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Ponte Vecchio

La storia viene raccontata dai vincitori, questo di solito si dice, ed è vero, ma talvolta possono essere i perdenti a falsificare le carte, oppure ne i vincenti ne i perdenti hanno mai saputo esattamente che cosa è successo nella realtà e hanno dedotto falsificando di fatto la storia stessa.

Siamo nell’agosto del 1944, per la precisione nella notte fra il 3 e il 4.

Il racconto che mi appresto a scrivere deriva da una testimonianza pubblicata su un volume edito da Maria Cristina de Montmayor dal titolo “Di pietra e d’oro”. In questo volume gli autori raccontano la storia del Ponte Vecchio. Fra le altre cose riportano una testimonianza di una signora che si chiama Lucia Barocchi la quale, ormai molto anziana, decide di raccontare la verità su come il Ponte Vecchio è sopravvissuto al ritiro dei tedeschi da Firenze, un ritiro caratterizzato da esplosioni successive di tutti i ponti di Firenze, tutti tranne il Ponte Vecchio. La storia ufficiale racconta che Hitler, o chi per lui, decise di risparmiare il Ponte Vecchio e non farlo detonare. La signora Barocchi ci racconta una storia diversa, la storia di un’eroe fiorentino che nessuno conosce.

Questo eroe si chiamava Burgassi ma tutti lo chiamavano Burgasso. Il Burgasso era sciancato a causa degli esiti di una poliomielite, si muoveva visibilmente con difficoltà ma questo non gli aveva impedito di darsi da fare, mantenersi lavorando. Una persona umile ma sveglio e onesto, una di quelle persone di cui ci si poteva fidare e sempre pronte ad aiutare. La sua onestà era riconosciuta proprio nel compito affidatogli dai gioiellieri di Ponte Vecchio, aprire al mattino e serrare alla sera le pesanti ante di chiusura delle vetrine dei gioielli. Il buon Burgasso svolgeva questo suo compito con solerzia e precisione a tutte le botteghe del ponte.

La signora Lucia Barocchi lo ricorda bene dato che è un’esponente di una delle antiche e famose famiglie di gioiellieri che avevano la bottega sul ponte. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, la signora Barocchi entrò a conoscenza di questo segreto, un segreto celato per anni da marito e moglie, Enrichetta e Luciano. Luciano era un altro uomo all’antica che Burgasso, ormai anziano, aveva scelto per succedergli nel lavoro ed Enrichetta era la moglie di Luciano, una donna che aiutava il Burgasso nelle faccende domestiche.

Questa testimonianza, il segreto, era stato celato per anni per paura che si potessero generare ritorsioni verso il Burgasso. Anche a guerra finita sappiamo tutti che ci sono stati molti strascichi per lungo tempo.

«Un giorno di qualche anno fa – racconta la signora Lucia Barocchi – venne a a trovarmi insieme al marito Luciano, che Burgasso, ormai anziano dall’agosto del 1944 aveva preso come aiutante, la moglie Enrichetta.  Anche Luciano era un uomo specchiatissimo, perché Burgasso non avrebbe potuto scegliere altrimenti». La voce della Barocchi s’incrina. «Se ci ripenso provo ancora lo stupore che mi scosse davanti a quella rivelazione, seppure mi venisse confermato ciò che avevo sempre sospettato. Non fu Hitler a decidere di non far esplodere Ponte Vecchio nella notte tra il 3 e il 4 agosto del 1944. È leggenda quella. A me, a tanti fiorentini, è sempre parso strano che un barbaro come il führer prendesse una decisione così saggia, a fronte delle mine già disposte e dalla zona evacuata. Io ero tra gli sfollati ospitati a Boboli, tutti attendevamo con dolore che quel pezzo di Firenze, e della nostra vita, cadesse giù. La cosa incredibile è che fu merito di Burgasso, che i tedeschi credevano non capisse niente, quindi lo lasciavano circolare liberamente. Lui aveva visto tutto. Sapeva dove erano gli allacciamenti delle mine».

La testimonianza di Lucia Barocchi è raccontata in una lettera, forse stimolata dalla telefonata di pochi giorni prima. Una telefonata ricevuta da Luciano che a causa di una grave operazione e vedendo ancora poca vita davanti a sé ha lasciato la Lucia depositaria ultima della verità. Una frase che Burgasso disse a Luciano prima delle esplosioni: «Luciano, e noi non non s’ha da fare nulla per la nostra povera Firenze?» Il Burgasso condusse Luciano nel punto esatto dove i fili delle mine erano stati allacciati, in via de’ Ramaglianti, dietro Borgo San Jacopo. E rischiando la vita, li staccò, diventando di fatto un eroe sconosciuto.

Sarebbe bello avere una foto del Burgasso per poterla mostrare, ma questo genere di eroi non hanno un volto e spesso nemmeno un ricordo. Grazie alla signora Lucia Barocchi almeno il ricordo da tramandare è stato possibile annoverarlo alle cronache di quegli anni.

[cml_media_alt id='32']Jacopo Cioni[/cml_media_alt]
Jacopo Cioni

Riferimenti

http://www.intoscana.it/site/it/articolo/Libri-due-artigiani-salvarono-Ponte-Vecchio-dalla-cieca-furia-nazista/

http://www.ansa.it/pmi/notizie/regioni/2016/10/27/orafi-salvarono-ponte-vecchio-dalle-mine_4b23cad3-d436-4e3a-a080-7b243974a396.html

http://www.toscanatv.com/leggi_news?idnews=AA182046

http://firenze.repubblica.it/hermes/inbox/2016/10/26/news/l_amico_dei_gioiellieri_che_salvo_dalle_mine_il_ponte_vecchio-150653750/

Ponte Vecchio, una storia da cambiare, 3 e 4 agosto del 1944.
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3 pensieri su “Ponte Vecchio, una storia da cambiare, 3 e 4 agosto del 1944.

  • 7 aprile 2017 alle 9:55
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    Mi resta difficile pensare una cosa simile. Primo perché ammesso sia vero che qualcuno potesse compiere una simile, eroica azione ( e perché non l’avevano pensata i gappisti partigiani nascosti in centro?), i tedeschi padroni della città le avrebbero prestamente riallacciare. Secondo, la salvezza del Ponte Vecchio fu determinata altrove, da Hitler in giù, come prova la pianificazione di far saltare case e palazzi di qua e di là d’Arno. Se i tedeschi avessero deciso di far saltare il ponte,si sarebbero risparmiati quel sacco di lavoro per loro assai più dispendioso di far saltare il ponte. E ancora una prova è , ed esistono le foto, che i genieri di Kesserling piazzarono sul selciato del ponte mine anti uomo. Se avessero voluto farlo saltare, perché compiere quel lavoro?

    Rispondi
    • 7 aprile 2017 alle 12:55
      Permalink

      Ovvio che la verità sia difficile da stabilire, questa è uno dei possibili scenari, derivato da una confessione e riportato in un libro. Non comprendo perchè possa essere cosi assurda. I partigiani non erano certo liberi di circolare impunemente per le strade a differenza di un personaggio che era normale vedere sul ponte vecchio e considerato inoffensivo. Riallacciare le mine implicava tempo e rischi che degli sconfitti in ritirata forse non avevano. Oltretutto non sapevano perchè il ponte non era saltato, poteva esserci altre decine di motivi, da quello tecnico a quello umano. Il secondo punto è appunto quello ufficiale e come sappiamo molto spesso l’ufficialità non corrisponde alla verità, quindi discutibile come è discutibile qualsiasi altra ipotesi. Bhe, di getto mi viene da pensare che un conto è fermare truppe di terra minando con cariche antiuomo il ponte ed altra cosa farlo saltare. Il primo evento serve per impedire magari un passaggio notturno in attesa di un’ordine di ritirata, il secondo è rallentare il passaggio per agevolare la ritirata. I due fatti non si escludono certo a vicenda, due lavori con due scopi e tempi diversi.
      Comunque ripeto, nessuno può essere certo della verità, nemmeno chi sostiene le versioni ufficiali, anche se, mi permetta caro Marco, un essere che fa decimare il proprio popolo per puntiglio non credo stesse a pensare se risparmiare un ponte. Vedo l’ipotesi hitler magnanimo molto più assurda che tante altre. Jak

      Rispondi
  • 1 febbraio 2017 alle 2:07
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    Grazie! Se non ci eravate voi non lo avrei mai saputo! Grazie ancora.

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