Quinta parte
Zuffe e omicidi fra Bianchi e Neri
Queste le parole di Marchione di Coppo “La brigata dei giovani Cerchi era a cavallo armati, li presenti ad assistere i balli di Calendimaggio nella piazza di Santa Trinita. Sopravvenne la brigata dei Donati e non veggendo i Cerchi che vennero di loro drietro si spinsono loro addosso co i cavalli per vedere non per ingiuria, perocchè non sapeano che vi fossero i Cerchi e veggendosi Cerchi spignere altrimenti si volsono e feciono romore, e l’una parte contra l’altra si cominciarono a sdegnare, e a spignere l’uno contro l’altro i cavagli. Fu una grande zuffa e mislea, o v’ebbe più fedite, vi furono de feriti di qua e di là; ma pure a uno de Cerchi, che si chiama Ricovero, venne un colpo sulla pianella e discese e portonne il naso in parte; e fu tale zuffa che quasi ogni uomo prese l’arme”. Questo fatto d’arme spianò ai Cerchi la via del potere, a loro si unirono le grandi famiglie fiorentine: gli Adimari tranne il ramo dei Cavicciuoli, i Tosinghi del Baschiera, alcuni dei Frescobaldi e tutti i Cavalcanti.

Ma i Cerchi non si mostrarono all’altezza della situazione, mostrarono debolezza e indecisione in politica, facendo vedere la loro origine di mercanti. Questi limiti emersero, negandoli la loro piena affermazione, specialmente contro il Papa Bonifacio VIII, che voleva mettere la Toscana sotto la sua egemonia. Si rifiutarono di discutere con Dino Compagni e Dante Alighieri, che auspicavano una politica più forte contro le mire espansionisti che della curia pontificia. Bonifacio VIII e Carlo di Valois erano ai ferri corti, i Cerchi tentarono di inserirsi fra i due contendenti offrendo al pontefice di porre sulla città la sua santa mano e togliere di mezzo l’ingombrante francese, ma ormai era tardi. La fazione dei Neri iniziò le violenze e le vendette contro i Bianchi, senza aver da loro la minima reazione. Il Pontefice per pacificare le fazioni in lotta inviò il Cardinale di Acquasparta Matteo Bencivegna. La vigilia del Natale del 1301 ebbe un evento tragico, venne ucciso Niccolò dei Cerchi per mano di Simone di Corso Donati, a sua volta ucciso da un servitore del Cerchi.


