Famiglia Infangati
Famiglie fiorentine
Seconda parte

Nelle guerre cittadine fra Guelfi e Ghibellini gli Infangati di antico censo nobiliare, per tradizione politica e potenza economica si schierarono con i Ghibellini sostenitori dell’Imperatore Federico II Ruggero Hohenstaufen, mentre altri nobili si schierarono con i Guelfi sostenitori del Papa Innocenzo III Lotario dei Conti di Segni. La conferma di questa divisione fra vincitori e vinti si ha nel 1258, quando Mangia degli Infangati venne condannato al taglio della testa come Ghibellino. Dopo la vittoria di Siena del 1260 a Montaperti, dei Ghibellini fuoriusciti fiorentini con a capo Farinata degli Uberti, gli Infangati rientrarono dall’esilio in Firenze con i loro consorti Mangiatroie. Gli esponenti di questa nobile casata: Donato, Mazza, e Bindo ricoprirono cariche pubbliche fino al 1266, quando nella battaglia di Benevento i Ghibellini vennero sconfitti e re Manfredi vi perse la vita, vennero nuovamente esiliati dai Guelfi vincitori.
Il Papa Niccolò III Giovanni, Gaetano Orsini, incaricò il suo legato il Cardinale Latino Malabranca, di recarsi a Firenze, per far cessare la faida fra le due fazioni fece firmare un accordo di pace. La cerimonia ebbe luogo all’altezza del ponte Rubaconte, precisamente nel palazzo dei banchieri Mozzi, alla presenza del Cardinale Latino, il popolo, e inviato dal papa Carlo I d’Angiò, e i maggiori rappresentanti delle due fazioni. Dopo la firma dell’accordo con il quale si permetteva agli esiliati Ghibellini, di rientrare in Firenze e tornare in possesso dei loro beni. Per suggellare la ritrovata pace cittadina, tutti i rappresentanti presenti si spostarono sul renaio, il Cardinale Latino fece baciare in bocca tutti i presenti delle due parti. Il Bargellini, ci racconta che Carlo d’Angiò baciò controvoglia quegli che gli si avvicinarono. Gli Infangati firmarono l’accordo e poterono rientrare in città e riavere i beni confiscati, mettendo così fine alla lotta fratricida all’interno della famiglia.


