(NdR) Per Cittadini di ex città fortificate fuoriporta significa abbandonare la città per una escursione nei dintorni della città stessa. Un significato adatto a questa categoria di articoli che parlano di qualcosa che esula da Firenze. Un’altra città o un’altro argomento, qualcosa che non ha niente a che vedere con Firenze, ma che ha stimolato l’editore o gli autori nel narrarlo.

…. dedicato a chi non crede che è dove si sta peggio che si deve andare e non portare il peggio da noi.pitta centrale

“…Dopo una violenta mareggiata, sulla spiaggia stavano moltissime stelle marine. Un bambino le raccoglieva e le ributtava in mare. Arrivò un uomo e gli chiese: perchè fai questo? Tanto non riuscirai a salvarle tutte. Il bambino ne prese una, la gettò in mare e rispose: questa sì…”

Meglio innalzare il livello culturale e sociale nei paesi dove è carente o diminuire il nostro per adeguarlo al loro?

Esistono associazioni che senza aiuti dallo Stato italiano, ma tramite volontari che vanno sul posto e che si impegnano a raccogliere fondi, hanno trasformato una triste realtà locale prima in una speranza e poi in una conferma attraverso un percorso che va dal salvare la vita a dei bambini sieropositivi fino a reinserirli nella società locale. Mi sento di certificare l’iniziativa in prima persona perchè conosco una persona che ne fa parte, c’è stato a Dodoma e quando è in Italia raccoglie fondi e materiale per rendere questa realtà sempre meglio.

Questa associazione, dove non sono tutti volontari, si occupa del Villaggio della Speranza in Dodoma, Tanzania.

Attenzione, non parlo di quattro capanne e due antibiotici che dopo anni di donazioni ad enti onlus mastodontiche sempre quattro capanne e due antibiotici sono, parlo di un villaggio che in 15 anni è arrivato ad avere strutture per l’accoglienza, scuole fino alle superiori, case famiglia, ospedale, di tutto di più.

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La storia in breve? In Tanzania l’HIV è endemico, una mattanza. La madre contagia i propri figli ancora nell’utero e una volta nati entro breve rimangano orfani dato i genitori malati; i parenti più stretti, sia per la povertà che per l’ignoranza rispetto alla malattia, portano nella foresta questi bimbi e li lasciano la, a morire. Si avete letto bene.

A morire.

_DSC0454Il Villaggio della Speranza fu creato per dare una morte più dignitosa a questi bambini, non per salvarli, solo per dargli una morte meno brutta, fra 4 mura, con un minimo di assistenza, di cibo, con un minimo di affetto che non si nega nemmeno ad un cane randagio.

Poi è successo qualcosa, qualcosa di incredibile, questi ragazzi hanno smesso di morire. Sopravvivevano e crescevano. Perchè? Non è ancora dato saperlo, in parte sicuramente perchè un corretto nutrimento, un ambiente meno malsano, quel poco di affetto, ha creato una differenza, ma si sospetta anche qualcosa d’altro. 

Andiamo oltre, anche se l’argomento dovrebbe essere sviluppato, ma non è questa la sede.

DSC_0095Si è quindi creata una nuova realtà nel Villaggio della Speranza, se i bimbi invece di morire vivevano si doveva provvedere farli crescere. Si è sviluppato quindi il villaggio e si sono create delle case famiglia con dei genitori in “affitto”. Strano? Non direi, un padre e una madre pagati, a cui veniva assegnata una casa nel villaggio e dati in gestione una 15ina di bimbi di varie età. Genitori in affitto che dovevano provvedere alla pulizia, all’educazione, alla disciplina e ai bisogni di questi ragazzi.

Ragazzi che crescendo cominciavano ad avere nuove necessità, a cominciare dall’istruzione. Quindi è nato l’asilo, poi la scuola primaria, le medie e poi le superiori. Una comunità in evoluzione, nuovi terreni comperati e strutturati, nuove case. DSC_0077Una comunità che si muove nella disciplina e nella comunione dei beni.

Una mensa centrale, un giardino centrale, una scuola funzionante comune. La comunità cresceva e quindi per far fronte alle necessità di cibo si è sviluppato anche la coltivazione, l’allevamento di mucche, maiali e galline. Poteva mancare il pesce? No, e quindi vasche ittiche.

Da qui i primi l’autofinanziamenti con vendita di prodotti all’esterno del villaggio, uova, carne e pesce, ed anche derivati, come il formaggio.

Una follia, una follia che fa la differenza fra niente e tutto, fra la morte e la vita.

E la scuola? DSC_0078Cresciuta cosi tanto da essere aperta ai bambini delle famiglie esterne al villaggio, famiglie che apprezzavano il sistema di studio praticato e che hanno voluto far entrare i loro piccoli a studiare. Bambini sani con padre e madre non in “affitto” mescolati nelle classi con bambini orfani, sieropositivi e con padre e madre in affitto.

Tutti assieme per generare il futuro, i più fortunati e i meno fortunati.

Tutti con la stessa divisa, tutti con la stessa tuta da ginnastica, tutti riuniti, sugli attenti, prima di entrare a scuola per il saluto alla bandiera, con la mano sul cuore, cantando l’inno nazionale.

Il passo successivo? Lasciare che gli uomini, non più i bambini, rientrassero nella società, un nuovo impegno, favorire i contatti degli ormai adulti con aziende e realtà esterne.

DSC_0068Ci sarebbe ancora molto da scrivere, la sveglia alle 6.00, tutti radunati per essere controllati, un controllo per vedere se i genitori in “affitto” fanno un buon lavoro. Il silenzio quando si deve stare zitti e gli urli dei giochi dopo la scuola.

I volontari che interagiscono con questi ragazzi e preparano marmellate, riparano staccionate, aiutano come possono. Contribuiscono anche alle spese per pagare chi lavora nelle strutture, per pagare i “genitori” in affitto, gli insegnanti. Soluzioni lente ma costanti. I problemi giornalieri e i piccoli che ancora muoiono nonostante tutto. Il riconoscimento che lo stesso Governo della Tanzania dato per l’ottimo lavoro svolto.

Questo, il Villaggio della Speranza, è la sede per testimoniare che “SI PUO’ FARE“, senza organizzazioni mastodontiche che mangiano se stesse e che alla fin fine, in tanti anni, non hanno mai risolto nulla (o non avremmo tanta gente disperata alle nostre porte). Organizzazioni boldriniane che si riempiono la bocca con la parola “umanitario” ma che di umano hanno ben poco. Organizzazioni dove il denaro raccolto serve più a sostenere la struttura stessa che per aiutare le persone in difficoltà, aiutare a casa loro. Associazioni che incensano se stesse dietro le parole onlus e beneficenza e lo fanno in hotel 5 stelle e palazzi dei congressi che sembrano moderni anfiteatri. Associazioni che si possono permettere di pagare spot televisivi che costano centinaia di migliaia di euro e non si capisce quanto riportano indietro per la gente che dovrebbe giovarne.

Ed ora vi presento il Villaggio della Speranza, in Dodoma, Tanzania.

Le foto e i numeri.

_DSC0416I bimbi sono ospitati in 12 case famiglia, dislocate al centro del villaggio. Ogni casa ospita circa 12 bambini e una coppia di genitori in affitto, oltre ad una infermiera, è un tentativo di ricostituzione dell’ambiente familiare.

Ad oggi i bambini ospitati sono 160 e hanno da pochi mesi a circa 16 anni. Vengono curati e accuditi a livello medico, nutrizionale psicologico e spirituale, così che possano vivere con serenità i giorni della loro vita, breve o lunga che sia.

DSC_0136In questi due anni più di 2500 sono state le donne assistite prima, durante e dopo il parto, non solo per le diverse vaccinazioni, ma anche e soprattutto con la cura prima del parto e successivamente con la possibilità dell’allattamento artificiale per i loro bambini. L’allattamento al seno è infatti possibile veicolo di contagio del virus. Al Villaggio della Speranza sorge anche una clinica per gli esterni, nata con lo scopo di aiutare non solo i bimbi ma anche gli adulti affetti dal virus HIV.

Il risultato di questi primi due anni di attività della maternità è stato molto positivo: solamente sei di questi bambini mostrano segni di positività, tutti gli altri 154 sono sani.

DSC_0059Con gli anni i bambini sono cresciuti in età e in numero, ed è nata quindi la necessità di costruire la scuola elementare prima e secondaria poi per poter far studiare i bambini del Villaggio. La scelta è stata quella di costruire una scuola aperta sia ai bimbi del Villaggio sia ai bambini che vivono nelle zone circostanti, in modo tale da favorire l’integrazione dei piccoli del Villaggio della Speranza.

Gli alunni della scuola primaria sono arrivati ad essere circa 500!

DSC_0128Sono ormai più di 2300 i pazienti che mensilmente vengono visitati in questo centro e più di 1300 di loro sono già in terapia.

Una dieta sana si è infatti rivelata fondamentale al fine di tenere sotto controllo la malattia. I servizi centralizzati presenti nel Villaggio sono: l’orto, la fattoria e le vasche di itticoltura, la mensa, la lavanderia, la chiesa, la casa dei volontari, il laboratorio analisi in collaborazione con l’ospedale Bambin Gesù di Roma, l’officina e gli uffici.

DSC_0104Sino ad ora non ho citato gli artefici di tutto questo, ha importanza? Per me no, contano i risultati, i protagonisti di questi risultati anche nel sito ufficiale è difficile individuarli…. chi sa perchè? forse perchè chi opera nel bene non ha bisogno di incensamenti e riunioni in alberghi 5 stelle per provare soddisfazione. Comunque la responsabile di tutto il villaggio è di Suor Rosaria Gargiulo.

E adesso? Adesso immaginate se il denaro sperperato qua da noi fra navi, campi, mantenimento ecc, fosse destinato a villaggi come questo. Cosa è più umano? Portare benessere, cultura, istruzione, speranza di vita li dove non esiste o far finta di essere buoni ingrassando cooperative della finta accoglienza e mafie locali, il tutto per mantenere persone che sembra non siano certo debilitati.

Auspico l’Italia forte, dove il profitto e il potere non siano lo scopo della vita, ma mezzi per rendere unica la nostra vita e quella del resto della Terra. Italiani che possono permettersi di andare nel resto del mondo, dove le persone soffrono, ed esportare veramente la democrazia, senza le bombe, ma con la certezza del giusto e dell’ingiusto. Portare la vera umanità, la civiltà della vita, insegnare il rispetto per se stessi e la propria terra.

Che cosa si potrebbe fare del mondo?

Sommateli tutti gli euro distribuiti a pioggia per arricchire quegli schifosi finti buonisti in patria ed immaginate cosa si potrebbe fare altrove. Quanti soldi sono? 

Quindi…. risultati non chiacchere.

Questo il sito del villaggio della speranza, fate voi! FlorenceCity, la Rivista Fiorentina, si schiera con questi bambini, come ha fatto per movimento per l’infanzia e vi invita a fare altrettanto. Troverete l’immagine, collegata al link, sulla destra della homepage, resterà li in modo permanente. Inoltre ho attivato una forma di donazione a cui vi chiedo di invitare i vostri amici.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Villaggio della speranza, Dodoma,Tanzania: cultura, organizzazione e vita.
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Un pensiero su “Villaggio della speranza, Dodoma,Tanzania: cultura, organizzazione e vita.

  • 18 giugno 2018 alle 11:48
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    Veramente ispirante e incoraggiante di sapere che esiste una charity onesta e intraprendente. Quello e’ un vero umanismo e Cristianita’. Dio vi benedica.

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