Nel novembre del 1630 al culmine dell’epidemia di peste che sta affliggendo Firenze, si apre il processo per la canonizzazione di suor Domenica Narducci (o Nardini) da Paradiso, la terziaria domenicana fondatrice del Monastero di Santa Croce.
Una figura mitica e taumaturgica, che durante la peste riesce a surclassare con la sua immagine, quella sacra della Madonna dell’Impruneta, che si portava in processione a Firenze durante le calamità.
La donna nasce sotto i migliori presagi, non aveva procurato nessun dolore alla madre durante la gravidanza e una volta nata non piangeva mai. Frugale, mangiava una volta al giorno e invece di giocare preferiva pregare. Dall’aspetto invece che una contadina, si sarebbe detto essere stata la figlia di nobili. Era infatti bionda con ricci dorati che le scendevano sulle spalle e aveva una carnagione rosea.
A soli sette anni prevede le Guerre d’Italia che dureranno fino al 1560; profetizza il Sacco di Roma del 1527 che definisce un castigo per i peccati degli ecclesiastici. Prevede poi l’arrivo del Valentino (Cesare Borgia), la guerra con Pisa, la siccità e la carestia; l’interdetto papale, la peste, il terremoto, le inondazioni dell’Arno.
Padre Ascanio (o Arsenio) dell’Ascensione, un agostiniano scalzo, si era recato di persona a Roma per ottenere dal Papa (Urbano VIII Maffeo Barberini) l’autorizzazione a procedere per la canonizzazione. Quella di Arsenio era stata una vera e propria avventura; durante la peste arrivare e tornare da Roma incolume, passando attraverso tutti i numerosi e rigidi controlli sanitari era stata una vera impresa.
Si era però fermato a Siena insieme a Madama Serenissima (Maria Cristina di Lorena), alla quale premeva molto la beatificazione della suora. La nobildonna fece pressioni sugli organi di Sanità insieme al granduca Ferdinando II affinché il frate potesse terminare il suo cammino e tornare nell’ appestata Firenze e avviare la canonizzazione.
Consultando gli inventari dei processi di canonizzazione della Santa Congregazione dei riti dell’Archivio segreto Vaticano, si trovano gli atti della santificazione di Domenica da Paradiso.
La sua figura è stata particolarmente importante durante l’epidemia, i governanti capirono che era in grado di trasmettere forza e speranza al popolo in un momento così disperato. Nonostante fosse morta ottant’anni prima il suo ricordo era ancora vivo nella popolazione.
Domenica Narducci era originaria di Paradiso, un borgo della piana di Ripoli. Era una persona del popolo, una contadina emigrata dalla campagna a Firenze dove era diventata serva presso una famiglia della città. Era dotata di una forte propensione mistica e profetica di cui aveva già dato prova. Nel 1513 insieme ad altre compagne fondò il Monastero della Crocetta a Firenze, come affettuosamente il popolo chiamava il Convento di Santa Maria della Croce.
Diresse la comunità femminile formatasi attorno a sé con molta attenzione e prudenza in quegli anni difficili, funestati da calamità e guerre. Nell’operare si dimostrò particolarmente dotata sia politicamente che amministrativamente, tanto da essere presa ad esempio come modello di capacità dalla stessa Gran duchessa Cristina di Lorena, che assolse i propri doveri di reggente proprio ispirandosi al suo operato. Questa scelta diede un tono di sacralità al governo mediceo.
Domenica era stata anche una figura importante durante l’assedio del 1530, aveva intuito che il ritorno dei Medici avrebbe cambiato le sorti della città, così si era rivolta con una supplica al papa per intercedere a loro favore. Così facendo inevitabilmente divenne un importante figura politica filo medicea. In realtà la donna era esclusivamente interessata al destino del suo popolo e a diffondere la parola di Dio.
Il processo di canonizzazione della santa avviene poi durante il passaggio di potere di due donne importanti come Cristina di Lorena e Maria Maddalena d’Austria, che reggeranno lo Stato fino al 1628, quando Ferdinando II compiuti i 18 anni, può finalmente assumerne la direzione, pur rimanendo sotto il forte influsso delle due volative donne (madre e nonna).
Durante la pestilenza, l’economia, l’agricoltura e l’industria subiscono un forte declino, che si riflette inevitabilmente sulla politica e il potere dei Medici. Un momento difficile per un giovane diciottenne che al suo fianco ha due donne di rilievo, due virago piuttosto rigide e bigotte. Più che opportuna arriva allora la canonizzazione di Domenica, che si lega indissolubilmente al potere mediceo riuscendo con le sue doti taumaturgiche ad aiutare la città nell’ affrontare questa triste emergenza.
Per iniziativa della famiglia reggente, Domenica entra a far parte della comunità dei sofferenti, in quanto donna che ha sofferto. La sua passata capacità di sopportare il male fisico e morale, garantisce nel presente una via d’uscita al pari di chi soffre per l’epidemia. Domenica è passata attraverso varie malattie, come febbri acute e la stessa peste. Ma, nonostante l’abbiano stremata ne è uscita più forte. Un simbolo di stoicità, forza spirituale e resilienza. Un esempio per tutti.
Il 20 luglio del 1534 Domenica malata venne messa in pericolo di vita dagli stessi dottori che cercavano di curarla. Gli sciroppi che aveva assunto le provocarono vomito, flusso e gonfiori, portandola vicino alla morte.
Raccomandandosi a Dio Domenica riesce però a recuperare la sua salute. Martirizzando il proprio corpo con forti perdite di sangue dovute alla malattia e ai salassi dei medici, purga il suo corpo e implicitamente deterge i peccati della città. La scelta di ricorrere all’aiuto del Supremo sottolinea però l’inefficacia delle cure mediche, alimentando il sospetto nel popolo che i medici approfittassero dell’epidemia per arricchirsi, elargendo i loro discutibili rimedi inefficaci contro la peste. All’epoca infatti non esisteva nessun rimedio al morbo.
Questa diffidenza verso i dottori e grande fiducia nell’ Altissimo non fa che aumentare la fede del popolo nei confronti di Domenica; tanto che al processo di canonizzazione, due testimoni riveleranno di aver sperimentato un sistema efficace per guarire dalla peste: quello di nutrirsi di una pappa di pane Santo proveniente dal sepolcro di Domenica.
Anche un manoscritto anonimo conservato nel fondo Magliabechi della Biblioteca Nazionale di Firenze dal titolo “Antidotario di medicamenti di più autori” del 1632, riporta tra le ricette consigliate in tempo di peste, il pancotto di Domenica. Viene precisato nel manoscritto che questa dieta aveva guarito anche Il granduca Ferdinando II di Toscana. Il pane santo era considerato a tutti gli effetti una reliquia.
Domenica Narducci nasce l’8 settembre 1473 nel borgo fiorentino chiamato Paradiso. Quinta di sette figli, rimane orfana del padre all’età di sei anni. Deve precocemente provvedere a fronteggiare le difficoltà economiche della famiglia dedicandosi al lavoro domestico e agricolo. Entrerà in lite con la sorella Angela che cercherà addirittura di avvelenarla, mentre l’altra sorella Filippa, l’accuserà di aver avuto una relazione con un sacerdote e di aver abortito. Filippa morirà di cancro, Angela di forti dolori allo stomaco.
Domenica nel dicembre 1499 sotto le pressioni della famiglia che vuole costringerla a sposarsi e di alcuni prelati, che dubitano delle sue doti accusandola di essere troppo vicina all’eretico Savonarola, si trasferisce a Firenze al servizio della famiglia Samminiati.
Entrerà poi nel monastero agostiniano di Candeli ma per motivi di salute sarà costretta a lasciarlo; finché, con altre compagne laiche formerà un gruppo di preghiera e di lavoro, dando vita a una piccola comunità femminile che vivrà sotto la sua direzione.
La donna intuisce di essere una figura carismatica e realizza così una vasta opera di rinnovamento spirituale e sociale sulle orme del Savonarola. Il famoso predicatore vedeva nelle donne delle protagoniste privilegiate, sposando questa tesi Domenica sarà fautrice di quella che può definirsi una vera e propria “riforma delle donne”.
Consoliderà così la propria posizione all’interno della comunità religiosa attraverso una connotazione giuridica. Insieme a quindici figlie spirituali acquisterà quello che sarà il Monastero della Crocetta pagandolo 190 scudi. Di questi, 100 scudi facevano parte dei suoi risparmi personali accantonati in sette anni di duro lavoro come tessitrice; gli altri, glieli aveva fatti avere la Madonna, facendoglieli portare da un angelo. Il convento arriverà a raggiungere il cospicuo valore di 50.000 scudi.
Grazie all’arcivescovo di Firenze, Domenica realizzerà così il suo progetto. Potrà vestire l’abito domenicano ma apportando una piccola modifica: aggiungere una croce rossa sul petto. Vicaria perpetua per ordine di Leone X, il suo ruolo verrà confermato dal successore Clemente VII.
Ma l’opera di Domenica non si ferma qui, tesserà una larga rete di rapporti con altre comunità religiose, sia ecclesiastiche che laiche che spesso si rivolgeranno a lei per avere consigli, indicazioni di vita, chiarimenti dottrinali ed interpretazioni delle scritture. La direzione spirituale che avvia Narducci (o Nardini), è strettamente connessa alla dimensione pubblica e politica. Appoggerà la Repubblica senza mai opporsi ai Medici, per la quale si impegnerà e pregherà, pur riconoscendone le mancanze e i limiti. Domenica non paga si rivolgerà poi ai papi Clemente VII e Paolo III, chiamandoli a conversione e pentimento.
La successiva caduta della Repubblica e la durezza di Cosimo I la spingeranno a limitare la propria attività e anzi a chiudersi ad una vita ritirata. Domenica morirà il 5 agosto 1553 e sarà sepolta in una tomba nel suo stesso monastero dove verrà venerata.
Della Narducci si conservano numerose opere conservate presso l’Archivio della Crocetta di Firenze: l’Epistolario, i Sermoni, il Dialogo, la Visione del Tabernacolo, Rivelazioni e Visioni, Il Giardino del Testamento e altri Trattati Spirituali.Domenica Narducci è una figura di spicco nella crisi del Rinascimento fiorentino per il suo ruolo inconsueto di predicatrice, attività solitamente vietata alle donne.
Donna acuta, arriverà ad opporsi all’interpretazione del passo di S. Paolo che citava: “le donne tacciano in assemblea”, usato nella tradizione per legittimare l’esclusione delle donne da ogni ruolo autorevole. Domenica invece affermerà al contrario per diretta ispirazione divina, come Dio voglia invece che le donne parlino, predichino e profetizzino. San Paolo spiegherà, si riferiva nella sua esternazione alle sole donne di Corinto, perché in quell’occasione facevano un gran chiasso. Lo Spirito continua, chiama chi desidera, anche le donne.
Una figura rivoluzionaria.


