Terza parte
LA GUERRA FRA I MEDICI E I PAZZI

Anche a Firenze Andrea fece affari legandosi con le famiglie economicamente e politicamente più eminenti. Nella prima decade del XV secolo divenne agente della compagnia romana di Francesco de Bardi e Averardo di Francesco de Medici interessandosi della circolazione delle lettere di cambio e del trasferimento delle entrate religiose per la Camera Apostolica di Avignone, Genova, Barcellona e Valenza. Nel 1422 entrò a fare parte della filiale romana di Averardo de Medici intitolata a “Francesco di Gioacchino Boscoli & co.”, che gestiva, affiancando il Boscoli come socio di minoranza, insieme a Giuliano di Averardo de Medici. In Firenze fu socio di maggioranza di una compagnia a ragione sociale “Orimanno degli Albizi” che commerciava in tessuti auroserici. Andrea era ricchissimo e aveva molta disponibilità di denaro liquido. Il Governo fiorentino, si fece prestare la somma di 58.524 fiorini per sostenere una guerra contro le aspirazioni espansionistiche di Filippo Maria Visconti. Nello stesso periodo di tempo riuscì ad ottenere una partecipazione nella ragione sociale delle “galee di Ponente” per organizzare la navigazione per conto dello Stato della Repubblica Fiorentina, acquistando i porti del Tirreno di Pisa e Livorno. Di una di queste imbarcazioni ne fu patrono il figlio Antonio nell’anno 1440.

Andrea nacque a Firenze nel 1372 da Guglielmo de Pazzi e Costanza di messere Andrea de Bardi. Esclusi dalla vita politica cittadina con gli Ordinamenti di Giustizia anti-magnatizi del 1293, venendo considerati magnati. I Pazzi si diedero all’attività mercantile e bancaria. Alla età di diciassette anni si sposò con Caterina Salviati appartenente ad una altra famiglia importante mercantile e bancaria. Da questa unione nacquero sette figli maschi e femmine: Antonio, Guglielmo (nato dall’unione con Niccolosa Alessandri), Piero, Lena, Albiera, Jacopo, Renato e Apollonia. La casa di famiglia si trovava nella parrocchia di San Procolo (anticamente chiamata dei Santi Procolo e Nicodeme, oggi si trova in via dei Giraldi all’angolo con via dei Pandolfini). Dal Catasto cittadino si viene a sapere che possedevano altri immobili il cui proprietario era Andrea: Un’altra casa con bottega nella parrocchia di Santa Maria in Campo, casali e poderi e diversi titoli del Monte. Oltre al possesso di due schiave, aveva partecipazioni in società bancarie e commerciali, in botteghe dell’Arte della Seta e vendita di drappi, investimenti privati nell’appalto delle imposte dell’estero, per conto dello Stato fiorentino. Andrea de Pazzi decise farsi costruire nella chiesa di Santa Croce, nel 1423 una cappella di famiglia, commissionata a Filippo Brunelleschi.
Tempo dopo per poter praticare la politica per sé stesso e i suoi discendenti, rinunciò allo stato di magnate dichiarando in un documento privato di aver svolto fin da quando era ragazzo l’attività mercantile. Chiese e ottenne di conservare il nome e lo stemma di famiglia. Aveva ormai raggiunto la mezza età e aveva passato i suoi affari al figlio Antonio, dedicandosi completamente alla politica cittadina. Ricoprì cariche rilevanti nel governo: venne eletto fra i dodici Buonomini nel 1434 e nel 1442, fra i Priori nel 1440, nella Mercanzia nel 1432 e 1442, nell’Arte di Calimala nel 1430, nel 1439 e 1442. Durante il regno di Alfonso il Magnanimo della casa spagnola Aragona, il rapporto di amicizia di Andrea con la corona spagnola entrò in crisi, per la vicinanza del Pazzi a Renato d’Angiò, contro cui il re spagnolo si batteva per la successione sul trono partenopeo.
Divenne Consigliere del Comune, Capitano di Parte Guelfa nel 1413. Fu incaricato da Cosimo il Vecchio di accogliere a Firenze l’antipapa Giovanni XXIII. Ambasciatore alla Repubblica di Genova nel 1420. Ancora nel 1431 e 1438 Console della Zecca fiorentina. Podestà di Signa e Campi Bisenzio. Sempre grazie ai maneggi del Medici entrò nel ceto popolare, malgrado fosse fatto cavaliere dello Spron d’Oro dal re di Napoli Renato d’Angiò – Valois il “Buono”. Fu console dell’Arte della Lana e Priore delle Arti nel 1439. Andrea aprì a Barcellona alla fine degli anni 20 del Quattrocento una compagnia. Possedette quote di diverse società, nelle più importanti città, europee: Firenze, Pisa, Roma, Barcellona, Avignone, Montpellier e Parigi. Con la corona spagnola fece molti affari nella zona Catalano – Aragonese. Da questa monarchia ricevette salvacondotti e protezione. Il re spagnolo Martino I l’”Umano” d’Aragona, gli concesse la sua personale protezione, definendolo suo “domestic familiar”, tanto da evitargli di essere cacciato dalla penisola Iberica nel 1401. Salvacondotto confermato per lui e per il fratello Domenico nel 1402, ricevendo in cambio dai due fratelli un drappo d’oro. Il legame con il re aragonese si rafforzò con gli anticipi di denaro, non sempre volontari, durante la ribellione del Giudicato d’Arborea in Sardegna.


