Tempo fa abbiamo accennato ad una chiesetta seminascosta in quel di Novoli, a nord di Firenze, oggi andiamo verso sud e parliamo di un’altra chiesa, quella di San Felice a Ema. Questo nome nasce dall’unione del santo martire San Felice di Nola e dal torrente Ema che scorre in parallelo a via Gherardo Silvani sino al Galluzzo. Felice di Nola fu un prete che subì la tortura nel corso delle persecuzioni cristiane, proprio come San Miniato. La Leggenda racconta che fu liberato da un angelo e per evitare di essere nuovamente catturato si rifugiò all’interno di una cisterna. Tornato a Nola nel 313 trascorse i suoi ultimi giorni in preghiera e povertà. Si tratta di uno dei pochi santi che è tale nonostante non sia morto durante le torture.

La chiesa ha origini sicuramente antecedenti all’anno 1000, probabilmente in origine sotto la chiesa di San Pier Maggiore a cui venivano indirizzate delle donazioni. Già dopo l’anno 1200 diventa canonica ed infine prepositura nel 1748.

Esternamente abbiamo, a mio parere, la vera bellezza di questa chiesa che si caratterizza per una facciata in pietraforte che osservata dalla giusta angolazione si staglia sulle colline imprunetane. Sulla facciata si vedono tre porte, sopra la principale una lunetta romanica semicircolare presenta al centro un rosone intarsiato. Una bifora sovrasta la lunetta. Ai lati della facciata si osservano, la canonica a destra e la Compagnia della Santissima Annunziata a sinistra. Quest’ultima chiusa nel 1983 per gravi infiltrazioni che la rendevano pericolosa è stata riaperta recentemente, nel 2015, dopo una serie di restauri (in parte ancora in corso) che hanno riportato alla bellezza la volta affrescata e il quadro dell’Annunciazione posto sopra l’Altare, anch’esso restaurato.

Ancora più a sinistra è presente un piccolo cimitero costruito dopo il 1800 dove fra l’altro è sepolto Eugenio Montale.

La struttura della chiesa è a tre navate con tre pilastri che sorreggono quattro archi in laterizio. In alto ci sono otto finestre che illuminano l’interno. L’attuale altare costruito in marmo con più colori risale al 1738, dalla parte opposta sopra la porta d’ingresso una cantoria presenta un organo dal 1700 costruito dalla famiglia Tronci, nel presbiterio si trova un coro in legno realizzato dopo il 1700. L’interno della chiesa ha subito diversi restauri, taluni arditi che hanno stravolto l’originaria bellezza della chiesa. Per fortuna l’ultimo restauro del 1966 ha riportato la direzione nella ricerca dell’antica bellezza.

Jacopo Cioni

 

San Felice a Ema, un piccolo gioiello dell’anno 1000.
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