Questo proverbio ha una chiara derivazione medievale ma è incerto il luogo di origine poiché tante erano le avversarie della Repubblica di Pisa. I pisani infatti in tempi diversi hanno attaccato e saccheggiato Lucca o intrapreso violente dispute con Firenze e Genova, che spesso degeneravano e si trasformavano in cruenti battaglie.
Occorre dire che ai tempi delle Repubbliche Marinare, nel momento di massimo splendore della sua storia, Pisa inviava i propri esattori a riscuotere i dazi nelle altre città. Ma quando un messo si presentava in una casa dove era si era verificato un decesso nel corso dell’anno solare, la famiglia veniva esentata dal pagamento delle tasse.
Per questo motivo la frase “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” significava alla lettera che, per assurdo era preferibile che fosse morto uno di famiglia piuttosto che dover pagare le imposte quando l’esattore pisano batteva all’uscio di casa.
Si tratta comunque di un detto nato spontaneamente con il trascorrere del tempo dai diversi popoli della Toscana per celebrare le rivalità che si sono cementate nei secoli tra Pisa e le altre città.
Quando si enuncia il proverbio, di solito i pisani rispondono: “che Dio t’ascolti”!
(da “ADAGI CON BRIO” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Franco Ciarleglio
Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio.
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Un pensiero su “Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio.

  • 21 maggio 2017 alle 23:55
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    Ecco ritornando a quello che ho scritto per il “rilancio della passione fiorentina”, questa espressione mi sembra veramente becera, i pisani fanno bene a ripondere in quel modo!

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