Difficile scrivere la pronuncia di un tedesco che parla italiano, quindi immaginate la giusta pronuncia leggendo.

Quello che vi racconto è una storia vera, successa nel cuore di San Frediano, in Piazza Tasso. Il protagonista è un falegname, il Sodi Franco, per gli amici Franchino. Il Sodi ha lavorato e vissuto tutta la vita in San Frediano. Addirittura si racconta che la mamma dei due fratelli Sodi non avesse mai attraversato l’Arno in vita sua.  Il Sodi aveva bottega in via Romana fino a non molto tempo fa e la gestiva con il fratello purtroppo morto. Artigiano e fiorentino vecchio stampo il Sodi.

Di storie come questa è piena Firenze, si dovrebbe avere la pazienza di farsele raccontare dai vecchi fiorentini per non perderle nella memoria “come lacrime nella pioggia”.

Un giorno Franchino passeggiava in piazza Tasso, era circa intorno agli anni 70, e una macchina con 4 tedeschi si fermò a chiedere informazioni.

«Skuzi, dofe esere cassa ti Dante?»

Un guizzo nella mente del Franchino.

«La ‘asa di Dante?» rimarcò il Sodi «Più avanti, ‘un manca miha tanto, l’è in via di Leone» rispose il Sodi, e continuò…

«… ma i’ Dante unno trovate miha, ell’è morto, però la su’ moglie l’è ancora viva!»

I tedeschi con occhi pallati «Ancova vifa?»

E il Sodi. «Lei si, i’ su’ marito Dante ell’è morto quarche anno fa’»

«… ma, tu parla di Cemma Donati?»

«Come la si chiama e uno so’, ma viva l’è viva, Dante il renaiolo no, ell’è morto!»

I’ Sodi ha poi ripreso la sua passeggiata, sul volto un ghigno che era tutto un programma. I tedeschi, mezzi imbambolati, avranno chiesto ad altri, sperando di non incontrare un altro Franco Sodi.

Jacopo Cioni

Skuzi, dofe esere casa ti Dante?
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