Nell’autunno o nell’inverno del 1607 a Caravaggio fu chiesto di ritrarre uno dei più anziani ed illustri Cavalieri di Malta: si trattava di fra Antonio Martelli.
Il quadro ha una storia turbolenta. Sembra che a portarlo a Firenze sia stato il dell’Antella, quello a cui Caravaggio aveva dipinto un bellissimo cupido per ringraziarlo del suo aiuto per farsi accettare come Cavaliere di Malta.
Il ritratto è stato inizialmente associato al Gran maestro dei Cavalieri di Malta Alof de Wignacourt. Il biografo di Caravaggio Giovanni Pietro Bellori nel 1672 infatti scrive: “lo ritrasse in piedi armato, et a sedere disarmato nell’habito di Gran Maestro, conservandosi il primo ritratto dell’Armeria di Malta”. Se si confrontano i due ritratti del Caravaggio infatti, c’è una certa somiglianza che può indurre all’errore. Il quadro in passato poi, è stato anche attribuito ad differenti artisti. Fu grazie alla storica dell’arte Mina Gregori e ai suoi attenti studi che finalmente il quadro venne attribuito al Caravaggio e il ritratto ad Antonio Martelli.
La tela ritrae un uomo che appare caparbio e vigoroso. Asciutto nella sua vecchiaia, con gli occhi cisposi che sembrano guardare lontano. Un dipinto che anticipa di circa mezzo secolo la ritrattistica di Rembrandt.
Non ci scordiamo che Caravaggio operò nei territori italiani in cui governavano gli spagnoli, e che la sua arte molto apprezzata, fu esportata dapprima in Spagna e poi nei Paesi Bassi, dando vita ad una corrente artistica fortemente ispirata ai suoi lavori.
Nonostante Caravaggio raffiguri Martelli guardare qualcosa di lontano, allo stesso tempo ne immortala anche uno sguardo introspettivo, quasi nostalgico. È come se Martelli riflettesse, immerso e rapito dai propri ricordi sulle vecchie battaglie a cui ha partecipato, vedendole manifestarsi davanti a sé.
La sua mano sinistra poggia sul pomo della spada, la gabbia a protezione dell’arto è lavorata ed elegante, in sintonia con la moda dell’epoca. Nella mano destra invece l’uomo stringe un rosario. L’accostamento è evidente: quello al monaco guerriero. Un uomo consacrato a Dio ma anche alla professione delle armi; esperienza e capacità che mette al servizio e alla protezione della cristianità.
Le mani non sono ben definite, non sono infatti dipinte con particolare attenzione; sono volutamente poco dettagliate, si direbbe sfocate. È una scelta del Caravaggio che con questa soluzione mira a concentrare l’attenzione dello spettatore sul volto dell’uomo ritratto, senza distrarlo con altri particolari.
Martelli aveva settant’anni quando venne raffigurato, era un Cavaliere di Malta da quasi mezzo secolo, veterano del Grande assedio di Malta operato dai turchi, ma anche di altre importanti battaglie ed azioni militari.
Era consigliere di guerra di Ferdinando I de’ Medici, e apparteneva ad una antica famiglia fiorentina, che all’inizio del XVI secolo si era opposta a Cosimo I de’ Medici. La famiglia Martelli pagò le conseguenze di questo atto perpetrato dal padre Pandolfo con l’esilio. Ma Antonio, che si rivelò un astuto e dotato diplomatico, riuscì a rimediare a questo errore paterno e grazie alle sue doti e capacità, anche a riavvicinarsi ai Medici entrando addirittura nelle loro grazie.
Nel ritratto Martelli indossa un abito invernale, una pesante uniforme monastica nera che copre una camicia bianca a maniche lunghe. Sul petto appare la grande croce a otto punte dell’Ordine di San Giovanni. È un Cavaliere d’élite, un Cavaliere di giustizia e anche un membro del Venerando Consiglio.
Martelli sarà priore di Messina, commendatore di Città di Castello, di Bitonto e di Ruvo e governatore di Livorno. Nel 1618 a ottantaquattro anni, sarà nominato Granduca di Firenze e generale di artiglieria di Toscana. Caravaggio nel dipinto riesce a catturare e a mostrare il carattere temprato e fiero di quest’uomo valente ed eroico.
Il quadro oggi è esposto a Palazzo Pitti a Firenze ed è uno tra i più straordinari ritratti del XVII secolo.



