Tombino in buca” è una delle opere maggiori di Tombin de’ Annassi. Un’opera che esalta la pericolosità intrinseca dell’arte spingendosi spesso verso una ricerca dell’imperfetto stradale.
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Anche in questa opera dal nome “Buca con spigolo” il maestro Tombin de’ Annassi evidenzia il pericolo intrinseco dell’opera stessa, un sobbalzo potenzialmente fatale.
 

 

 

 

 

 

 

 

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Tombin de’ Annassi dimostra in questa opera dal nome “Buca zebrata” che riesce a diversificarsi artisticamente allontanandosi dal cliché classico espandendosi anche verso diversi pericoli.
Un altro artista veramente poliedrico è Nard Comun che riesce a combinare il tema artistico con elementi naturali e preesistenti. Decisamente all’avanguardia rispetto a suoi maestri come Mattia Ranzizi. Queste tre sue opere.

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Buca con porfido” è una classica opera di Nard Comun. Attuale e allo stesso tempo antica, ieri ed oggi contemporaneamente rappresentati. Notate i margini progressivamente evidenziati portando in evidenza addirittura tre strati temporali.
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Buca con terra” esprime il grande desiderio di Nard Comun di avvicinarsi alla natura, riscoprire antichi terreni ancora fertili. Notate la vicinanza ad elementi vegetali come ad indicare il primordiale.
 

 

 

 

 

 

 

 

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Infine “Buca con toppa evoluta in buca con sassi” dove Nardel Comun tocca l’apoteosi andando oltre la nuda terra per arrivare al tempo della pietra e il esalta il dualismo con il tentativo umano di contrastare il ritorno alle origini.

Veniamo infine al maestro indiscusso di tutti questi artisti, colui da cui ognuno di essi ha tratto ispirazione, Mattia Ranzizi. Nonostante l’evoluzione di questo artista che da locale è diventato nazionale si percepisce ancora oggi in Firenze la sua vena artistica denominata a Bomba. La sua visione è infatti più ampia e spazia in descrizioni ampie esplodendo nell’esposizione.

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Questa opera giovanile di Mattia Ranzizzi dal nome “Buche pedonali” denota già la sua visuale ampia, non limitata all’opera locale ma destinata ad opere artistiche di maggior impegno e rilievo.
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Buche ripetitive” allarga ancora di più gli orizzonti. Da questa opera Mattia Ranzizi è già proiettato come artista nazionale e con visioni già internazionali che come vedremo arrivano ad interessare le gallerie finanziarie mondiali.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bucheggiando” è un’opera di visione ampissima, forse l’apoteosi dell’artista prima che lasciasse Firenze per gallerie artistiche romane. Oltre all’aspetto buca nell’opera si vede già la sua propensione al nascondere pur mettendo in evidenza. Opere fiorentine come queste hanno lasciato il segno a Firenze e influenzato i suoi discepoli.

Nel terminare questa panoramica artistica non possiamo esimerci dal ringraziare il Comune di Firenze per la costanza con cui preserva queste opere per renderle sempre fruibili ai fiorentini ed ai turisti tutti che certamente riporteranno in patria il loro stupore davanti a siffatte opere. Questo è ciò che oggi rende orgogliosi i Cittadini fiorentini, sapere che nonostante il passato glorioso Firenze è ancora artisticamente un passo avanti nel mondo tanto da renderci invidiati con numerosi tentativi di emulazione sia romani che milanesi che di tantissime altre città italiane.

[cml_media_alt id='32']Jacopo Cioni[/cml_media_alt]
Jacopo Cioni
Le Opere d’arte fiorentine: le buche.
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2 pensieri su “Le Opere d’arte fiorentine: le buche.

  • 3 novembre 2016 alle 11:13
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    Solo il “geniaccio” fiorentino poteva concepire un’immaginazione cosi’ completa. Solo un dubbio in proposito: il “buo” ha lo stesso sviluppo e genesi di una buca?

    Rispondi
    • 3 novembre 2016 alle 13:54
      Permalink

      ahahaha irriverente Enrico, delle cascine parlerò in seguito…ahahahhaha
      Jak

      Rispondi

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