terza parte
Con l’entrata in vigore degli Ordinamenti di Giustizia emessi, per salvaguardare il popolo minuto, dal Gonfaloniere Giano della Bella, spinsero gli Adimari, per paura, a rappacificarsi con loro.
Questa pacificazione dette alla Compagnia dei Cerchi nuova forza e nuovi interessi da sfruttare. Nell’ultimo decennio del tredicesimo secolo, complice l’enorme lavoro, la Compagnia si divise in due rami sempre guidati dai componenti della famiglia in Bianchi di Lapo di Oliviero e Neri di Bindo di Cerchio. I primi, avevano il loro centro in San Procolo, i secondi nel Sesto di Porta San Piero.
Nel 1280, per mostrare la loro ricchezza, acquistarono dai Conti Guidi un palazzo situato di fronte alla badia Fi0rentina nel Sesto di Por San Piero, nel popolo di Santa Maria in Campo, abitato fino alla morte dalla Contessa Beatrice, vedova di Marcovaldo di Dovadola. Come si trova scritto nelle Provvisioni, i Priori erano tutti del Sesto di Por San Piero, legati alla Compagnia dei Cerchi e abitavano nelle loro case in San Procolo.
Le grandi famiglie fiorentine erano preoccupate dell’ascesa cerchiesca, ma queste preoccupazioni furono stroncate sul nascere prima di passare allo scontro diretto. Con l’avvento al potere di Giano della Bella e l’applicazione degli Ordinamenti di Giustizia, i Cerchi furono considerati magnati.
Con il Papa Bonifacio VIII si accordarono per congiurare contro Giovanni di Chalons, inviato del Pontefice, per abbattere il governo popolare e riportare i magnati al governo. La loro esperienza di mercanti e banchieri servì per non rompere violentemente con il popolo. Infatti, nel luglio del 1295 non parteciparono alle dimostrazioni dei magnati scesi in piazza, per ribellarsi e abolire gli odiati Ordinamenti (da loro chiamati Ordinamenti di Nequizia) e tornare al governo cittadino.
Con l’uscita di scena di Giano costretto all’esilio, la soppressione delle Arti dei Ciompi, Farsettai, e Tintori, tutto finì. Questa mossa dettata dai loro interessi, gli attirarono le simpatie dei popolani, ma fece nascere dei sospetti fra i magnati. Esiliato Giano, questi trovarono la forza di rialzare la testa, avendo in Corso Donati un capo deciso a riportarli al potere.


