In realtà poco si sa di Jacopo Tedaldi, un mercante Fiorentino che partecipò alla difesa di Costantinopoli combattendo sulle mura cittadine. Fu uno degli italiani che dopo aver combattuto aspramente a difesa della città, accortosi dell’entrata dei Turchi. continuo’ strenuamente a combattere per altre 2 ore. Resosi conto dell’inutilità di continuare una lotta ormai persa si tuffo’ in mare e a nuoto raggiunse una delle navi veneziane a largo della città, così come risulta anche dai documenti del senato di Venezia in data 5 luglio 1453.
In un documento di Creta del 7 giugno dello stesso anno, inviato dal Doge Francesco Foscari, risulta che Tedaldi avesse appunto  raggiunto le navi veneziane a nuoto, questo documento venne tradotto in francese ed inviato ad Avignone, successivamente utilizzato come propaganda per ispirare una crociata che sarebbe stata bandita da Nicolò V con una bolla del 30 settembre 1453.
 
Il Tedaldi ci lascia un resoconto della sua esperienza a Costantinopoli durante la battaglia:
 
“Il 28 maggio 1453 la città di Costantinopoli fu presa dai turchi, il 4 aprile dello stesso anno l’esercito turco prese posizione di fronte alla città con 200.000 uomini di cui probabilmente 60.000 fanti e 30 o 40.000 cavalieri.
Un quarto di essi era fornito di giacche o tuniche di cuoio, altri armati alla moda francese o ungherese, avevano elmi di ferro, archi turchi e balestre, scudi e scimitarre, il resto era senza equipaggiamento.
 
All’assedio vi erano parecchie grosse bombarde, molte colubrine e altri strumenti per il lancio di proiettili, poi un’enorme bombarda di metallo fatta di un unico pezzo, che lanciava pietre di 11 spanne e tre dita di circonferenza, dal peso di 1900 libbre.
 
L’assedio durò 55 giorni i Turchi usarono 1000 libbre di polvere da sparo ogni giorno, per un totale di 55000 libbre.
 
La flotta turca sia all’interno che all’esterno del porto era composta da 16/18 galere  60-80 galeotte con 18/20 banchi di relatori, poi altre navi per il trasporto di cavalli ed equipaggiamento.
 
Le mura della città sono molto spesse ed alte, dotate sulla cima di merli e barbacani, ci sono poi false mura e fossati alti tra le 20 e le 25 braccia e spesse 6 braccia. Le false mura esterne invece sono alte tra i 20 e le 22 braccia, i fossati larghi 35 braccia e profondi 15.
 
La città era abitata da  circa 42.000 abitanti di cui solo 6 o 7.000 in grado di combattere.
 
L’imbocco del porto era chiuso da una grossa catena e circa 30 navi cristiane la proteggevano.
 
I combattimenti furono molto cruenti, per ogni uomo che moriva nella città, morivano 100 turchi al di fuori di essa.
L’ultimo attacco venne sferrato da tre gruppi, uno alla porta della Fonte un’altra a porta San Romano e l’altra a porta Calidaria vicino al palazzo dell’imperatore.
 
Il punto più vulnerabile era porta San Romano, dove la grande bombarda riuscì ad aprire una breccia di 200 braccia, gli assediati cercavano di riempire, con mezzi di fortuna, la breccia.
 
Gli assediati erano comandati da Giovanni Giustiniani, un genovese al servizio di Costantino XII. Giustiniani fu ferito ed abbandonando la battaglia per medicarsi, gettò nello sconforto i suoi uomini che credendolo morto o in fuga, cominciarono a cedere terreno ai nemici…. “
 
La città era perduta, il Tedaldi  per non cadere in mano turca preferì rischiare di affogare, raggiunse però le navi veneziane e si salvò.
Riccardo Massaro
Un fiorentino a Costantinopoli.
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