Lo zampino del gatto!

E’ un’espressione proverbiale contadina che si perde nella notte dei tempi. L’origine è dubbia ma appare piuttosto attendibile l’ipotesi secondo la quale il lardo, considerato un alimento semplice e povero, ideale per i lavori più faticosi dato il grande sostegno nutritivo, veniva affettato in cucina direttamente sul tavolo di legno oppure su un tagliere con la mezzaluna o con un affilato coltello.
Il gatto di casa, golosissimo di quello strutto così gustoso, spesso osservava la scena con apparente disinteresse, restando in attesa di un’opportunità per afferrarne una fetta. Bastava un attimo di distrazione e in un baleno il gatto infilava lo zampino tra il legno e il lardo e ne trafugava una fetta andandosela a mangiare nel luogo più tranquillo della casa.
Ma l’operazione a volte non risultava così rapida e incisiva e il povero gatto non calcolava bene il tempo tra un taglio e l’altro del lardo e purtroppo “ci lasciava lo zampino” affettato dal coltello affilato.
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” viene quindi riferita a tutti coloro che compiono ripetutamente e con insistenza azioni rischiose o vietate e che, alla fine, subiscono conseguenze disastrose.
(da “ADAGI CON BRIO” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Franco Ciarleglio
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.
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