I rami della famiglia Borghese sono cinque:

  • Borghese (principi di Sulmona e Rossano) che discendono direttamente dal ramo principale della famiglia proveniente da Siena.
  • Borghese-Aldobrandini, che hanno ereditato il titolo di principi di Meldola dopo l’unione matrimoniale con gli Aldobrandini.
  • Borghese-Salviati: che discendo dai legami matrimoniali con la famiglia fiorentina dei Salviati.
  • Borghese-Torlonia: discendenti dall’ unione con la famiglia Torlonia, diventano principi del Fucino.
  • Borghese, duchi di Bomarzo: originati da un ramo precedente, ottengono il titolo di duchi di Bomarzo

I Borghese sono anche noti come grande famiglia nobiliare romana.  L’origine del nome va attribuita alla parola “borgo” da cui prende nome il loro capostipite già nel lontano 1200. La parola borgo ha origini  latine (burgensis), francesi (burgeois), germaniche (borghen).

Questa parola indica originariamente la torre di guardia presidiata dai soldati per il controllo del territorio, l’avvistamento del nemico, la guardia delle greggi e il pagamento dei dazi doganali. Solo in seguito il borgo è stato identificato come “centro storico” come lo intendiamo oggi, comprendendo tutte quelle strutture sorte vicino alla torre ed in seguito inglobate a delle mura difensive.

I Borghese entrano più volte di prepotenza anche nella storia fiorentina in vari periodi del medioevo.

Tra i tanti personaggi di questa famiglia troviamo Giovanni Battista e Carlo Borghesi, due fratelli che per sottrarsi alle persecuzioni subite da parte di altre fazioni senesi, si arruolano nelle truppe di Carlo V d’Asburgo (1500- 1558).

Quando Carlo V dopo aver sconfitto la Lega di Cognac del 1529 viene incoronato imperatore a Bologna nel 1530 da Papa Clemente VII (Giulio de’ Medici), riporta in funzione la Balia delle Palle a Firenze. La Balia era una magistratura straordinaria con poteri dittatoriali creata dai comuni medievali in occasione di particolari o gravi eventi. Gli Otto di Pratica invece erano una magistratura istituita dai Medici nel 1480, attiva nella politica estera, la difesa e la sicurezza interna. Spesso alternata con i Dieci, rimase come una magistratura stabile a partire dal 1530. I Dieci di Balìa avevano funzioni simili a quella degli Otto di Pratica e veniva istituita in caso di guerra. Durante la prevalenza del partito anti-mediceo e il periodo repubblicano, spesso sostituiva gli Otto di Pratica ed aveva le stesse funzioni, soprattutto durante i periodi di instabilità politica.  Nei primi anni del 1500 si alternarono a seconda del potere in atto: Regime repubblicano o potere dei Medici. I Dieci di Balìa scomparvero definitivamente nel 1530, quando Firenze fu occupata da Carlo V, che con l’appoggio di Papa Clemente VII, ristabilì il potere mediceo. Così la magistratura degli Otto di Pratica divenne sempre più importante e stabile.

Ma ritorniamo ai due fratelli Borghese. Nominato imperatore, Carlo V inviò da Bologna dove si trovava per essere incoronato un numeroso gruppo di armati a Firenze al comando di Alessandro Vitelli, Giovanni Battista e Carlo Borghesi. I fiorentini si chiusero nella città e, riforniti di viveri e ben arroccati, resistettero sia all’attacco che all’assedio. Allora il Vitelli si dedicò alla guerriglia, togliendo così man mano tutto il contado alla Potestà dei Dieci della Repubblica fiorentina. Ma Vitelli non poté completare la sua opera perché venne urgentemente richiamato a Pistoia dalla fazione Pianciatica in seguito a dei disordini. I pochi armati rimasti a presidio del contado fiorentino vennero così sconfitti da Francesco Ferrucci, Capitano della Repubblica fiorentina che li colse di sorpresa.

I due fratelli Borghesi (o Borghese), tennero  valorosamente testa alle truppe durante la violenta battaglia che durò da mezzo giorno fino a notte inoltrata. Il giorno seguente i Borghesi non più supportati dal Vitelli e inferiori di numero cedettero al Capitano fiorentino. Dopo essersi ritirati a San Gimignano i due riuscirono con rapidità a radunare le loro truppe e ricostituirle grazie anche all’afflusso di nuovi armati per proseguire la lotta.

Francesco Ferrucci presso gli Uffizi a Firenze

Ferrucci però non pago della vittoria, li aveva fatti inseguire dal Capitano Donato detto “Salta la macchia” per poterli sconfiggere definitivamente. Battista Borghese venne informato preventivamente dell’arrivo del Ferrucci e  preparò i suoi armati riuscendo a travolgere le truppe fiorentine. Queste fuggendo vennero poi intercettate e definitivamente distrutte da quelle di Carlo V alla Battaglia di Gavinana (1530), dove per altro Ferrucci perse la vita per mano del Capitano Fabrizio Maramaldo. Quest’ azione valse al condottiero l’infamia che diede origine al termine “maramaldo”, usato ancora oggi per indicare chi si accanisce sui deboli o sugli sconfitti.

Per meglio comprendere gli avvenimenti avvenuti a Siena ci vengono in aiuto le “Historie fiorentine” di Bernardo Segni, valente storico fiorentino nato a Firenze il 21 febbraio 1504 e qui morto il 13 aprile 1558. Il Segni scrive che:

A Siena vi erano quattro Ordini di cittadini detti anche Monti: il Monte dei Nove di origine Nobile, il Monte del Popolo, il Monte dei Gentiluomini e il Monte dei Riformatori. I Borghesi appartenevano sia al Monte dei Nove che a quello dei Gentiluomini.

In quel tempo vi era Pandolfo Petrucci, sposato con Aurelia Borghesi. Pandolfo Petrucci, figura controversa e cinica, rispondeva perfettamente all’raffigurazione del Principe di Nicolò Machiavelli che, infatti, non casualmente, lo conosceva e apprezzava. Petrucci volle raggiungere il potere diventando signore di Siena, ma entrò così in conflitto con altre personalità di spicco, quale Cesare Borgia che in quel tempo stava espandendo i domini papali per conto del padre Papa Alessandro VI. Stringendo un legame con Luigi XII di Francia, Pandolfo si salverà dopo la fallita congiura della Magione (1502) contro il Valentino.

Con Firenze Pandolfo intrattiene rapporti stretti, ma fin quando questi non entrano in contrasto con gli interessi di Siena. Sarà infatti un efficace bastone fra le ruote per Firenze quando questa vorrà insignorirsi di Pisa, anzi, sarà ricambiato dalla città amica e rivale che non cesserà mai di sovvenzionare e sostenere i fuorusciti anti-petrucciani.

Durante il pontificato di Leone X, Pandolfo morì, così Siena rimase sotto la Balia dei Borghese grazie al Cardinale Alfonso. Ma, visto che i suoi eredi erano ancora troppo giovani per regnare, il Consiglio venne presieduto da Antonio da Venafro. Leone X fece capire però ai Borghesi di non volere al potere il Venafro, considerato uomo empio e di cattivi costumi. Il Segni racconta ancora che quando il Venafro venne spodestato, partì dalla città dicendo al Borghese che presto anche lui lo avrebbe raggiunto…

Tant’è che Leone X cacciò presto il Borghese mettendo al suo posto il Cardinale Raffaello Petrucci a comando della città. Siena venne così incorporata allo Stato pontificio e Leone X de’ Medici divenne a tutti gli effetti il padrone della città.

Quando morì Raffaello Petrucci, gli successe suo nipote Francesco, uomo poco capace che venne presto cacciato da Siena dagli stessi cittadini, sostenuti nell’ombra da Pietro Borghesi Senatore di Roma. Ormai la grandezza dei Petrucci si era spenta ed il popolo manifestava il desiderio di rivedere al proprio comando il Governo del Monte dei Nove. Così il popolo rivoltoso entrò nelle case dei signori rompendo e forzando i forzieri e prendendo tutto ciò che era loro appartenuto.

Anche se i Borghesi erano imparentati con i Petrucci, furono a loro sempre pubblicamente avversi e contrapposti. Così il loro nome entrò nuovamente nelle cronache di Siena. Ma i Borghese capirono anche che per aumentare il loro potere dovevano trasferirsi a Roma, città che dava molte più possibilità di acquisire posizioni in vista. Così Pietro Borghese si trasferì nella capitale dove venne infatti nominato Senatore da Leone X nel 1516.

Altra figura importante della nobile famiglia è Giambattista Borghese, colui che prese parte insieme al povero Clemente VII de’ Medici alla disgraziata difesa della città, quella contro le truppe lanzichenecche di Carlo V durante il Sacco di Roma del 1527.

I Borghese lasciano a Firenze  l’omonimo palazzo in stile neoclassico sito in via Ghibellina. La loro storia è strettamente legata a quella della famiglia Salviati proprietaria dello stesso palazzo prima dei Borghese. Il palazzo risale al 1821 per volere di Camillo Borghese marito di Paolina Bonaparte, veniva e viene ancora affittato per eventi e ricevimenti.

Riccardo Massaro
I Borghese (o Borghesi)
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