Nel 1162, durante il dominio di Venezia su tutto il Mar Adriatico, la città di Aquileia ebbe l’audacia di invadere Grado, da lungo tempo protettorato veneto. La reazione della Serenissima fu immediata e spietata, riconquistò Grado e trascinò in catene a Venezia i responsabili di quella sventurata invasione, il patriarca e dodici alleati, per essere processati e giustiziati.
Papa Adriano IV si oppose alle condanne a morte e consigliò al Doge di Venezia un modo molto più raffinato per umiliare i cittadini di Grado: ogni anno questi avrebbero dovuto consegnare a Venezia un toro e dodici maiali in rappresentanza del patriarca e degli gli alleati, per essere simbolicamente processati in Piazza San Marco e poi condannati e decapitati pubblicamente.
L’espressione “tagliare la testa al toro” deriva proprio da questa cerimonia e assume il significato di prendere una drastica decisione, con fermezza, nonostante il sussistere di dubbi e problemi, cercando di eliminare una volta per tutte ogni sorta di ostacoli.
(da “Adagi allegri andanti” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Franco Ciarleglio
Tagliare la testa al toro.

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