Ai tempi della Firenze romana, la città era attraversata dal “cardo maximum”. Il Cardo era la via che correva da nord a sud; il cardo maximum, che andava ad unire due delle quattro principali porte della città, si incrociava con il decumano maximum, ovvero la via che correva da est a ovest. Il punto in cui si incrociavano cardo e decumano era considerato il centro della città.
Questo punto era identificato da una colonna, che sorgeva esattamente sull’incrocio delle vie: questa era la Colonna dell’Abbondanza, punto nevralgico della piazza del Mercato Vecchio e, adesso, di piazza della Repubblica (anche se il punto in cui si trova adesso non è proprio quello originario, che era esattamente sulla linea che unisce via degli Speziali e Via Strozzi).
Ma torniamo al cardo: corrisponde esattamente alle attuali via Roma e via Calimala, mentre il decumano corre tra via degli Strozzi, via degli Speziali ed il Corso.
Via Calimala, che da piazza della Repubblica si dirige verso Por Santa Maria, per secoli è stata una via delle strade più importanti di Firenze, la principale via di uscita in direzione di Roma, ed era utilizzata da commercianti, pellegrini e gente del contado per dirigersi verso la Porta Santa Maria, in direzione Ponte Vecchio.
L’etimologia del nome dovrebbe (anche se non è certo) derivare dall’unione tra la parola greca “Callis”, cioè strada, e la parola latina “Mala”, interpretabile come accidentata, malsana. Era infatti probabile che, considerata la vicinanza dell’Arno, la strada fosse spesso impantanata e maleodorante, a causa del fango che i viaggiatori si portavano dietro dal fiume, che al tempo non aveva argini.
Un’altra interpretazione può venire dal fatto che la via, molto trafficata, era continuamente rovinata dal passaggio dei carri, che con le loro ruote appesantite dal carico, sconquassavano la pavimentazione. Ma l’interpretazione “mala” potrebbe derivare anche dal fatto che la strada era frequentata da persone non propriamente raccomandabili, dai ladri che tendevano agguati ai commercianti di passaggio, ai giocatori d’azzardo, alle prostitute in continua ricerca di clienti da adescare.
Le “donne di malaffare” infatti prendevano posto nei punti più isolati della via, quelli vicino alla Porta ed anche quelli subito fuori le mura, nel tratto diretto all’Arno. La notte, a quei tempi, era davvero buia e, per mostrare al meglio le grazie delle ragazze agli uomini di passaggio, le tenutarie dei bordelli provvedevano ad illuminare le giovani con delle torce. Questa usanza, molto diffusa di notte in Calimala, dette origine all’espressione “reggere il moccolo“, che con il tempo ha acquisito l’accezione di essere il terzo incomodo, ovvero colui il quale si trovava a dover tenere la torcia, mentre la ragazza ed il cliente concludevano il… “contratto”!



Io non lascio mai un commento .
Ma leggo con attenzione e piacere quello che pubblicate. Bravissimi ho imparato tante cose .