Dante a luci rosse: “Fare le fiche”
“Al fin delle sue parole il ladro
le mani alzò con amendue le fiche,
gridando: “Togli, Dio, ch’a te le squadro!”
(Dante Alighieri, Divina Commedia, XXV canto dell’Inferno)
O che c’è impazzito, l’Alighieri??
Icchè si mette, a dire le parolacce in questo modo??
Via, un si fa così, Dante…
E poi ci si lamenta che i ragazzi e parlan male! Certo, se anche te tu gli dai questo bell’esempio, Icchè si vol sperare?!? Ma siamo sicuri che il buon Alighieri stesse usando il turpiloquio? Cosa intende dire con “le mani alzò con amendue le fiche”?
Il riferimento non è direttamente all’organo sessuale femminile, ma ad un gesto volgare ormai caduto in disuso da moltissimo tempo.
Far le fiche o far le fighe consiste nel chiudere a pugno la mano, inserendo il pollice tra indice e medio. In questo modo si rappresenta l’organo sessuale femminile che viene posseduto dal pene rappresentato dal pollice.
Si tratta di un gesto rappresentante la sopraffazione, come un tempo veniva considerato il rapporto erotico tra uomo e donna: un gesto di sopraffazione dell’uomo sulla donna. Il maschio dominante si riferisce in questo modo alla potenza del suo pene e della sua figura, lanciando un messaggio di dominio territoriale.
Al giorno d’oggi quel simbolismo si può ritrovare nel gesto del “dito medio”, che si utilizza per mandare a quel paese qualcuno indicando la propria supremazia su di esso.
“Fare le fiche” assumeva anche valore di scongiuro contro il Caso ed il Destino, poiché chi faceva il gesto ostentava baldanza e sicurezza, mostrandosi pronto ad affrontare qualsiasi prova col sorriso sulle labbra.
E pensare che le nostre mamme con lo stesso gesto deliziavano i bambini con il giochino “ti ho acchiappato il nasino”!!



Si, è vero, anch’io mi ricordo delle zie e della nonna materna che mi prendevano il naso con lo stesso gesto. Io non l’ho mai fatto con mia figlia, è caduto in disuso.
Molto interessante. Grazie