Dante da Castiglione

Figlio di Guido di Dante di Bernardo e Alessandra Tornabuoni, nacque a Firenze il primo giugno del 1503.

Il padre, dei Signori nel 1498 e nel 1527,era giudicato come uno di quei “popolani alla scapestrata”, che avevano contribuito all’allontanamento dei Medici dalla città nel 1527.

Oltre al padre, altri membri della famiglia parteciparono nel periodo dell’ultima Repubblica per la fazione antimedicea. Il fratello Lorenzo, era di tendenze repubblicane, mentre lo zio Bernardo di Dante fra il 1527 e il 1530, era conosciuto come uno dei più risoluti esponenti del partito antimediceo degli Arrabbiati.

Bernardo, nato nel 1457, dei Signori nel 1496, era considerato uno degli “stiettissimi popolani” e di coloro “che amorno la libertà per se stessa“.

Seguace del Carducci, manifestava apertamente la sua ostilità contro il partito del Capponi e contro chi durante l’assedio, voleva venire a patti col nemico. Occupò cariche di rilievo: nel 1528 e nel 1530 era uno dei Dieci di libertà e pace. Nel settembre 1529 fu inviato come ambasciatore presso il principe d’Orange, per svolgere una missione che si risolse con un nulla di fatto per l’opposizione di Bernardo, che era contrario ad ogni accordo per il rientro dei Medici in città. Alle proposte dell’Orange rispose che “il papa non era per avere altrimenti Firenze che ridotta in cenere“.

Nel dicembre dello stesso anno riuscì fra i vincitori nel primo scrutinio per l’elezione come gonfaloniere insieme a Francesco Carducci, una delle prime vittime dopo il rientro dei Medici. Venne infatti imprigionato e poi giustiziato nell’ottobre del 1530.

Il Castiglione fra il 1527 e il 1530, era considerato il maggior esponente della fazione antimedicea e questo prima dell’allontanamento dei Medici dalla città.

Nel 1526, un periodo considerato d’incertezza, seguito alla morte di Giovanni dalle Bande Nere, aveva avuto occasione di manifestare le sue tendenze politiche e esternare la sua impulsività in maniera poco prudente, cosa che gli veniva rimproverata dai contemporanei.

Con un gruppo di giovani antimedicei “non meno nobili che animosi“, guidato da Piero d’Alamanno Salviati, si oppose ad alcuni sbirri che volevano disarmarli uccidendone alcuni. Il fatto si verificò in un periodo in cui il regime mediceo era particolarmente debole e questo aveva impedito alla giustizia di fare il suo corso e di punirlo severamente. In seguito ai tumulti del 1527 e alla cacciata dei Medici, Castiglione evitò definitivamente la condanna che comunque era stata pronunciata troppo tardi e così mai applicata.

Una delle prime decisioni dopo l’instaurazione della nuova Repubblica, fu quella di concedere un assoluzione a quei cittadini che erano stati giudicati negli anni precedenti. Castiglione fu uno dei diciotto fortunati.

Un altro avvenimento che portò Castiglione alla ribalta, si verificò nel giugno 1527, quando insieme a Piero Salviati, al fratello Lorenzo e ad altri giovani, penetrava nella chiesa della SS. Annunziata in cui erano conservate le statue di cera di alcuni membri della famiglia de’ Medici, e le distruggeva. Tra queste quelle di Leone X e di Clemente VII.

Questa vicenda rese difficile l’opera di conciliazione tentata dal Capponi, secondo le parole del Varchi, era “molto, e per mio giudizio con molta ragione, dagli uomini buoni e prudenti biasimata“.

Castiglione era ritenuto dai contemporanei una testa calda al servizio del partito degli Arrabbiati, politicamente tra i più prestigiosi e più influenti della città. Manteneva così un ruolo di rilievo nella città.

Nel 1528 venne addirittura sospettato di voler assassinare Ottaviano de’ Medici. Si impegnava per promuovere la creazione di una guardia armata al palazzo della Signoria, sperando di poter così  controllare gli ambienti più moderati. L’eliminazione della guardia auspicata dai moderati, avrebbe certamente provocato il ritorno dei Medici al potere.

La crisi che colpiva il partito degli Arrabbiati negli ultimi mesi del 1528, coinvolse anche il Castiglione. La condanna a morte di Iacopo Alamanni, seguace di Baldassarre Carducci per l’uccisione di un uomo del Capponi, si ripercosse sugli Arrabbiati. Ecco perché Castiglione progettò un colpo di mano contro i moderati, con l’intento di occuparne il palazzo. Ma i pochi partecipanti al complotto non permisero agli Arrabbiati di portare avanti l’azione.

Alche il caso Alamanni provocò dei contrasti fra Castiglione e lo zio Bernardo, che nel 1528, appartenendo ai Dieci di liberta e pace e pur condividendo le idee politiche del nipote, votò invece a favore della morte dell’Alamanni. Alla domanda del Castiglione, Bernardo aveva acconsentito alla condanna a morte “perché è non fussi disaminato, e dicesse cosa, onde tu portassi poi pericolo.

Nei mesi successivi le ostilità colpirono gli Arrabbiati, cosi il Castiglione abbandonò Firenze rifugiandosi a Venezia. A seguito dell’elezione di Francesco Carducci alla carica di gonfaloniere nell’aprile 1529 e alla ripresa del partito più intransigente, rientrava a Firenze.

Per ordine del Carducci, minacciò Lorenzo Segni che si era dimostrato a favore di un accordo col papa, partecipò poi all’incendio della villa medicea di Careggi.

L’avvenimento che lo portò alle cronache si verificò però nel marzo del 1530. Lodovico Martelli, un suo amico, sfidò a duello il fiorentino Giovanni Bandini che apparteneva all’esercito nemico, accusandolo di tradimento. L’ipotesi è che la causa scatenante fra i due fosse invece il rancore dovuto alla contesa di Marietta de’ Ricci.

Castiglione volle partecipare al duello come compagno del Martelli ed affrontare Bertino di Carlo Aldobrandi, che, come il Bandini militava nelle truppe nemiche. Scambiatisi i soliti cartelli di sfida, i quattro contendenti si incontrarono fuori Firenze la mattina del 12 marzo 1530 davanti a un folto pubblico. Il Martelli, ferito a morte dall’avversario, si dichiarò vinto, Castiglione sconfisse l’Aldobrandi che venne prima colpito alle braccia e poi alla bocca. Infine lo trafisse ed uccise.

L’impresa procurò a Castiglione una notevole fama che gli permise di essere eletto a luglio come capitano della Milizia.

All’arrivo dei Medici per evitare vendette, fuggì insieme al fratello Lorenzo, detto Cencio, riuscendo ad abbandonare Firenze vestito da frate. Venne comunque condannato in contumacia e bandito dalla città per l’incendio della villa medicea. È possibile che si sia rifugiato prima a Venezia e poi a Roma, rimanendo però in contatto con gli altri fuorusciti. Cercò poi di proporre all’imperatore Carlo V di destituire Alessandro de’ Medici e di proclamare signore il cardinale Ippolito de’ Medici.

Durante l’esilio fu eletto tra gli esuli come uno dei sei procuratori incaricati di raggiungere il cardinale a Itri vicino a Gaeta, e di seguirlo presso l’imperatore che si trovava a Tunisi per convincerlo a sostenerlo. Ma l’iniziativa fallì prima di cominciare, questo perché sopraggiunse la morte del cardinale Ippolito il 10 agosto del 1535, quando il gruppo di esuli era già pronto a  partire per Tunisi.

Nel viaggio di ritorno verso Roma con i suoi compagni, Castiglione morì. Era l’estate del 1535 nei dintorni di Napoli “di febbri maligne e pestilenti; e dissesi allora pubblicamente, ch’eglino morirono tutti di quel medesimo veleno di che era morto il cardinale de’ Medici, e che il capitano Pignata l’aveva portato di Firenze, mandato dal duca Alessandro, per farlo dare a loro e al cardinale“.

Castiglione era considerato dai contemporanei un uomo d’azione, ma privo di acume politico. Il duello combattuto nel 1530, fu considerato un grande esempio di patriottismo.

Castiglione venne raffigurato da Vasari in un affresco dedicato proprio all’amor patrio di cui si era reso celebre nel palazzo della Signoria, vicino a personaggi storici come Temistocle, Scipione l’Africano, Farinata degli Uberti, Lorenzo de’ Medici. Elogiato come fulgido esempio di amante della libertà.

Riccardo Massaro
Dante da Castiglione

2 pensieri su “Dante da Castiglione

  • 1 Agosto 2026 alle 21:16
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    Grazie mille per la storia di Firenze 🙏 🙌

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