Siamo nel sedicesimo secolo, a Firenze. E’ esattamente la mattina del 12 novembre del 1547, e la città è in subbuglio: si vede gente da ogni dove accorrere in Oltrarno, con aria preoccupata. Di là dal Ponte a Rubaconte, in Via de’ Bardi, all’altezza della chiesa di Santa Lucia de’ Magnoli si è verificato un evento increscioso: le case sulla Costa a San Giorgio sono franate, proprio davanti alla chiesa. Lo spettacolo è terrificante, lo si capisce dagli sguardi della gente, attoniti di fronte a questa tragedia.

Ben più di venti case, alcune delle quali davvero grandi e di qualche pregio architettonico, sono crollate ed ormai ridotte ad un ammasso informe di macerie. Tutto è avvenuto nel giro di pochi istanti, senza preavviso e senza dar modo ad alcuno di tentare una fuga.

Il primo pensiero di tutti quanti corre alle persone, le voci che corrono tra la gente fanno pensare ad un numero impressionante di vittime. Per fortuna ben presto si può constatare che, nonostante l’entità del disastro, il numero delle vittime è limitatissimo, si parla di sole tre persone che hanno perso la vita nel crollo, tutti gli altri se la sono cavata con qualche ferita e contusione e, soprattutto, con un indicibile spavento.

Purtroppo, in questo periodo, non vi sono quotidiani a raccontare la cronaca dell’accaduto, e men che meno internet ed i social network a diffondere informazioni. Tuttavia, un componente dei Nasi, che è tra le famiglie più duramente colpita da questa tragedia, ha ritenuto doveroso scrivere una breve cronaca dell’accaduto: “A dì 12 novembre a ore 16, incirca rovinarono più case del Poggio di San Giorgio, nella via de’ Bardi, di rincontro a S. Lucia de’ Magnoli: la prima delle quali inverso la Piazza de’ Mozzi, in sul Canto della Costa, che saliva verso la Chiesa di San Giorgio, ed era dell’erede di Lorenzo del Nero: la seconda dell’erede di Bonifazio Nasi: la terza appunto riscontro a S. Lucia, di Raffaello Nasi, e questa era molto grande, ed aveva in faccia dieci finestre di filo: la quarta di Bartolomeo Nasi: la quinta, grande e bella, era di Simone e Niccolò del Nero: la sesta di detti Del Nero, ma l’abitava Lionardo da Filicaia. Sopra le dette case erano dieci casette di diverse persone poste sulla prima costa, che saliva verso S. Giorgio, e tutte ruinarono. Ruinarono ancora sei o sette casette che erano sul colmo del Poggio nella via, che da S. Giorgio arriva alla Porta della Città detta la “Porta San Giorgio”.”

Il nostro improvvisato giornalista ci racconta “il modo particolare della ruina della sua casa e come si salvò con i suoi”, riuscendo a rifugiarsi di corsa nella Chiesa di Santa Lucia, che fortunatamente non riporta danni. Secondo il nostro cronista, la causa del crollo è da attribuire alle continue infiltrazioni di acqua attraverso i filaretti di pietra che formano il poggio.

Come sempre avviene, anche in questo disastro, c’è il piccolo evento emozionale, quello che ogni volta fa gridare al miracolo.

In una delle case che sono state travolte dalla frana, viveva insieme ai suoi genitori un giovane ragazzino, di appena sedici anni, che per diverse ore si è dato per morto, assieme al padre e alla madre. Il bambino è rimasto sepolto sotto un grosso mucchio di macerie per lungo tempo, e tutti hanno pensato che per lui non ci fosse più niente da fare. Soltanto adesso, quando il clamore, il dolore, la furia si stanno placando, qualcuno sente delle grida e il pianto accorato di questa piccola creatura e si prodiga per salvarlo. Si è salvato, perché nella frana è rimasto sotto un arco che ha retto al peso delle macerie, ed è stato possibile estrarlo incolume.

Nella cronaca del Baldinucci, troviamo la descrizione del salvataggio: “Nel tempo che il detto fanciullo stava chiamando aiuto fra la gente che quivi si affollava gettando per l’apertura della rotta muraglia, chi pane, e chi altra cosa per sostenerlo in vita finchè fosse tolta via la gran montagna di sassi e di calcina, che lo ricoprivano, passò uno staffiere del duca Cosimo, ed atterrito da così fatta novità, subito ne portò l’avviso a Palazzo al suo signore. Questi mosso a gran compassione del misero fanciullo, non solo operò, che con ogni maggiore accuratezza fosse levata quella gran massa di materia, che lo teneva sepolto, per trarnelo libero, ma subito ch’e’ fu cavato, fecelo condurre in Palazzo Vecchio, allora sua abitazione, e poi sempre il protesse, e costudì.”.

Cerchiamo di fare chiarezza, chi è questo ragazzino, come mai Cosimo I lo ha preso sotto la sua ala protettrice, quale sarà il suo destino?

Il ragazzino in questione, è quel Bernardo Buontalenti che tante opere maestose progetterà per la nostra città. Una concausa di eventi fortuiti e fortunati ha contribuito trasformare una disgrazia in una opportunità unica ed imperdibile. Il passare da qui dello staffiere di Cosimo, la sua premura nell’informare il duca, non soltanto hanno contribuito a salvare l’esistenza del Buontalenti, ma anche ad assicurargli i mezzi attraverso cui potersi formare una splendida posizione, mettendolo in grado di poter rivelare il talento che si nascondeva in lui.
Difatti, in breve tempo, diverrà uno dei più stimati artisti, e Cosimo lo sceglierà come precettore del suo stesso figlio, Francesco, al quale sarà legato da un rapporto di profonda stima ed amicizia ed il quale lo nominerà, dopo la morte di Cosimo, soprintendente alle fabbriche civili e militari dello Stato.

Cosimo apprezza moltissimo Bernardo, in cui non vede solo il povero orfanello scampato alla morte, ma anche un giovane propenso allo studio e con una grande attitudine al disegno, tanto che lo affida prima a Francesco Salviati perché lo addestri nella pittura, e poi al Vasari che lo introdurrà all’architettura.

Il Buontalenti si può definire una “creazione” dei Medici; un vero e proprio tuttofare, pronto a qualsiasi tipo di progettazione gli venga richiesta: dalla costruzione di macchine fantasiose, in occasione di festeggiamenti e armeggerie, alla introduzione in Firenze dei fuochi artificiali e, siccome è il primo a mettere in azione razzi giranti, questa cosa gli vale l’appellativo di Bernardo delle Girandole che gli viene assegnato dal popolino.

Non voglio parlare qui di tutte le opere che Bernardo riesce a progettare, in campo civile e militare, o in campo artistico. Voglio però spendere due parole sulla figura di Bernardo Buontalenti come uomo: nella sua vita, lavorando in modo indefesso, riesce ad accumulare grandi fortune che, però, con generosità d’animo, saprà dividere con chi ha bisogno, tanto che in tarda età si troverà in gravi ristrettezze e con parecchi debiti. Morirà all’età di 72 anni.

Del salvataggio di Bernardo Buontalenti c’è un ricordo in un affresco che Niccolò Lapi dipinse in Palazzo Buontalenti, in Via dei Servi. Il pittore ricostruì la scena commovente dell’estrazione dalle macerie del fanciulletto, in presenza di molti spettatori commossi dal caso pietoso. Vi si vedono due atletici manovali in atto di sollevare con grosse travi disposte a modo di leva, un enorme capitello, al di sotto del quale emerge il ragazzetto a cui, con atto materno, una giovane donna porge la mano per aiutarlo.

Gabriella Bazzani Madonna delle Cerimonie
Cronaca di un disastro e di una fortuna: Salvato Bernardo Buontalenti
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5 pensieri su “Cronaca di un disastro e di una fortuna: Salvato Bernardo Buontalenti

  • 1 Aprile 2026 alle 11:49
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    Ciao Gabriella,
    bellissimo articolo, come sempre! Complimenti
    Riporto per la cronaca che nel crollo andò distrutta in 17 pezzi la famosa tavola di Raffaello “La Madonna del Cardellino”, dipinta per Lorenzo Nasi, che si trovava all’interno di una delle case di Famiglia
    Fortunatamente, visto il pregio dell’opera, fu chiamato a restaurarla un artista famoso, Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, che fu in grado di ricomporla
    Così oggi è possibile ammirarla all’interno della Galleria degli Uffizi, nella stessa sala del Tondo Doni di Michelangelo. Se ci si mette da un lato e la si osserva con luce radente è ancora possibile notare le giunture tra i vari pezzi che furono ricomposti

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    • 3 Aprile 2026 alle 6:28
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      Ciao Enrico, grazie mille!
      È vero, hai fatto benissimo ad integrare la notizia del dipinto di Raffaello andato in pezzi e sapientemente “ricomposto” da Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, nipote di Domenico (che amo particolarmente).
      Conoscevo la notizia, ma sinceramente nello scrivere non mi si è attivata la sinapsi e non ho abbinato i due eventi… 😅 Grazie per aver completato l’informazione! Ehi, a proposito… Ma quando ci delizi di uno dei tuoi sempre interessantissimi articoli? Forza, che ci manchi!!! A presto!

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  • 25 Marzo 2026 alle 15:47
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    Se non vado errata, mi pare di aver scritto qualcosa di simile diverso tempo fa su Bernardo Buontalenti, non come scrittrice della news letter, ma come commento alla frana accaduta in quella zona alcuni anni fa, riportando ciò che era accaduto secoli prima al nostro Bernardo Buontalenti e scrivendo che non mi pareva una zona molto sicura. Non solo, ma volli andare sul posto per vedere la chiesa di S. Lucia e tutti i dintorni, veramente interessanti.

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  • 22 Marzo 2026 alle 16:28
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    La frana deve aver salvato alcune case in Costa de’ Magnoli giacche’ in pozzo con l’incisione Gregorio XII e i soffitti al primo piano di origine medievale erano intatti. Sono stati infatti riportati alla luce dopo il restauro fatto nel 1972. Anche la scala elicoidale che saliva alla loggia e’ autentica e originale. Le nicchie decorate porta lanterne coordinate col soffitto sono poi testimonianza della presenza di un militare di alto rango che viveva al numero 8.

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  • 21 Marzo 2026 alle 18:38
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    bellissimo articolo!!!

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