Gli antifonari fiorentini di Tofanelli
Seconda ed ultima parte
La dicitura “in Choro o Choralis libera”, fa capire che l’originale da cui è tratto questo tomo era di grandi dimensioni (60-90 cm e larghi 40-60). Questo perché poggiato su un leggio, al centro del coro, poteva essere ben visibile al gruppo corale dei frati che ne cantavano il contenuto.
La prima pagina di un altro di questi antifonari, è incentrata sul mistero dell’Incarnazione e del ruolo di Maria nella storia della salvezza, che vuole celebrare l’unione perfetta tra fede umana e le promesse divine.
Nell’ultima pagina è presente un sigillo in ceralacca rossa impresso sulla carta, questo raffigura un simbolo araldico, o più probabilmente, un emblema religioso composto da rami di palma: una cornucopia incrociata con rami di palma o spighe di grano; forse un marchio tipografico o xilografico di convalida, come quelli che venivano utilizzati nei testi sacri liturgici ufficiali.
Il testo è in latino, ed elenca una serie di importanti santi e ricorrenze della Chiesa cattolica romana. Si leggono piuttosto chiaramente i nomi delle rispettive festività. Su tutti e tre i volumi, queste pagine sono poste alla fine dei libri, scritte a mano, organizzano cronologicamente il susseguirsi delle diverse festività.
Sono eseguite con una morbida ed ondulata calligrafia in corsivo, tipica dei documenti amministrativi e/o liturgici di quest’epoca.
Sull’altro antifonario troviamo uno stemma gentilizio nobiliare. Questo è sorretto da due figure femminili mitologiche, sirene o arpie. Presenta poi degli scudi decorati con simboli araldici e una torre con animali rampanti.
Il frontespizio è scritto in latino e cita la prima domenica dell’Avvento, il sabato Santo e il Tempo di Natale. Una nota scritta indica l’uso del libro facendolo risalire al 1761. In fondo alla pagina c’è scritto anche qui che il tomo era ad uso esclusivo di padre Michelangelo di San Francesco Frizzi.
Questo indica la proprietà dell’uomo o l’assegnazione del libro all’interno di una comunità religiosa. L’ambito è francescano, probabilmente si tratta dell’Ordine dei frati minori cappuccini, benedettini, domenicani o carmelitani. Il volume si trovava sicuramente dove era usato e probabilmente stampato, cioè a Firenze.
Nella pagina più interna troviamo una raffigurazione stampata ma colorata a mano della Madonna del Carmelo con il bambino Gesù e degli angeli. La stampa presenta quindici piccoli riquadri che illustrano scene devozionali e misteri religiosi.
Le scritte o vignette che accompagnano le figure, non sono scritte in latino, ma in italiano antico. Questo tipo di rappresentazione è noto come “andachtsbild” o “immagine devozionale”.
Raffigura la vera effige della miracolosa beata Vergine del Monte che risale allo stesso periodo dell’antifonario. Le scene sono pensate per l’educazione religiosa popolare. Dopo la figura principale, troviamo quelle laterali che descrivono miracoli e benefici legati alla devozione dello scapolare carmelitano. Questo è composto da due quadratini di stoffa marrone uniti da due cordoncini da indossare sul petto e sulla schiena. È il simbolo dell’affidamento alla Madonna e alla protezione divina.
La Vergine e il bambino indossano corone regali. Sul manto della Vergine, spicca una stella a otto punte, simbolo Mariano che richiama la Stella Maris o Stella del mare, si tratta della guida spirituale per tutti i navigatori ma anche per i fedeli.
Una scena propone la consegna dello scapolare. Qui due angeli in volo sorreggono una corona sopra il capo di Maria. Gli angeli in basso invece mostrano gli scapolari come rappresentazione della promessa di protezione in vita e di salvezza dalle fiamme interne.
Nelle scene inferiori si trovano il privilegio Sabatino e il Purgatorio, poste sotto l’iscrizione “Ora pro nobis”. L’illustrazione affronta poi il tema dell’intercessione verso i defunti.
La visione del Purgatorio mostra delle anime avvolte dalle fiamme purificatrici, le figure hanno le mani giunte e i volti rivolti verso l’alto in segno di supplica. La scena che illustra il privilegio Sabatino, è basata sulla bolla papale di Giovanni XXIII del 1322, secondo cui la Madonna scendendo in Purgatorio il primo sabato dopo la morte dei devoti, li liberava per condurli in Paradiso.
Sotto la scena del Purgatorio sono presenti due tondi che mostrano una chiesa. A sinistra l’interno di una camera da letto di un monastero, mentre a destra si riconosce un ospedale.
Sono entrambi luoghi di preghiera comunitaria del suffragio e della buona morte assistita dalla fede.
I riquadri laterali superiori, riportano i miracoli dello scapolare; quelli più piccoli che circondano l’immagine centrale, raccontano i miracoli storici o le parabole devozionali, che attribuiscono l’efficacia dello scapolare. Ognuno di essi è accompagnato da un cartiglio esplicativo di colore rosso in parte sbiadito e di difficile lettura. Sul lato sinistro è illustrata l’Apparizione sul Monte. Una figura è inginocchiata davanti alla luce divina sul Monte Carmelo in Terra Santa dove nacque l’Ordine degli eremiti. Ma la scena potrebbe anche riferirsi all’Apparizione della Vergine del 1251 a San Simone Stock, un priore carmelitano.
Un’altra scena propone il miracolo della tempesta placata. Qui si nota un’imbarcazione in balia dei flutti marini. È uno dei miracoli più celebri della tradizione carmelitana; lo scapolare gettato o mostrato durante una tempesta, placa i venti e salva i marinai dal naufragio.
La liberazione o l’incontro mistico, è raffigurato da una figura che riceve la benedizione da un angelo o forse da un religioso all’interno di un contesto naturale. Qui si simboleggia la conversione del cuore o la protezione da un pericolo imminente.
Sul lato destro, dall’alto al basso, il primo disegno propone l’annuncio o la predicazione. Una figura isolata su un’altura che potrebbe essere un predicatore o lo stesso profeta Elia, padre spirituale dei carmelitani, che indica il cielo ed esorta il popolo alla conversione.
Troviamo poi il salvataggio dei viandanti, dove dei personaggi assistono un uomo a terra mentre si proteggono a vicenda. Questa è la rappresentazione della protezione fisica garantita dallo scapolare contro incidenti, agguati di briganti o cadute fatali.
Nel miracolo dell’incendio si vedono delle figure fuggire ed invocare aiuto. Lo scapolare è qui utilizzato per estinguere gli incendi boschivi e domestici. Troviamo poi altri racconti devozionali che illustrano come lo scapolare abbia protetto dalle fiamme alcune abitazioni.
Nel riquadro superiore si vede la Scala del Paradiso e una sepoltura al centro. Sopra la Vergine c’è una scena complessa, compaiono scale e figure che assistono ad un evento solenne, forse si tratta della Scala mistica per il Paradiso o si tratta della rappresentazione della pratica della sepoltura. Anche l’abito carmelitano, come lo scapolare, garantisce la salvezza.
Sulla prima pagina, proprio dove comincia ogni rigo del canto, si notano delle lettere maiuscole xilografate incollate. Si direbbero dipinte a mano. Alcune sono nere, altre rosse, qualcuna verde smeraldo, mentre altre presentano dei piccoli ricami.
Questo testo fa riferimento alla prima domenica dell’Avvento basata sul Salmo 24. La pagina è decorata con capilettera miniati che indicano l’importanza liturgica del testo.
Il terzo antifonario o breviario, contiene il “Proprio del tempo”, sono tutte festività legate alla figura di Gesù e fanno riferimento alla prima domenica dell’Avvento. Anche questo libro è appartenuto a Michelangelo Frizzi.
Nella pagina seguente c’è la raffigurazione dell’Annunciazione alla Vergine, attribuita a Cornelis Bloemaert II, realizzata nel 1650 e basata su un’opera già esistente di Giovanni Lanfranco. Ma c’è anche un’altra incisione molto simile a questa che è stata attribuita invece a suor Isabella Piccini risalente allo stesso periodo. Queste immagini, così come le lettere maiuscole iniziali di ogni capoverso, sono state apposte sulle pagine incollandole probabilmente con colla di pergamena o di pesce.
L’opera mostra l’Arcangelo Gabriele che appare alla Vergine in preghiera insieme alla colomba dello Spirito Santo. Un’altra figura all’interno di un’altra pagina, mostra invece la Natività di San Giovanni. Presente la madre santa Elisabetta che tiene in grembo il fanciullo in fasce appena nato per mostrarlo alle levatrici venute a casa per vederlo. Il cane ai piedi delle donne attesta ancora l’intimità della scena, mentre i cesti portati in testa dalle donne arrivate in visita sono tipiche delle raffigurazioni di questo periodo, indicano i doni e i cibi portati alla puerpera. Dietro è visibile San Zaccaria il padre. In basso si trova il monogramma IBF o JBF (in latino I e J spesso si sovrappongono). IB starebbe per Ioannes Baptista, la F per fecit ovvero: “lo fece Giovanni Battista”. Nelle botteghe editoriali del XVIII secolo nei grandi centri, questo nome era piuttosto comune, soprattutto tra gli incisori. Tra i più conosciuti con questo nome c’erano Brustolon, Piazzetta e Fabbri. Essendo questi incisori, collaboratori fissi di queste case editrici, siglavano semplicemente le tavole con le loro iniziali accompagnate dalla F di fecit.
L’angioletto o putto alato presente in fondo ad un’altra pagina, non è esclusivamente un elemento decorativo, ma è legato alla Festa dei Santi martiri innocenti. L’angelo, stringe una croce e un drappo, simbolo della palma del martirio o della veste della vittoria. Gli angeli nell’iconografia cristiana portano i simboli della Passione e del Martirio per celebrare i santi che hanno versato il sangue per la loro fede. Infatti questa pagina dedica i canti ai piccoli martiri di Betlemme, uccisi da Erode nella famosa strage. Il simbolo è stato inciso su metallo o su legno e poi impresso sulla pagina.
Come da Firenze queste opere siano giunte a Roma è un mistero. Forse l’enigma può in parte spiegarsi con un periodo drammatico che visse la chiesa, quello napoleonico. Quando l’imperatore soppresse gli ordini religiosi, vennero confiscati i beni della chiesa. Così questi testi, come anche altre proprietà ecclesiastiche, finirono sul mercato per essere acquistati da privati o da enti pubblici a prezzi ridicoli, spesso i libri erano venduti a peso. La stessa biblioteca di Giacomo Leopardi a Recanati è frutto di acquisti di questo genere fatti dal padre.
Per proteggere nel tempo queste opere, bisogna mantenerle in un ambiente in cui la percentuale di umidità sia compresa tra il 45 e il 55% per evitare il formarsi di muffe. Va comunque conservato in un luogo fresco tra i 18 e i 22 gradi e evitare che la luce diretta del sole raggiunga le pagine, perché altrimenti l’inchiostro sbiadirebbe e la carta ingiallirebbe.
Va sempre maneggiato con mani pulite e asciutte senza usare guanti di cotone, perché ridurrebbero la sensibilità del tatto con il serio rischio di strappare accidentalmente le fragili pagine. Alcune di queste presentano già piccoli strappi. Una pagina ha un inserto cartaceo inserito per coprire e proteggere uno di questi strappi. Alcune pagine sono addirittura state intaccate dal fuoco, sicuramente quello di una candela. La pressione dovuta all’energica chiusura ha permesso, nel tempo, all’inchiostro di imprimersi e sovrapporsi sulla pagina opposta.
I possessori degli antifonari
Giovanni Francesco Tofanelli, è stato il primo possessore dei tomi nonché colui che li fece realizzare. Era sicuramente un ecclesiastico toscano di rilievo. Il titolo “RD” riportato insieme al nome, sta per Reverendus Dominus (Reverendo/Don), un appellativo ufficiale riservato ai sacerdoti cattolici.
Il cognome Tofanelli (riportato qui in versione latina come de Tofanellis), è storicamente radicato e tipico della provincia di Lucca, in particolare dell’area di Capannori e della Versilia. Una zona che vanta una lunga tradizione familiare e parrocchiale risalente ai secoli scorsi.
Per avere questi libri personalizzati e di alto pregio, con tanto di nome stampato sul frontespizio, quest’uomo era indubbiamente un sacerdote che aveva un certo tenore economico e rilievo culturale.
Il cognome Frizzi del secondo proprietario, invece, è anche questo di provenienza toscana (ma anche emiliana, romagnola e piemontese). La “M” e la “R” che accompagnano il nome, possono significare “Merito Religioso”, ma a volte indicano l’Ordine di appartenenza a cui gli antifonari sono stati assegnati. Alcuni esempi: OFM per i francescani, O. Cist per i cistercensi, O. carm per i carmelitani.
Tre particolari ed affascinanti frammenti di storia, che emanano uno strano e particolare fascino portando con loro il mistero silenzioso di ben 265 anni fino ai giorni nostri. L’odore delle pagine, il loro scricchiolio, la polvere che rimane sui polpastrelli, i colori, la consistenza del tomo e la piacevolezza al tatto, ma soprattutto i testi in latino con i loro soavi canti, non possono lasciare indifferente chi li maneggia.


