Famiglia Infangati
Famiglie fiorentine
Quarta parte
Gli Infangati di parte Ghibellina, nel 1292 con il governo delle Arti, vennero dichiarati Magnati, e esclusi dalla politica cittadina, mentre agli appartenenti alla parte Guelfa venne revocato il divieto a ricoprire cariche di governo. Un Catellino di Aldobrandino fu nominato priore nel 1293, 1314 e 1315. Anche suo fratello Migliore, venne dichiarato Priore nel 1295. Un Banchello Infangati combatté nelle file dei fiorentini nella sconfitta subita contro Uguccione della Faggiola signore di Pisa. Suo figlio Canaffo, combatté nella sconfitta fiorentina ad Altopascio, contro i Ghibellini lucchesi di Castruccio Castracani Antelminelli.
Il tramonto nella politica iniziò alla metà del 1300, quando Uberto di Ubaldino, appartenente a quella parte della famiglia che conservava i diritti per accedere alle cariche pubbliche dopo l’emissione degli Ordinamenti di Giustizia che vietavano ai magnati di partecipare alla vita politica, oppure chiedere di cambiare lo stemma e il cognome facendosi di popolo. Uberto nel 1346, Ghibellino, venne accusato di aver giurato il falso per poter accedere agli uffici dove per diritto non poteva, secondo la legge entrare. Nel 1348 riuscì a discolparsi e ad essere graziato, potendo arrivare a ricoprire la carica di Priore. Nel 1359 fu nuovamente ammonito dalla Parte Guelfa, perse per sempre i diritti politici. Ordì un complotto per consegnare Firenze ai Visconti di Milano, venne scoperto dal Comune. Fu bandito insieme ai consorti partecipanti alla congiura, perdendo in perpetuo i diritti politici.
Durante la signoria di Cosimo de Medici “il Vecchio” il quale voleva farsi amico le famiglie più importanti della città divenute clienti del banco mediceo. Venne reintegrato con la famiglia riavendo i diritti politici, premiando la sua fedeltà alla casa Medici. Nel 1518 Cambio di Antonio divenne eletto Priore ultimo membro di una famiglia che con la sua presenza in politica aveva contribuito a far grande Firenze. Con Aldobrandino di Ignazio, la famiglia cessò di esistere. Lo stemma della famiglia era simile a quello dei Mangiatroia: scudo d’argento fasciato a sghembo di bianco e azzurro.


