Il ponte di Rubaconte è il ponte che seguendo lo scorrere dell’Arno viene subito prima del Ponte Vecchio. Non lo trovate? Per forza questa era la sua posizione quando esisteva, oggi al suo posto c’è il ponte alle Grazie.

Il ponte fu costruito nel 1237 per unire il rione di San Niccolò e il quartiere di Santa Croce, era il terzo ponte costruito a Firenze dopo il ponte Vecchio e il ponte alla Carraia del 1218 interamente in legno. Una curiosità, il ponte alla Carraia era chiamato ponte nuovo e il ponte Vecchio fu chiamato vecchio proprio perchè più vecchio di quello alla Carraia.

Nella realtà delle cose il ponte a Rubaconte è stato il ponte più vecchio di Firenze fino al 1944 quando fu fatto saltare dai tedeschi in ritirata. Infatti il primo ponte Vecchio non resistette all’alluvione fiorentina del 1333 che lo demolì, mentre il ponte a Rubaconte, più solido, gli resistette. Il ponte Vecchio fu quindi ricostruito e quindi diventò secondo per longevità. Primo rispetto anche al ponte alla Carraia che andò giù sia nel 1269 che nel 1333.

Assume il nome ponte a Rubaconte perchè fu costruito per volere dell’allora podestà messer Rubaconte da Mandello. Il punto di edificazione scelto era il punto più largo del fiume Arno e il giorno dell’inizio dei lavori lo stesso podestà Rubaconte posò la prima pietra fermata da lui stesso con la prima calcina. Il ponte è stato realizzato su un disegno attribuito dal Vasari a Jacopo Tedesco, detto Lapo.

In origine il ponte aveva una struttura a nove arcate, due di queste furono sacrificate nel 1347 per ampliare piazza dei Mozzi di la d’Arno e poi ancora un’arcata fu sacrificata nel 1876 per costruire il lungarno Seristori e Torrigiani, riducendolo alla fine a 6 arcate.

Nel 1273 il ponte rappresentò il punto d’incontro per le due fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Alla presenza del pontefice Gregorio X fu siglata una pace che però durò solo quattro giorni con ostilità anche peggiori di prima.

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Caratteristi costruzioni in corrispondenza dei piloni

Il ponte Rubaconte presentava sulle pigne numerose casette di legno, all’inizio tabernacoli poi trasformati in cappelle nel 1471, poi in dormitori e botteghe. La struttura che si delineava era similare a quella del ponte Vecchio, ma con la differenza che le strutture edificate erano solo in corrispondenza dei piloni.

Molto interessante il racconto di Luciano Artusi sull’uso di una di queste botteghe durante la sua intervista.

Due di questi edifici erano oratori, uno dedicato a santa Caterina e l’altro dedicato alla Madonna del Soccorso a cui molti del popolo erano devoti per i miracoli di cui era artefice. Il popolo la chiamava Santa Maria delle Grazie, da qui il nome al ponte che sostituì Rubaconte dopo la seconda guerra mondiale, diventando il ponte alle Grazie, ma questa è un’altra storia.

Due di questi edifici accolsero due monasteri femminili, uno delle “Romite del Ponte” dette dell’Arcangelo Raffaello e quello delle “Murate”. Nel 1320 dodici donne vollero seguire l’esempio di monna Apollonia si fecero recludere volontariamente in una casupola del secondo pilone del Ponte Rubaconte vivendo in estremo disagio nella preghiera e potendo contare solo sulle elemosine per la sopravvivenza. Per questa ragione assunsero, per la gente, il nome “murate”, addirittura sembra che parte delle cellette fossero all’interno dei piloni, delle pigne che sorreggevano il ponte. Quest’ordine divenne molto famoso tanto che le consorelle aumentarono molto rendendo impossibile ospitarle tutte nell’esile struttura sopra il ponte, per questa ragione nel quattrocento furono trasferite in un monastero in via Ghibellina che infatti assume il nome, ancora oggi è lo stesso, di “Le Murate”. Dopo essere stato un monastero fu un carcere ed adesso è stato riqualificato con appartamenti e luoghi di aggregazione.

Nel 1876 si decise di far passare la tranvia sul ponte e per ottenere lo spazio necessario furono abbattute tutte le sovrastrutture, non solo le spallette furono sostituite con delle ringhiere in ghisa, questo cambiò radicalmente l’aspetto del ponte a Rubaconte. Il tabernacolo di Santa Maria delle Grazie fu sposato nell’attuale lungarno Diaz in un oratorio che assunse il nome della santa.

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Il sommo Dante
Il ponte a Rubaconte compare anche nell’opera letteraria del sommo Dante: Canto XII Purgatorio, versetto 100-105

“Come a man destra per salir al monte

dove siede la chiesa che soggioga

la ben guidata sopra Rubaconte

si rompe del montar l’ ardita foga

per le scalee che si fero ad etade

ch’ era sicuro e’l quaderno e la doga”

Tradotto vuol dire che per salire alla chiesa di San Miniato al Monte che domina Firenze (ben amministrata… ehehehe) dall’alto si potevano usare le scale vicino al Ponte a Rubaconte sull’Arno; usando le scale la fatica era minore. Inoltre si allude al fatto che le scale erano state fatte quando non c’erano frodi ne falsità . (Questa è la traduzione letterale a braccio 🙂 )

 

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Jacopo Cioni

 

Ponte al Rubaconte
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4 pensieri su “Ponte al Rubaconte

  • 3 gennaio 2017 alle 22:03
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    non conoscevo niente del vecchio ponte …mi e`piaciuto molto…e`stato cosi`descrittivo che sono riuscita a “vedere”le suore che poi sono state portate alle murate ….molto..molto interessante….grazie!!! Graziella Coppoli

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  • 27 dicembre 2016 alle 8:53
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    Grazie x la storia del ponte rubaconte molto interessante e sconosciuta a molti ! Saluti Antonietta Chianucci

    Rispondi
    • 4 gennaio 2017 alle 0:17
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      Ci sono tante storie sconosciute ai più ed anche a me che è bello scoprirle e raccontarle.

      Rispondi

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