Canto di Croce Rossa

Prima dell’introduzione dei numeri civici per la consegna di messaggi o per trovare un indirizzo ci si basava su altri parametri. Si dovevano incrociare delle “coordinate” rappresentate dal nome della via e dal canto, cioè dall’angolo fra le due vie, angolo che quindi assumeva un nome ben preciso. Questo ti portava quanto meno dalla parte e dal lato giusto della strada e il messo poi doveva chiedere se non conosceva la famiglia cercata e cosi anche chiunque volesse raggiungere un determinato indirizzo. In una strada molto lunga era indispensabile indicare la via e il canto in maniera da sapere almeno quale lato e da quale parte della via era la famiglia cercata.

Da dire che in quell’epoca non è che si ricevesse posta regolarmente e soprattutto i messaggi raggiungevano solo famiglie importanti o professionisti o ancora mercanti di un certo prestigio.

Il canto all’epoca era più importante della via stessa perchè diventava area di ritrovo, di incontro, spesso ci si organizzava riunioni o addirittura vi si svolgevano atti ufficiali. Pensiamo ad esempio al Canto del Parentado, oggi fra via Tosinghi e via Roma, dove in passato vi era una loggia dove le famiglie si incontravano per stipulare patti pre-matrimoniali.

I canti erano talmente importanti che proprio sugli angoli venivano realizzate le logge delle famiglie, angoli dove ricevere amici e altre famiglie, dove commerciare, dove chiacchierare. Era un sistema comodo perchè permetteva di relazionare senza aprire le porte di casa. Citiamo fra tutte la Loggia del Bigallo fra Via dei Calzaiuoli e piazza San Giovanni per rendere l’idea al lettore di cosa era una loggia.

Molti di questi canti conservano ancora le targhe con il nome e da questa informazione si deduce anche l’originale motivazione del nome assunto.

Nella foto in alto uno dei canti più famosi, il Canto alla Croce Rossa che meriterebbe un articolo solo per lui.

Un canto molto divertente è ad esempio il Canto alle Brighe, fra via dei Pepi e via dell’Agnolo, che testimonia un luogo dove spesso ci si incontrava per confabulare, brigare da cui appunto Brigante per indicare una persona che “lavora” nel malaffare.

Come non ricordare il Canto dei Bischeri fra via dell’Oriolo e piazza San Giovanni, vi rimando a questo articolo per saperne di più.

Canto alla Cuculia

Altri canti sono meno conosciuti e prendono il nome non da una famiglia importante o da un’attività svolta in loco, ma da un aspetto della natura come per esempio il Canto della Cuculia fra via Santa Monaca e via dei Serragli. Il cui nome pare derivasse dal canto dei cuculi molto presenti in questa zona della città, un tempo ricca di giardini e monasteri. Il taberbacolo presente all’angolo prende il nome, appunto, di tabernacolo del Canto alla Cuculia.

Un altro angolo molto particolare nella genesi del nome è il Canto Rivolto in via omonima. Questa è una strada che piega ad angolo retto, restringendosi o allargandosi, dipende da dove si viene, in maniera drastica. La via era un vicolo che fungeva da servitù alle case prestigiose di via de’ Neri o di via de’ Rustici e vi passavano con i carretti per le commissioni. Il nome del canto è scolpito su una pietra della casa stessa ed ha valore di avvertimento, “Cāto Rivolto“, cioè “angolo che gira stretto“, in pratica il nome nasceva da un segnale stradale casereccio.  Spesso con Franco Ciarleglio e il suo Struscio Fiorentino si passa per osservare questo angolo e si apprezza la spiegazione da parte di Franco.

Il consiglio che posso dare è quindi alzare sempre lo sguardo agli angoli delle vie e leggere eventuali marmi presenti, potranno raccontarvi molto di un’antica Firenze e delle sue pregresse tradizioni e storie.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Quando il canto contava più dei civici.
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Un pensiero su “Quando il canto contava più dei civici.

  • 19 aprile 2018 alle 11:36
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    Se si pensa che in Albania la maggior parte dell’ente strade non non ha ancora un nome!

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