Settima e ultima parte
I Cerchi del circolo bianco rientrano dall’esilio
Gli appartenenti al “de domo de Circulis Negri” i Neri, furono esclusi dal rientro insieme a Dante Alighieri, con un documento del 2 novembre 1311, ovvero la Riforma di Baldo d’Aguglione magistrato. Dante lo cita nella Commedia nel Paradiso Canto XXVI, con parole piene di rancore: “Ho quanto fora meglio esser vicine quelle genti ch’io dico, e al Galluzzo e a Trespiano a ver vostro confine, che averle dentro e sostener lo puzzo del villan d’Aguglion, in quel dà Signa, che già per barattare ha l’occhio aguzzo.”
Il d’Aguglione era infatti un manipolatore di sentenze, pronto a favorire un potente o chi lo pagava meglio. Vieri quando fu cacciato da Firenze, si rifugiò in Arezzo, si dice, portando con sé un patrimonio ingente di 600.000 fiorini, per dimostrare che la sua Compagnia non aveva risentito dei colpi inferti dai Neri Vincitori, promise di soddisfare tutti gli impegni ai suoi creditori, sborsando la cifra non indifferente di 80.000 fiorini.
Questa era la dimostrazione di possedere ancora ingenti mezzi, che gli permettevano di mantenere un prestigio verso i Bianchi e Ghibellini, non intaccato dai suoi errori commessi in politica. I Cerchi appartenenti al circolo familiare dei Bianchi dimostrarono la loro mentalità di mercanti, entrando nelle grazie del Papa Benedetto XI, Niccolò di Boccassio o di Boccassino, sostituendosi con calma agli Spini, ai Bardi e i Chiarenti. In Firenze subirono la distruzione, per ordine di Carlo d’Angiò, un fondaco, i tiratoi in Sant’Iacopo fra i Fossi. Loro eredi furono i Canigiani, i poderi posseduti a Nipozzano vennero assorbiti dagli Albizzi. Nel 1315 vi fu una battaglia fra la Lega Guelfa di Firenze, Siena e Prato, contro i Ghibellini di Pisa e Lucca, guidati da Uguccione della Faggiola, che tentava di insignorirsi la Toscana.
Fine della famiglia Cerchi
In quella battaglia, i Guelfi, subirono una sonora sconfitta, con l’occasione decisero di fare una amnistia, per fare rientrare gli esiliati. I Cerchi rientrarono, ma non possedevano più la potenza economica che gli aveva portati a primeggiare nel governo cittadino. Uno degli ultimi Cerchi fu attivo come cambiatore ad Avignone presso la corte papalina nel 1327, con altri cambiatori toscani. Di un altro membro della famiglia, ci da notizie il Sacchetti nelle 300 Novelle, disse di lui che era un povero diavolo, vivente nel paese di Candiglia. Il ramo di Bindaccio di Consiglio sopravvisse a lungo, dando quattro Priori alla Repubblica Fiorentina e quattro Senatori al Principato mediceo. Questo ramo, si estinse nel 1855 con Alessandro di Vieri.


