Andrea figlio di Guglielmo ebbe sette figli dalla moglie Caterina Salviati anche lei appartenente a una famiglia mercantile, quattro maschi e tre femmine: Piero, Iacopo, Antonio, Guglielmo, morto in tenera età, Elena o Lena, Albiera, Apollonia. Dopo la fallita congiura contro i Medici del 1478 uno dei figli di Piero, Renato, venne condannato a morte anche se non vi avesse partecipato. Il ramo di Piero, si estinse nel 1693 con Pierantonio. Iacopo di Andrea fu Gonfaloniere di Giustizia nel 1469. Fu uno dei capi della fallita violenta congiura contro i Medici, con Francesco di Antonio, subendo la repressione organizzata da Lorenzo. Molti personaggi della famiglia furono uccisi o esiliati danneggiando la loro potenza economica. Antonio altro figlio di Andrea ebbe molti figli. Uno di loro, Francesco, fu tesoriere del Papa Sisto IV, Francesco della Rovere. Mentre Guglielmo rimase fedele ai Medici non subì pene né confische divenendo molto ricco. Guglielmo ebbe un figlio, Cosimo, Arcivescovo di Firenze. Un suo fratello Alessandro fu amico del Papa Clemente VII, Giulio Zanobi de Medici, figlio naturale di Giuliano de Medici. Cosimo di Alessandro ebbe due figli maschi: Lorenzo, il cui ramo si estinse nel 1700, con Luigi di Cosimo, e Francesco, il suo ramo esiste ancora oggi. Oltre alla uccisione dei congiurati e agli esili e le confische dei beni della famiglia, vi fu la soppressione della festa dell’accensione del Fuoco Sacro simbolo di purificazione per dannata memoria.
I fiorentini male accolsero questa decisione, cercando in ogni maniera presso il Governo della Repubblica di riesumarla. Finalmente la Signoria accolse questa richiesta. Affidò ai Consoli dell’Arte Maggiore di Calimala di organizzarla. Al tempo della cacciata dei Medici il predicatore domenicano Girolamo Savonarola restituì alla famiglia Pazzi i loro privilegi, fra i quali vi era l’organizzazione del Carro del Fuoco. Oggi la festa non è più organizzata dalla famiglia Pazzi, ma è organizzata dalla chiesa fiorentina e dal Comune di Firenze. La sera del Sabato Santo, sul sagrato, davanti alla porta centrale del Duomo, viene messo dal Capitolo fiorentino un braciere colmo di legna e acceso in ricordo della antica festa. La mattina della Domenica di Pasqua, il Comune di Firenze, divide in due parti il corteo della Repubblica Fiorentina. La prima parte si reca alla chiesa dei Santi Apostoli, dove preleva le pietre del Santo Sepolcro, conservate in una preziosa teca, per far scaturire al Gloria, la scintilla che incendierà il Carro del Fuoco (chiamato dai fiorentini Brindellone per la sua andatura ondeggiante e sgraziata).
La seconda parte del Corteo, si reca al Prato, al ricovero del carro, per scortarlo fino al Duomo. Una curiosità legata a questa manifestazione. Fino a non molti anni fa, si tenevano due accensioni dl Carro, una in piazza del Duomo davanti alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, la seconda in piazza della Repubblica. Questa usanza andò avanti fino al 1910, quando successe una mortale disgrazia, si staccò la ruota posta sulla cima del Carro, uccidendo uno spettatore e ferendone un altro. Questa luttuosa disgrazia, fece sopprimere al Comune il secondo scoppio. Nei tempi passati i contadini scendevano a Firenze, per vedere se la colombina incaricata di accendere il Carro, facesse il suo dovere. Se l’uccello faceva il suo dovere accendendo la miccia e ritornare all’altare Maggiore, significava che il raccolto sarebbe andato bene. Se non avesse fatto il suo viaggio avanti e indietro, il raccolto sarebbe stato scarso. Due volte la colombina non ha fatto il suo dovere, nel 1940 ci fu lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e nel 1966, Firenze fu sconvolta da una tragica alluvione.
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